Opinione della Settimana

Poste, operazione «pulizia» sui conti

Francesco Caio Imc

(Autore: Laura Serafini – Il Sole 24 Ore)

Utile operativo in calo del 50% e profìtti netti giù dell’80%: risultato della «cura» Caio. Sul risultato netto pesano effetti fiscali (sono spariti alcuni crediti d’imposta degli anni precedenti) e partite straordinarie. Si consolida il trend di crescita di Poste Vita: nel 2014 la raccolta premi sale a 15,5 miliardi di euro, contro i 13,2 dell’anno prima

Poste Italiane chiude il bilancio 2014 con una sostanziale pulizia, o sarebbe meglio dire operazione verità sui conti. L’effetto è una caduta verticale dell’utile operativo, -50 per cento, da 1,4 miliardi a 691 milioni, e dell’utile netto, – 80 per cento, da 1 miliardo a 212 milioni. Le motivazioni che hanno portato il gruppo guidato da Francesco Caio (nella foto) a presentare al consiglio di amministrazione (riunito sul tema lunedì e ieri) questi numeri non sono del tutto chiarite nel comunicato di bilancio, che è alquanto scarno.

Il richiamo al calo della corrispondenza e alla conseguente contrazione del risultato operativo di settore (che nel primo semestre era andato in rosso) non può bastare a giustificare il crollo dei margini. Un confronto con il primo semestre lo dimostra: allora era stato annunciato un risultato operativo consolidato di 506 milioni (contro 661 milioni dei primi sei mesi del 2013). Se negli ultimi 6 mesi dell’anno il gruppo ha generato solo altri 190 milioni non è pensabile che questo sia attribuibile solo a una cattiva performance dei recapiti. È evidente che hanno inciso partite negative straordinarie. Il comunicato accenna soltanto a una di queste, e cioè a «oneri straordinari per 242 milioni di euro destinati al processo di trasformazione definito nel piano industriale e già avviato dal gruppo, anche in vista della privatizzazione». Secondo quanto è stato spiegato ieri in consiglio di amministrazione, si tratterebbe a oneri legati al processo di incentivazione all’uscita e agli esodi che il management del gruppo sta immaginando in vista della quotazione. Di esodi, però, nessuno al momento ufficialmente avrebbe parlato ma c’è da immaginare che sia stato avviato un confronto con le organizzazione sindacali.

All’appello, in termini di contrazione del risultato operativo, mancano comunque ancora 500 milioni: in verità a pesare sui margini ha contribuito anche un forte incremento delle riserve tecniche legate all’attività assicurativa, salite a quasi 18 miliardi. Qualche risposta si può trovare nella voce ammortamenti e svalutazioni, che sono aumentati da 588 a 670 milioni. Tra le svalutazioni effettuate, il comunicato fa riferimento alla partecipazione in Alitalia, svalutata per 75 milioni e già rilevata nella semestrale. E ancora: crescono: da 163 a 410 milioni gli accantonamenti.

Passando al risultato netto, a pesare sui numeri finali c’è una partita fiscale: le imposte nel 2013 sul bilancio di Poste avevano inciso per oltre 700 milioni, ma beneficiavano di 223 milioni perché allora c’era stato un effetto fiscale positivo di crediti di imposta (di competenza degli esercizi 2004-2006). Questa componente positiva aveva contribuito ad aumentare l’utile di 200 milioni circa anche nel 2012. Nel bilancio 2014 queste voci spariscono e le imposte pesano per oltre 400 milioni.

I ricavi segnano un aumento di circa il 10%, da 26,2 a 28,5 miliardi. Il comunicato evidenzia una crescita dei ricavi del Corriere espresso e Pacchi (+13,8%) grazie al buon andamento dell’e-commerce.

Poste Vita ha realizzato una raccolta premi di 15,5 miliardi di euro, a fronte di 13,2 miliardi di euro nel 2013, consolidando il trend di crescita anche nel comparto dei piani pensionistici individuali, superando le 711mila adesioni.

Il risparmio amministrato aumenta del 6 per cento, a quota 459 miliardi, grazie allo sviluppo del comparto assicurativo, mentre resta stabile la raccolta del risparmio postale. «Nel complesso, l’andamento dell’esercizio evidenzia una buona performance dei comparti assicurativo e finanziario – spiega la nota diffusa ieri – a cui si contrappone la prevista flessione dei servizi postali tradizionali, originata dalla minore domanda di comunicazione “tradizionale”».

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