Opinione della Settimana

Risarcimento, no alla capitalizzazione annuale di rivalutazione e interessi

Risarcimento - Danni alla persona Imc

(Autore: Francesco Machina Grifeo – Quotidiano del Diritto)

In tema di responsabilità extracontrattuale da fatto illecito, una volta chiarita la natura di credito di valore delle somme liquidate a titolo risarcitorio quale danno emergente e la natura compensativa degli interessi liquidati nella misura del 10% (fissata in via equitativa alla luce della attività imprenditoriale) sulle dette somme, non può operarsi la capitalizzazione annuale di interessi e rivalutazione. Lo ha chiarito la Corte d’Appello di Taranto, sentenza 24 settembre 2014 n. 370, bocciando il ricorso di una Spa secondo cui il capitale sul quale calcolare di anno in anno la rivalutazione e gli interessi comprenderebbe la rivalutazione e gli interessi dei precedenti periodi (capitalizzazione della rivalutazione monetaria e degli interessi compensativi).

La vicenda – Le somme erano state liquidate da un comune a favore di una Spa a titolo di risarcimento per i danni causati dalle ordinanze di demolizione e sospensione dei lavori di costruzione di un campeggio, poi dichiarate illegittime dal Tar di Bari. Il Tribunale oltre al risarcimento del danno secco dovuto alle spese di demolizione ed alla mancata realizzazione delle opere aveva riconosciuto anche l’ulteriore danno costituito dal «ritardo nella disponibilità della somma che, ove tempestivamente conseguita, sarebbe stata certo investita in attività produttive», stabilendo che «sulla somma di anno in anno rivalutata sono dovuti gli interessi nella misura che si ritiene equo fissare nel 10%».

Secondo la Corte d’Appello, dunque, il diverso calcolo dell’appellante secondo cui debba essere operata la capitalizzazione annuale di interessi e rivalutazione, «oltre a non trovare rispondenza nella statuizione contenuta nel titolo giudiziale, finisce per realizzare anche l’anatocismo, peraltro in assenza di necessaria, specifica e tempestiva domanda».

La motivazione – Il giudice di secondo grado richiama poi i precedenti della Cassazione secondo cui «sulla somma riconosciuta al danneggiato a titolo di risarcimento occorre che si consideri, in sede di liquidazione, oltre alla svalutazione (che ha la funzione di ripristinare la situazione patrimoniale i del danneggiato antecedente alla consumazione dell’illecito: c.d. danno emergente), anche il nocumento finanziario (lucro cessante) subito a causa della mancata, tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento (somma che, se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto essere investita per lucrarne un vantaggio finanziario)».

«Qualora tale danno sia liquidato con la tecnica degli interessi – prosegue la sentenza –, questi non vanno calcolati né sulla somma originaria, né sulla rivalutazione al momento della liquidazione, ma debbono computarsi o sulla somma originaria via via rivalutata anno per anno ovvero sulla somma originaria rivalutata in’ base ad un indice medio, con decorrenza (a differenza che nell’ipotesi di responsabilità contrattuale) dal giorno in cui si è verificato l’evento dannoso».

Pertanto, nel caso di risarcimento per equivalente, e cioè nel caso in cui una somma di denaro sostituisce il bene perduto o danneggiato, «il lucro cessante (costituito dalla perdita della possibilità di far fruttare la somma, se fosse stata pagata subito) si può liquidare sotto la forma di interessi, ad un tasso che non è necessariamente quello legale, ma che – una volta fissato – non è suscettibile di rivalutazione, perché fin dall’origine essi costituiscono una somma di denaro, e cioè un debito di valuta».

Riguardo poi al riferimento del tribunale alla natura imprenditoriale dell’attore, e dunque alla determinazione della soglia del 10% sulla somma di anno in anno rivalutata, va ricordato che il giudice può determinare il tasso da «sia in aumento rispetto al tasso legale (ove ritenga che il danno da ritardo nella singola fattispecie sia maggiore di quello coperto dagli interessi compensativi al tasso legale), sia in diminuzione (ove ritenga che, sempre nella singola fattispecie, il danaro, se immediatamente incassato, avrebbe prodotto una minore utilità rispetto al tasso di interessi legali».

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