Opinione della Settimana

Corte Ue: «Illegittimo il premio assicurativo extra per andare all’estero»

Corte Giustizia Europea - Seduta Imc

(Autori: Marina Castellaneta e Maurizio Caprino – Quotidiano del Diritto)

Le compagnie di assicurazione non possono chiedere integrazioni dei premi nei casi di contratti di assicurazione obbligatoria di trasporto (Rc auto) per il solo fatto che l’assicurato viaggia in un altro Stato membro. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue nella sentenza del 26 marzo (C-556/13), che tocca un problema delicato apertosi nell’ultimo decennio, con l’aumento della circolazione di veicoli con targa comunitaria in Paesi Ue diversi da quello in cui sono immatricolati.

Il fenomeno, con l’ingresso nell’Unione anche di Paesi dell’Est, ha portato a un boom di veicoli immatricolati in questi Stati. Particolarmente in Italia, dove dietro targhe soprattutto bulgare e rumene si celano italiani che eludono fisco, multe e caro-Rc auto. Proprio i risparmi su quest’ultimo fronte spiegano il problema affrontato nella sentenza.

I premi bassi richiesti all’Est sono insufficienti se si tratta di risarcire i danni di un incidente che si verifica all’Ovest, dove costi di riparazione e parametri di indennizzo per lesioni a persone e morte sono superiori. Così in alcuni casi le compagnie dell’Est richiedono un sovrappremio all’assicurato che dichiara di circolare anche all’estero; in altri, non sollevano problemi, ma in caso di sinistro offrono cifre proporzionate al proprio Paese, mettendo in difficoltà le autorità di quello in cui accade l’incidente (che deve risarcire il danneggiato “locale”).

Ma tutto questo non influisce sulla portata della direttiva 90/232 (sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri sulla Rc auto, modificata dalla 2009/103), per come viene interpretata dalla Corte nella sentenza. La nozione di unico premio sancita dal diritto Ue implica, infatti, che il premio non può variare secondo il luogo di circolazione (almeno nello spazio Ue).

Il caso era stato sollevato dalla Corte suprema lituana, chiamata a decidere su una controversia tra una società di trasporti e un’assicurazione. Nel contratto Rc auto era stabilito che, nel caso di viaggi all’estero, la ditta di trasporti era tenuta a informare la società e a integrare il premio. Così non era stato: due mezzi erano stati coinvolti in incidenti nel Regno Unito e in Germania e la compagnia aveva chiesto il rimborso della metà degli indennizzi versati, concessi dai giudici di merito.

Una richiesta che non ha convinto la Corte di giustizia. La nozione di unico premio fissata nelle direttive – osservano gli eurogiudici – impone che il premio sia riferito all’intero territorio dell’Unione per tutta la validità del contratto, anche quando il veicolo permane «in Stati membri diversi da quello in cui ha il suo stazionamento abituale». Ammettere che una legislazione nazionale o un contratto possa prevedere il diritto di rivalsa pari alla metà degli indennizzi versati per gli incidenti avvenuti afuori dello Stato di stazionamento vanifica l’obiettivo fissato nelle direttive. Non solo. Sarebbe anche compromesso il passaggio delle frontiere interne all’Unione, con conseguenze negative sul mercato interno.

Pertanto, la compagnia non può variare il premio o chiedere la metà degli indennizzi versati. Ciò «equivale a subordinare l’impegno dell’assicuratore di assumersi il rischio derivante dalla circolazione… fuori dello Stato membro di stazionamento abituale al pagamento di un’integrazione del premio».

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