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Euler Hermes, Global Trade Outlook: per l’Italia attesi 25 miliardi di Euro di export addizionale nel biennio 2015-2016

Rischi globali - Bussola Imc

Commercio globale, continua la stagnazione degli scambi a causa della debole ripresa

Secondo quanto evidenzia il nuovo rapporto (“Global trade: What’s cooking?”) di Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, un preoccupante mix di crescita economica stagnante, debole pressione sui prezzi e persistente sovracapacità rendono opaca la previsione economica nell’immediato futuro.

Per il Presidente del Management Board di Euler Hermes Wilfried Verstraete si possono individuare tre ragioni principali del persistente rallentamento degli scambi commerciali: “Innanzi tutto, i programmi di austerità hanno ridotto a livello generale la spesa pubblica, storicamente un importante fattore di crescita. In secondo luogo, sono diminuiti i volumi globali di import ed export e data la loro intercorrelazione, l’impatto sulle “supply chains” si è rivelato esponenziale indebolendo ulteriormente la crescita e il commercio globale. Infine e soprattutto, la ripresa dei consumi e degli investimenti, gli elementi principali dell’espansione commerciale, è modesta. Di conseguenza, il commercio globale non guida più il PIL mondiale, ma semplicemente lo accompagna”.

Modesta la crescita nominale degli scambi internazionali (+1,8% e +4,5% rispettivamente nel 2015 e 2016)

In base alle previsioni di Euler Hermes, il commercio nominale internazionale crescerà dell’1,8% quest’anno e del 4,5% nel 2016, una frazione rispetto al 12% di espansione annuale globale a cui si è assistito fra il 2001 e il 2008. Secondo il rapporto, le maggiori pressioni negative sui prezzi “prosciugheranno” di 560 miliardi di dollari il commercio nominale solo nel 2015, mentre a sette anni dalla crisi finanziaria la ripresa globale del mercato delle merci e dei servizi si muove ancora con fatica. Per i curatori del rapporto, “il rischio di un circolo vizioso è molto concreto: le pressioni deflazionistiche si intensificano ed i margini operativi diminuiscono a tal punto che i prezzi al consumo sono così bassi che le imprese faticano a mantenersi redditizie”. Di conseguenza, cresce in tutti i paesi la necessità di spingere la domanda interna facendo maggiore affidamento sulle proprie risorse, mentre allo stesso tempo si cerca di stimolare le esportazioni. Il rischio è quello “di un maggiore protezionismo sotto forma di guerre valutarie, controlli tariffari ed altre restrizioni commerciali”.

I primi esportatori dovrebbero essere i paesi asiatici con 221 miliardi di dollari di esportazioni addizionali nette nel 2015. Globalmente la Cina supererà gli Stati Uniti per maggiori profitti ottenuti da un singolo paese, seguiti da Germania, Giappone e Corea del Sud. Fra i paesi più penalizzati ci sono il Brasile e il Cile a causa della caduta dei prezzi delle materie prime, mentre il Portogallo e l’Ungheria risentono di scarsa competitività. Il rapporto definisce anche un quadro di riferimento nel quale i paesi sono suddivisi secondo la domanda prevista di importazioni nel 2015-16 ed i relativi livelli di rischio, che permette di individuare le opportunità e le insidie potenziali. Euler Hermes identifica i paesi con una crescita elevata ed un rischio comparativamente minore, come l’Estonia e la Corea del Sud, annoverate fra “le 15 Prelibatezze”. Vengono messi in guardia gli esportatori che si avventurano in quei paesi i cui mercati sono già saturi come il Canada, la Svizzera e l’Australia, in quanto attirano per l’apparente sicurezza, ma offrono purtroppo una crescita piatta.

Fra i diversi settori, quello che mostra più sofferenza è l’energetico, con una perdita di 400 miliardi di dollari di esportazioni solo nel 2015. Al contrario, la chimica beneficerà della ripresa del settore manifatturiero e della riduzione dei costi energetici; l’elettronica approfitterà della crescente domanda asiatica, mentre una forte richiesta di beni capitali dai paesi in via di industrializzazione sosterrà il settore meccanico.

“E’ di importanza vitale per gli esportatori fare attenzione alle tre “P” dei rischi all’esportazione e cioè Prezzi, Protezionismo e Pagamenti – sottolinea il capo economista di Euler Hermes Ludovic Subran. Ciò significa gestire la concorrenza globale sui prezzi, il protezionismo a livello nazionale ed il rischio delle insolvenze commerciali, in modo da affrontare con successo la sfida dell’espansione internazionale”.

Made in Italy: la creazione del desiderio globale

Il Made in Italy, ovvero l’eccellenza della manifattura italiana, anche quest’anno e nel 2016 darà il suo importante contributo alla crescita economica del paese. Infatti, nonostante le difficoltà di competitività a livello internazionale, secondo i curatori del rapporto per le PMI nel 2015 e 2016 sono attesi rispettivamente 10 e 15 miliardi di export addizionale provenienti prevalentemente da meccanica, chimica, tessile e agroalimentare. “L’indebolimento dell’euro e una base di prodotti e servizi fortemente diversificata potrà consentire alle imprese italiane di crescere ancora una volta sui principali mercati export, affascinati dalla qualità, dall’Italian style e dall’innovazione – ha commentato Michele Pignotti, Capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Africa e Medio Oriente –. Ad affiancare gli emergenti nell’acquisto di prodotti italiani ci saranno ancora una volta le principali economie partner del Vecchio Continente come Francia e Germania, attese ad una crescita più sostenuta e la Svizzera, dove da gennaio è stato abbandonato il cambio fisso euro-franco”.

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