Opinione della Settimana

Sicurezza, sulle attrezzature obbligo di diligenza

Sicurezza sul lavoro - Sentenza Imc(Autore: Luigi Caiazza – Quotidiano del Lavoro)

Datore di lavoro sempre responsabile: secondo la Cassazione in mancanza di norme ad hoc l’imprenditore risponde ex articolo 2087 del Codice civile

La responsabilità dell’imprenditore per la mancata adozione delle misure di sicurezza, quando non sia riferibile a norme specifiche, può farsi derivare dall’articolo 2087 del codice civile. A tali conclusioni giunge la Cassazione con la sentenza n. 26360/14.

La vertenza trae origine dalla richiesta di risarcimento di un lavoratore dopo un incidente stradale verificatosi allorché, quale guardia giurata a bordo di un mezzo blindato di proprietà della società datrice di lavoro, è uscito fuori strada con la conseguente distruzione del veicolo e gravissimi danni fisici per il suo guidatore.

Già la Corte d’appello, dissentendo dalle valutazioni espresse dal primo giudice, in punto di qualificazione giuridica della domanda nell’ambito dell’articolo 2054, comma 4, del codice civile, aveva ritenuto che il titolo della pretesa risarcitoria fatta valere dal lavoratore dovesse essere individuato nell’inadempimento del datore di lavoro agli obblighi contrattuali gravanti sul medesimo ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile, tra cui anche quello della consegna degli strumenti di lavoro conformi agli standard di sicurezza previsti dalla legge e, comunque, imposte dalle conoscenze tecniche.

In particolare, era emerso che la società aveva disatteso i ripetuti avvertimenti dei conducenti in ordine alla inaffidabilità del mezzo, per cui l’incidente, come da risultanze della Ctu, fu conseguenza della rottura del braccetto di supporto delle sospensioni e della ruota sinistra per effetto di microfratture provocate dall’uso intenso del mezzo.

Tale decisione è stata confermata dalla Cassazione con la citata sentenza, precisando, a proposito dell’articolo 2087, che con esso il legislatore impone all’imprenditore l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa tutte quelle misure che, secondo la particolarità del lavoro svolto dai dipendenti, si rendano necessarie a tutelare la loro integrità fisica. Trattasi, in tal caso, di una responsabilità di natura contrattuale per cui la parte che subisce l’inadempimento non deve dimostrare la colpa dell’altra parte, dato che ai sensi dell’articolo 1218 del codice civile è il debitore-datore di lavoro che deve provare l’impossibilità della prestazione o la non esatta esecuzione della stessa o comunque che il pregiudizio che colpisce la controparte derivano da causa a lui non imputabile.

E per quanto, come ha riconosciuto la sentenza in esame, la responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di prevenzione di cui al citato articolo 2087 del codice civile non sia responsabilità oggettiva, essendone elemento costitutivo la colpa, con la conseguenza che spetterebbe al lavoratore allegare e dimostrare il fatto materiale, è pur vero che, ove lo stesso lavoratore abbia fornito la prova di tali circostanze, sussisterebbe sempre l’onere per il datore di lavoro di provare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che l’evento denunciato non è ricollegabile all’inosservanza di tali obblighi.

Nella circostanza, la sentenza ha posto in rilievo il difetto di diligenza del datore di lavoro nella predisposizione di una adeguata manutenzione del veicolo blindato, laddove sono state rimarcate l’esistenza di preventive segnalazioni dei dipendenti in ordine all’efficienza del veicolo, l’insufficienza dei controlli successivi effettuati dal datore di lavoro e, in specie, l’inadeguata scelta dell’officina cui appoggiare i mezzi blindati in quanto carente della strumentazione necessaria a rilevare l’esistenza di microfratture.

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