Opinione della Settimana

Ma il Jobs Act è la stampella giusta per il sistema pensionistico italiano?

Previdenza - Pensione Imc

(Autore: Carlo Giuro – Milano Finanza)

Tra i tanti plus che nelle intenzioni del governo Renzi il Jobs Act appena varato dovrebbe avere vi è anche quello di rendere maggiormente sostenibile dal punto di vista finanziario il sistema previdenziale italiano. Uno degli obiettivi principali del provvedimento è rilanciare il mercato del lavoro dando maggiori incentivi alle imprese ad assumere dipendenti. Un auspicabile incremento del tasso di occupazione in un sistema come quello italiano, strutturato sul meccanismo della ripartizione, potrebbe infatti offrire un benefico apporto in termini di linfa contributiva, fonte di finanziamento per il pagamento delle prestazioni. Nella lettera inviata a fine 21 novembre dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e al commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici, in cui si sintetizzavano le diverse misure adottate e programmate, si evidenziava infatti come il debito italiano sia, in base a tutti gli indicatori-chiave di lungo termine, più sostenibile di quelli della maggior parte dei Paesi Ue. Questo perché le vulnerabilità derivanti dall’invecchiamento della popolazione sono state affrontate con una riforma delle pensioni di largo respiro e con stretti controlli sulla spesa sanitaria. Si sottolineava poi proprio come il Jobs Act consentirà una risposta più rapida alle necessità di aggiustamento della produzione ai cambiamenti strutturali e ciclici, con effettivi positivi per gli investimenti e per la partecipazione al mercato del lavoro e, attraverso l’aumento dell’occupazione – evidenziava ancora la lettera – aumenterà la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico, che è già uno dei più solidi grazie alle riforme del passato. Ma, sperando che gli effetti siano davvero quelli sperati, il rapporto, tra Jobs Act e previdenza va esaminato anche in termini di adeguatezza delle prestazioni, così come peraltro raccomandato dallo stesso Libro Bianco delle Pensioni dell’Ue. La struttura del provvedimento è incentrata sull’incremento del grado di flessibilità dell’occupazione. L’effetto pratico potrebbe tradursi in periodi di inattività e quindi in un metodo di calcolo come quello contributivo, in ricorrenti vuoti contributivi. Va al contempo sottolineato come un eventuale rilancio del sistema economico e un nuovo clima di fiducia potrebbero determinare un incremento del pil, che rappresenta il fattore di rivalutazione delle pensioni.

A tal proposito nell’ultimo bilancio dell’Inps si riportava una simulazione secondo cui, considerando un’evoluzione della crescita di lungo periodo dallo 0,5 a un tasso dell’1,5%, per un neo-assunto potrebbe determinarsi un aumento medio del 20% della pensione obbligatoria attesa, calcolata con l’attuale contributivo. I nuovi scenari delineati dal Jobs Act hanno conseguenze anche sulla previdenza integrativa, che diventa ancor più necessaria per diversificare il rischio previdenziale nell’ambito di un sistema del lavoro più flessibile. La percezione della riforma del lavoro influenzerà probabilmente anche l’approccio finanziario ai fondi pensione; se si avrà un clima di generale fiducia è possibile che i giovani guardino con interesse all’investimento azionario, se prevarrà invece la paura del licenziamento è verosimile che prevalgano gli investimenti conservativi. Da non sottovalutare poi il ruolo di ammortizzatore sociale che i fondi pensione potranno interpretare al fianco dell’Aspi, l’indennità di disoccupazione riformata dal Jobs Act. I fondi possono erogare, senza bisogno di alcuna particolare motivazione, fino al 30% della posizione accantonata, una volta decorsi otto anni dall’iscrizione. Altre ipotesi percorribili sono poi quelle del riscatto parziale o totale. Last but not least, per le forme di previdenza su base collettiva si prevede la possibilità di riscattare l’intera posizione individuale matura-ta qualora vengano meno i requisiti di partecipazione al fondo. E ad esempio il caso dei cambi di occupazione.

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