Opinione della Settimana

Sace, il primo «ibrido» centra il tutto esaurito

SACE 2017(Autori: Celestina Dominelli e Mara Monti – Il Sole 24 Ore)

Bond da 500 milioni, richiesta a 3,1 miliardi. Fondi e assicurazioni in pole. Il 70% collocato all’estero

Tutto esaurito per il primo bond della Sace. Il gruppo assicurativo-finanziario guidato da Alessandro Castellano ha collocato ieri – assistita da un pool di banche, con Citi e Barclays capifila e Hsbc, UniCredit e Deutsche Bank come joint bookrunner – 500 milioni di euro per il bond subordinato perpetuo, raccogliendo richieste per 3,1 miliardi di euro, 6 volte l’offerta. Una risposta oltre le più rosee previsioni e che arriva dopo un road show che ha toccato le principali piazze finanziarie (Londra, Francoforte, Parigi, Amsterdam e Milano). È un primo test sul mercato – reduce dalle elezioni greche, ma soprattutto dalla decisione della Bce sul quantitative easing – con Sace che si è inserita in un trend di restringimento degli spread del comparto obbligazionario: il bond ha così strappato un rendimento del 3,875% sotto la guidance iniziale di 4,125% con uno spread rispetto al tasso midswap di 318 punti base e sul Bund decennale di 355,5 punti base.

Il titolo – che ha saputo coagulare l’interesse di 280 investitori internazionali attorno a un anello cruciale per l’export italiano – ha una call al decimo anno, ma senza revisione della cedola per gli anni successivi. Un aspetto che il mercato poteva non apprezzare ma che alla fine non ha pesato nel collocamento.

Sace è il primo emittente italiano a piazzare un titolo subordinato dall’inizio dell’anno e, rispetto alle precedenti performance, ha centrato un risultato assai positivo: gli ultimi, targati Intesa Vita e Generali, avevano infatti assicurato, rispettivamente, una cedola del 4,75% e del 4,596%. «Un titolo non facile da posizionare – ha commentato un operatore – per il legame con il sovrano attraverso Cdp, ma solo parzialmente italiano in quanto fornisce assicurazione sui crediti internazionali». Va detto, però, che gli investitori qualificati conoscono bene il mondo delle agenzie di credito all’export, nel cui novero, almeno in linea teorica, rientra Sace, ma è vero altresì che tali entità sono molto diverse a livello di modello di business e hanno un profilo assai differente da quello di una corporate. E quindi ha sicuramente pagato la capacità del gruppo di presentare in modo efficace i punti di forza e la particolarità di Sace rispetto alle omologhe nel corso del roadshow – in poco meno di una settimana il management ha incontrato 60 investitori -, ma hanno inciso anche le condizioni di mercato favorevoli in questo frangente.

Se si guarda poi alla distribuzione, si evince come il titolo abbia intercettato in prevalenza l’attenzione di investitori di lungo termine: fondi (54%), assicurazioni e fondi pensione (14%), banche (11%), hedge fund (11%) private bank (6%) e altri investitori (4%). Quasi due terzi dei titoli sono stati allocati a investitori esteri: oltre all’Italia (33%), Regno Unito (28%), Germania (11%), Svizzera (7%), Francia (5%), Benelux (5%) e altri paesi (11 per cento).

L’operazione servirà a ottimizzare la struttura patrimoniale del gruppo presieduto da Giovanni Castellaneta che a metà gennaio aveva deliberato una riduzione di capitale di 799 milioni per l’azionista Cdp (che ha finora incassato, tra dividendi e rimborsi di capitale, 2,3 miliardi). Dalla trasformazione in spa, nel 2004, a oggi, il gruppo ha messo a segno un utile netto medio annuo di circa 400 milioni di euro e distribuito al vecchio azionista Tesoro – che, nel 2012, ha ceduto Sace, Simest e Fintecna alla Cassa – 5,8 miliardi di euro tra cedole e i 3,5 miliardi di euro di capitale restituito nel 2007.

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