Opinione della Settimana

Fondi pensione in manovra sul quasi «ex-703»

Investimenti alternativi Imc

(Autore: Gianfranco Ursino – Il Sole 24 Ore)

Nuovi limiti agli investimenti. C’è tempo fino a maggio 2016 per adeguarsi. Dalla diversificazione sui mercati emergenti agli hedge fund, dai fondi di private equity alle merci. Tra i primi a muoversi i fondi negoziali Laborfonds, Eurofer, Fondapi, PrevAer e Solidarietà Veneto

Il primo passo per allargare i propri confini di investimento è stato fatto da quasi tutti i fondi pensione e qualcuno sta anche per raggiungere la meta. L’attesa revisione delle norme sui criteri e limiti di investimento, contenute nell’ormai fatidico Decreto ministeriale 703/1996, è finalmente arrivata nel novembre scorso con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto ministeriale 166/2014 che detta le nuove regole prudenziali per l’investimento delle risorse di tutte le forme pensionistiche, fatta eccezione per i Pip (Piani individuali pensionistici), per i quali valgono le regole d’investimento delle compagnie di assicurazione previste dal Dlgs 209/2005 (Codice delle assicurazioni private, ndIMC). Per i fondi preesistenti, invece, continuano ad applicarsi le deroghe fissate dal Decreto ministeriale 62/2007, limitatamente alla possibilità di gestire direttamente le risorse, stipulare contratti assicurativi e investire direttamente in immobili, nei limiti e con le modalità stabilite nella normativa di adeguamento.

Focus sui negoziali 

Il Dm 166/2014 ha quindi esteso anche ai fondi chiusi negoziali il ventaglio di opportunità per migliorare il proprio profilo di rischio/rendimento. «Negli anni – spiega Antonio Iaquinta, responsabile business istituzionale Italia di State Street Global Advisorsl’evoluzione dei mercati finanziari aveva creato una forte distorsione fra il mondo reale e gli ambiti di manovra consentiti finanziariamente ai fondi pensione». Per esempio, l’investimento nei Paesi emergenti finora era assolutamente proibito per i fondi negoziali. Una possibilità che adesso via via possono cogliere. Per adeguarsi alle nuove regole c’è ancora più di un anno di tempo, esattamente fino a tutto il mese di maggio del 2016.

Nei mesi scorsi quasi tutti i fondi hanno fatto il primo passo con l’adeguamento dello statuto alle direttive previste dal Dm 166/14. Sono pochi però quelli già attrezzati con una struttura idonea per cogliere, in tutto o in parte, le nuove opportunità di investimento.

I pionieri 

Dopo l’adeguamento statutario un altro passaggio importante è la modifica della politica d’investimento. Ad oggi, però, non sono molti i fondi che hanno intrapreso questa direzione. L’occasione arriverà nei prossimi mesi quando per molti fondi giungeranno alla triennale scadenza i documenti delle politiche d’investimento.

Tuttavia ci sono fondi negoziali che hanno già fatto enormi passi in avanti. C’è un piccolo gruppo che ha già le carte in regole per fare la gestione diretta: Laborfonds, Eurofer, Fondapi, PrevAer e il fondo pensione regionale Solidarietà Veneto. Molti fondi fino adesso sono stati a osservare alla finestra, stanno studiando la situazione ed essendo un mercato che si muove in genere a ondate, adesso è presumibile che questa strada almeno sulla carta sarà percorsa a breve da tutti.

I nuovi limiti 

«In linea generale – continua Iaquinta – gli investimenti devono conformarsi a criteri di sana e prudente gestione, efficienza, diversificazione, massimizzazione dei rendimenti e contenimento dei costi. A tali criteri generali, la nuova disciplina affianca alcuni limiti quantitativi, in linea con le disposizioni di derivazione comunitaria». Le regole prudenziali viaggiano su un doppio binario: da una parte occorre considerare l’esposizione massima che il fondo può avere in percentuale rispetto al proprio patrimonio, dall’altra parte c’è da tener presente anche la quota massima che il fondo pensione può detenere dello strumento target in cui investe.

Per esempio, l’investimento in fondi alternativi (Fia) deve essere contenuto entro il limite del 20% delle disponibilità complessive del fondo pensione e del 25% del valore del Fia. Poi c’è da considerare che c’è sempre un limite del 30% considerando tutti gli strumenti non quotati in mercati regolamentati e quindi se investe per esempio il 25% delle proprie masse in fondi di private equity il fondo pensione può investire 5% in minibond.

Rispetto alla precedente disciplina, il nuovo regolamento espande il novero degli strumenti finanziari nei quali le forme pensionistiche possono investire, seguendo l’innovazione finanziaria. A essere ampliate in modo significativo sono in particolare le tipologie di investimenti in fondi alternativi: non solo fondi chiusi immobiliari, ma anche hedge fund, fondi di private equity e altro. Anche in conseguenza della revisione della normativa comunitaria. In più i limiti agli investimenti sono circoscritti agli investimenti in strumenti finanziari non negoziati su mercati regolamentati o connessi con merci. Inoltre è stato previsto il tetto massimo del 30% all’esposizione del portafoglio investimenti in valute diverse dall’euro. A tali regole si affiancano le previsioni di limite di concentrazione già esistenti: i titoli emessi dallo stesso emittente devono essere contenuti al 5% (10% in caso di strumenti emessi da soggetti appartenenti ad un unico gruppo).

Nuove frontiere di investimento che i fondi pensione potranno valicare solo se introdurranno procedure adeguate e struttura organizzative da “graduare” in relazione alla dimensione delle forme pensionistiche, alla complessità della gestione effettuata, alla politica di investimento adottata e ai rischi ad essa associati.

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