Opinione della Settimana

Una polizza che pensa alla salute

Malattia - Polizze sanitarie - Sanità Imc

(Autore: Federica Pezzatti – Il Sole 24 Ore)

Le compagnie finora non hanno puntato con grande convinzione su questi prodotti

Il servizio sanitario nazionale è sempre più avaro e inefficiente e dotarsi di una polizza sanitaria privata potrebbe essere una soluzione per coloro che non sono iscritti a casse private e che si potrebbero trovare ad affrontare una patologia che necessità tempestività. Ma la crisi morde e, in un momento in cui molti fanno fatica ad arrivare a fine mese, il pubblico che può permettersi anche una polizza sanitaria privata non è vasto. A ciò va aggiunto che anche le compagnie assicurative finora non hanno puntato su questi prodotti, per vendere i quali è necessaria una conoscenza specifica nella materia, non riscontrabile ancora nella maggioranza delle reti di vendita assicurative. Inoltre i prodotti più diffusi non coprono la diagnostica e le visite specialistiche, quasi sempre escluso è anche il dentista. Sono questi i punti critici del settore che secondo molti si dovrebbe presto sviluppare tenuto conto che alcuni cittadini stanno già pagando di tasca propria l’abbandono dello Stato.

Come emerge dai dati pubblicati da Crea Sanità e Rbm Salute/Censis, in Italia, negli ultimi anni si verifica un razionamento dei servizi – soprattutto nelle regioni soggette ai cosiddetti piani di rientro – dove si osserva una relazione inversa tra il deficit e l’andamento della spesa sanitaria privata. Come se l’onere del disavanzo sia fatto gravare sui cittadini attraverso la restrizione di offerta sanitaria. «Ciò determina risultati controversi sul piano dell’equità. Vincoli di bilancio, mancata razionalizzazione degli interventi a livello regionale, razionamento dei servizi sanitari e difficoltà economiche delle famiglie stanno quindi accentuando un atteggiamento di rinuncia alle cure, determinando per alcune fasce di cittadini meno abbienti un fenomeno di “health exclusion” – sottolinea Carlo Conforti, esperto del settore di Ania. Un altro elemento che si osserva riguarda la collettivizzazione del ricorso alla spesa “out of pocket”, tanto da registrare fenomeni di impoverimento delle famiglie che per effetto di spese sanitarie “di tasca propria” scendono sotto la soglia di povertà relativa – sottolinea Conforti −, con la presenza di famiglie “catastrofali”, che si trovano a dover sostenere spese sanitarie superiori alle loro capacità». Si sta dunque ampliando il gap tra lo stato di salute dei ricchi e dei meno abbienti anche in termini di accessibilità e universalità delle cure. Fatti che dovrebbero far riflettere la politica, soprattutto tenendo conto che i tempi di attesa sono in aumento a tutto discapito degli utenti ma anche della prevenzione. Secondo un’indagine di Rbm salute Censis per esempio nel “pubblico” il tempo medio di attesa per una mammografia è di 84 giorni, ma con casi in cui si sale a 300. Per una colonscopia l’attesa media è di 103 giorni.

Ma veniamo alla fotografia attuale del settore delle polizze sanitarie. Secondo gli ultimi dati di Banca d’Italia risultano avere stipulato polizze assicurative sanitarie 1,5 milioni di famiglie italiane mentre a livello di fondi sanitari integrativi si sale a 6 milioni di lavoratori coperti. Quanto alla raccolta premi, le classiche polizze “spese mediche” (secondo ramo danni) nei primi sei mesi del 2014 hanno raccolto 1,011 miliardi (-1,81% rispetto allo stesso periodo del 2013, quando in tutto l’anno avevano incassato 2,073 miliardi). Tuttavia le polizze non sono tutte uguali. Le più diffuse presso il grande pubblico sono prodotti base standardizzati che intervengono in caso di grandi interventi chirugici (operazioni complesse trapianti) e prevedono rimborso degli onorari e una diaria ospedaliera, il rimborso ticket se si accede a struttura pubblica con erogazione di un rimborso forfettario per il numero giorni ricovero.

Il prezzo sale invece per i pacchetti più completi, che rimborsano anche le visite specialistiche, la diagnostica e le analisi. Sono formule difficilmente rivolte al pubblico indistinto che possono comprendere anche le cure odontoiatriche. Si tratta di garanzie offerte da coperture collettive in cui platea è vasta destinate a categorie con buoni contratti aziendali come i dirigenti. Le spese dentistiche sono invece sempre incluse, così ha previsto il Decreto Sacconi (pena la perdita dei benefici fiscali), per la generalità dei dipendenti coperti dai fondi sanitari. Proprio questi ultimi stanno crescendo: molti contratti di lavoro nazionali rinnovati dopo il decreto Sacconi, che prevede dei notevoli benefici fiscali per lo sviluppo di questi strumenti, hanno introdotto un fondo sanitario a copertura dipendenti ma anche in questo caso come per le polizze sanitarie i contributi versati non sono sufficienti a dare vaste coperture e ci si limita a coprire i grandi rischi. Insomma anche sul fronte delle offerte andrebbe trovato un equilibrio per soddisfare le nuove esigenze della popolazione: la coperta del settore assicurativo per ora è corta.

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