Opinione della Settimana

Chi va piano va sano e paga molto meno

Scatola Nera (3) Imc

(Autore: Cinzia Meoni – Il Giornale, Supplemento S come Soldi)

L’Rc auto si rifà il look e con l’introduzione della «scatola nera» rivoluziona l’offerta. E i costi possono scendere

Tecnologia, innovazione e recenti modifiche normative – dalla previsione del risarcimento diretto, alla regolamentazione dell’uso della black box fino all’abolizione del tacito rinnovo −, hanno spinto le compagnie a ricercare nuove e più redditizie strade per rinnovare un prodotto, quello legato all’auto, per anni visto come una mera commodity, ben poco attraente. Le quattro ruote sono tornate a troneggiare nelle strategie del marketing delle assicurazioni anche grazie all elevato potenziale offerto dai nuovi dispositivi tecnologici, ancora in larga parte da esplorare. Siamo infatti solo all’inizio di un percorso che potrebbe portare nuovo sprint nell’universo auto e ribaltare la concezione tradizionale della polizza del settore, quella che ruota per intendersi intorno a sesso, eta e provenienza.

CONNECTED CAR

«L’auto è sempre più concepita come bene strumentale connesso alla rete con installazioni tecnologiche di primo impianto che consentiranno di erogare numerosi servizi in “real time” o “near real time”, sia di assistenza che assicurativi», sostiene Mauro Montagnini, chief property & casualty officer di Generali Italia, per cui tutto ciò si traduce nella possibilità di realizzare prodotti assicurativi innovativi in un mercato in forte crescita. Già oggi le auto in Italia dotate di black box (la scatola nera) rappresentano il 6% del totale di veicoli assicurati, ma è un business destinato ad esplodere quanto prima. «È un mercato che non possiamo trascurare e che intercetterà in pochi anni oltre 5 milioni di clienti (dagli attuali 2,5 milioni). Per questo il focus deve essere sulla disponibilità di servizi innovativi alla clientela per arrivare a una personalizzazione importante dell’offerta», sostiene Luca Sina, direttore vendite Zurich in Italia che punta proprio sul nuovo prodotto Zurich BluDrive (polizza che protegge il consumatore, la sua famiglia e la sua auto attraverso un dispositivo satellitare e che è modulata su tre diversi pacchetti) come tassello importante dell’offerta «motor» del gruppo nel 2015. Ancora in fase di test invece Direct Line che, come spiegato da Pietro Bianchi, direttore prodotto della società «sta sperimentando e testando su un panel di automobilisti la scatola nera offerta per capire effettivamente quali siano le reali esigenze del cliente e su quali prodotti e servizi puntare per rispondere al meglio alle richieste del mercato».

PAY AS YOU DRIVE? E’ IL FUTURO

L’introduzione della black box finora ha sostanzialmente consentito vantaggi nella gestione dei sinistri e nel contenimento delle frodi, a fronte di uno sconto sul premio. Ma prospettive ben più eccitanti sono quelle di realizzare formule tariffarie sempre più personalizzate ed economiche. «Ne sono un esempio le formule pay per use, ovvero paga meno chi percorre meno chilometri o le formule di Behavioural Pricing per cui si paga in base ad un indice di comportamento alla guida costruito sulla base di specifici algoritmi elaborati partendo dai dati trasmessi dall’apparato», commenta Montagnini. E in effetti la polizza Generali Pay per Use permette di pagare in base all’effettivo utilizzo della vettura rilevato dal dispositivo satellitare, oltre ad offrire assistenza telematica, soccorso immediato in caso di incidente e di furto. «Le possibilità offerte dalla scatola nera comunque non sono ancora sfruttate appieno. Oggi sul mercato si trovano prodotti che utilizzano solo (molto) parzialmente le informazioni che e in grado di raccogliere», sostiene invece Benoit Verbrigghe, direttore prodotti danni di Aviva in Italia.

A giudizio del manager infatti in futuro si potrebbe svincolare il prezzo dell’Rc Auto da informazioni del tutto indirettamente collegato al verifìcarsi di incidenti. «Ci vorrà comunque del tempo prima di poter arrivare ad un prodotto cosi evoluto, il cosiddetto prodotto Pay As You Drive, da un lato perché le compagnie devono raccogliere e analizzare queste informazioni e trovare la proposta vincente al cliente, dall’altro perché si tratta di un prodotto complesso e difficile da comprendere per il cliente stesso, quanto meno in assenza di un prezzo certo», conclude Verbrigghe.

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