Opinione della Settimana

Polizze vita, un veicolo consolidato per la voluntary

Voluntary Disclosure (3) Imc

(Autore: Antonio Criscione – Plus24)

Sono strumenti che possono garantire riservatezza verso terzi. Da sanare quelli esteri non dichiarati

Se si sono portati soldi all’estero, molto spesso non era il Fisco l’unico soggetto a cui queste attività dovevano restare nascoste. Con la voluntary disclosure le carte al Fisco non possono restare nascoste. Con lo scudo fiscale, attraverso il meccanismo della dichiarazione riservata questo era possibile. Ma non è detto appunto che vengano meno le esigenze di riservatezza, che in alcuni casi potrebbe essere garantito dal semplice “rimpatrio giuridico”, ovvero dalla messa in chiaro al Fisco per le attività all’estero. Una soluzione che può valere sia nei casi in cui appunto si abbiano particolari esigenze di riservatezza sia perché per vari motivi è meglio tenere comunque i beni all’estero.

«In questi casi — spiega Fabrizio Vedana, vicedirettore generale di Unione fiduciarial’intestazione fiduciaria è una risorsa importante per mantenere le attività all’estero, nel caso in cui questo fosse consigliabile. Non solo per motivi di riservatezza, ma si pensi per esempio al caso di un’attività finanziaria che liquidata adesso per essere rimpatriata, possa comportare una severa minusvalenza». L’intervento di una fiduciaria quindi rappresenta un passaggio che può convenire a molti, «Come contenitore le polizze — anche se lo scenario è cambiato rispetto agli scudi fiscali — sono interessenti per le stesse fiduciarie, anche per tenere fermi le disponibilità che nel periodo in cui è aperta la procedura della disclosure non possono essere oggetto di prelievo, trasferimenti titoli o riscatti o cambi di beneficiari di polizza, perché altrimenti si rischierebbero complicazioni dal punto di vista legale». Nel caso dei vecchi scudi la polizza come mezzo per il rientro era stata molto utilizzata perché consentiva una riservatezza assoluta anche verso l’amministrazione finanziaria, ma erano altri tempi. La nuova voluntary ha tagliato la categoria della riservatezza e questo in alcuni casi potrebbe rappresentare un ostacolo per l’adesione alla regolarizzazione. Intanto la polizza è un “tema” rilevante ai fini della voluntary non solo in quanto possibile veicolo di rientro con garanzie di riservatezza per soggetti terzi rispetto al fisco, ma anche come oggetto essa stessa di regolarizzazione. Se infatti un residente in Italia ha detenuto negli anni scorsi delle polizze in un paese estero senza dichiararle al Fisco italiano, può regolarizzare la propria posizione attraverso la voluntary. A questo punto però la situazione rischia di complicarsi, perché l’Agenzia delle Entrate non lascia ai posteri l’ardua sentenza su “se fu vera polizza”.

Spiega Nicola Cavalluzzo, commercialista milanese: «Le polizze assicurative sono state utilizzate anche per mascherare attività finanziarie di altra natura, questo inquadramento serviva in realtà a evitare l’euroritenuta sugli interessi. In questo caso il quadro è ancora da definire, ma è verosimile che al momento del rimpatrio queste polizze andranno dichiarate al Fisco comunque non come polizze ma in ragione dell’attività sottostante. In pratica, se la polizza è stata usata come un conto corrente, al Fisco andrà resa “trasparente” come conto corrente».

La situazione è quella legata ai casi di accertamenti dei clienti di Credit Suisse. Nel caso l’interessato fosse già entrato nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, avendo ricevuto una comunicazione in merito, ovviamente la regolarizzazione della voluntary è preclusa.

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