Opinione della Settimana

Alberghi, UnipolSai e la Cdp hanno un’idea a 4 stelle

Maurizio Tamagnini (4) Imc

(Autore: Carlo Turchetti – CorrierEconomia)

Primo passo la fusione Atahotels-Una. Due mesi di esclusiva per mettere assieme le 52 strutture ricettive. Separati immobili e gestione. Poi l’ingresso nel capitale del Fondo strategico italiano. Ecco il piano

Un campione nazionale degli alberghi a 4 stelle, con una dote di partenza di 52 strutture e 8.600 camere per un fatturato di 170 milioni. Con il gruppo UnipolSai — guidato dal ceo Carlo Cimbri — in cabina di regia e la Cassa depositi in veste di supporter finanziario pronta a uscire allo scoperto attraverso il Fondo strategico (Fsi) di Maurizio Tamagnini (nella foto). Il piano è ambizioso perché le catene strutturate — come Nh Hotels, Starhotels, Boscolo — si contano sulle dita di una mano in un Paese dove l’offerta ricettiva è spezzettata tra 34 mila alberghi, per oltre metà fino ai 3 stelle e quasi tutti a proprietà familiare per numero di alloggi (96%) e camere (88%).

Ma l’occasione appare unica visto il traino che possono offrire i 30 milioni di visitatori attesi nell’anno dell’Expo e del Giubileo. Di sicuro mettere assieme due realtà un po’ claudicanti come Atahotels e Una Hotels richiederà tempo e impegno. Nonché la verifica dei numeri al progetto fin qui disegnati a tavolino.

Il primo mattone è stato posato all’indomani della decisione presa da Fenice holding di accordare un’esclusiva negoziale per l’acquisto di Una alla catena del gruppo UnipolSai. Lo staff di Gian Luca Santi — presidente di Atahotels e capo delle attività diversificate (cliniche, porti, immobili) ereditate con l’incorporazione dell’ex-impero Ligresti — avrà 60 giorni per la due diligence e la redazione dei contratti, dopo aver presentato l’offerta prescelta su quelle di AlpitourTamburi e PreliosStarwoodMelià arrivate all’advisor Colombo & associati.

Più valore

Fare l’albergatore non è certo la vocazione naturale di UnipolSai. Ma perché vendere (magari con la dote) un asset su cui si può costruire valore? Tanto più dopo aver iniettato un anno fa in Atahotels oltre 45 milioni per riportare in nero il patrimonio della catena e dei suoi 21 alberghi per 5.500 camere, con 13 immobili nelle proprietà del gruppo più 8 affittati dall’Enpam. E questo mentre si cominciano a vedere i primi frutti (locazioni rinegoziate, taglio di costi, sviluppo commerciale) di due anni di lavoro con il ritorno dell’ebitda al pareggio, la tenuta dei ricavi a 110 milioni, i debiti azzerati e la prospettiva di andare in utile nel 2015.

Non solo. A Bologna hanno anche un credito da tutelare perché Unipol Banca è al terzo posto (dopo Unicredit e Mps) tra gli istituti esposti verso il venditore Fenice, la società in mano alle banche nata dall’eredità del crac miliardario della Btp costruzioni di Riccardo Fusi. Le stesse banche che due anni fa avevano messo in vendita la Una Hotels (31 alberghi e resort di cui 20 in gestione diretta con 3 mila camere) proprio per rientrare dei sacrifici fatti.

Il business plan studiato dai manager di Cimbri è imperniato sulla razionalizzazione di Ata-Una, il posizionamento nei segmenti business e leisure, la copertura nazionale con picchi a Milano dove la quota di mercato sarebbe del 17%. Una taglia necessaria per intercettare i flussi del turismo internazionale (l’unico che cresce) e i cataloghi dei tour operator. L’offerta presentata a Fenice ha due distinti perimetri. Il primo è il ramo d’azienda della gestione alberghiera, valutabile nel range 30-40 milioni, e prevederebbe anche l’integrazione delle competenze di Una, guidata dall’ad Elena David. In fondo sono cifre contenute per UnipolSai che ha in bilancio 50 miliardi di investimenti. Il secondo perimetro sono i 17 immobili su cui grava gran parte dei 300 milioni di esposizione.

Ma anche qui la struttura dell’offerta fa leva su meccanismi che limitano gli sforzi del compratore: accollo di parte del debito e apporto delle strutture a un nuovo fondo real estate, che vedrebbe le banche creditrici tra i quotisti e una raccolta presso investitori interessati ai redditi da locazione.

Fin qui la prima tappa che dovrebbe concludersi con la firma entro giugno, se la due diligence confermerà i presupposti dell’offerta. Ma dopo l’estate è atteso il secondo atto. Il progetto è stato condiviso con il Fsi, che sul comparto alberghiero ha ideato da oltre un anno una piattaforma d’investimento per modernizzare un settore strategico. Vale il 4,2% del Pil nazionale — se si includono anche agenzie di viaggi, compagnie aeree e ristoranti per turisti — con oltre un milione di addetti.

La piattaforma

La Cdp investimenti sgr ha istituito il Fondo per il turismo (Fit), un veicolo per gli immobili a uso alberghiero. Mentre il braccio guidato da Tamagnini ha ideato tre piattaforme per la gestione degli hotel a tre, quattro e cinque stelle. Nel segmento luxury il Fsi si è già mosso: il mese scorso è arrivato al closing l’investimento di 76 milioni nel 23% della Rocco Forte Hotels, 11 alberghi 5 stelle di cui tre in Italia che è il primo mercato con un peso del 32% sui ricavi. L’aggregato Ata-Una è invece il target perfetto nei 4 stelle. I colloqui con UnipolSai hanno portato a un legame forte. E a tempo debito il braccio armato della Cdp entrerà nell’operazione con una robusta quota di minoranza — come da statuto del fondo — che dovrebbe ripagare gli impegni di Bologna sugli ex-alberghi di Riccardo Fusi.

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