Opinione della Settimana

Assicurazioni, la sfida della redditività alla prova del tasso zero

Assicurazioni - Redditività Imc

(Autore: Vittoria Puledda – Repubblica Affari & Finanza)

L’ultima frontiera sono gli investimenti nell’economia reale, dai project bond ai minibond, dai fondi di debito al credito diretto alle imprese

Tassi zero. Al massimo, zero virgola. E’ questa la sfida sempre più difficile per le assicurazioni. Non solo italiane: quelle tedesche ad esempio sono messe peggio perché i Bund hanno tassi negativi e soprattutto le compagnie hanno in media una durata degli impegni superiore a quella degli asset.

Il difficile equilibrio tra rendimento (delle polizze) e stabilità (degli investimenti) contiene due livelli di azione: il primo è a monte, sulle strategie di asset allocation, il secondo è a valle, sulla modulazione dell’offerta. Le compagnie italiane ingenerale stanno azionando entrambe le leve. «Un regime di tassi bassi crea problemi a qualsiasi gestore di risparmio – spiega Dario Focarelli, direttore generale dell’Anianel nostro settore questo spiega il successo dei prodotti multiramo. Ma in futuro potrebbero trovare mercato anche da noi, come è accaduto in Giappone, polizze che sono una combinazione di risparmio e di garanzie assicurative, in campo sanitario o della non autosufficienza».

Il piatto forte, in questo contesto – probabilmente lungo – di tassi prossimi allo zero è la ricerca di un rendimento aggiuntivo. Nessuno sta smontando massicciamente posizioni in Btp (anche perché le ricche plusvalenze dovrebbero essere retrocesse nell’anno in cui si realizzano, lasciando poi agli anni successivi cedole molto compresse sui titoli sostitutivi) ma le diversificazioni sì. Ad esempio Generali, a livello di holding, guarda (anche se per cifre assolute molto contenute) alla diversificazione valutaria, specialmente in dollari, all’ampio mondo dei bond (non solo i governativi) e fuori dall’Europa punta soprattutto sulle obbligazioni in dollari o euro di Cina e India mentre nel Vecchio continente per quanto riguarda gli investimenti azionari punta ai dividendi.

Anche in Unipol con molta cautela stanno portando avanti una certa diversificazione, scegliendo alcune tipologie di titoli che ancora offrono rendimenti adeguati.

«Abbiamo aggiunto titoli degli emerging markets in valuta, bond hi yield, un po’ di azioni – spiega Nicola Fioravanti, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Vitama stiamo facendo dei ragionamenti anche sui cosiddetti investimenti alternativi: fondi immobiliari e di private equity, fondi creditizi e persino crediti diretti. Siamo all’inizio ma stiamo cominciando a muoverci e in questo senso far parte di un gruppo bancario aiuta molto perché permette sinergie di investimento e di competenze».

L’ultima frontiera è proprio quella degli investimenti nell’economia reale, dai project bond legati alle infrastrutture ai minibond, ai fondi di debito e di credito, agli stessi private placement tra un singolo debitore e poche controparti. Infine, c’è il credito diretto alle imprese (anche se è ancora in uno stadio embrionale). L’appeal di queste nuove categorie è evidente: un Btp a medio termine offre in media lo 0,5%. Un minibond a cinque anni va dal 5 al 6,5%. Ovviamente, con profili di rischio ben diversi e in larga misura nuovi per le compagnie di assicurazione. Ma, anche se per cifre ancora residuali sul totale delle masse gestite, il segmento degli alternative investments si sta muovendo.

Poi ci sono le scelte a valle, sulla riformulazione dell’offerta. «Su tutta la nuova produzione la garanzia di rendimento minimo è pari a zero – conferma Andrea Mencattini, capo del vita di Generali Italiama in compenso con i prodotti misti si sfruttano due motori: fa protezione della gestione separata e le opportunità dì investimento delle unit linked. Certo, sono prodotti che necessitano dì una manutenzione più accurata nel corso della loro vita».

I prodotti “ibridi” o multiramo stanno vivendo una stagione di grande fortuna; in pratica una parte del premio assicurativo viene investito nel ramo primo (quello tradizionale delle gestioni separate) mentre lo sprint dovrebbe venire dagli investimenti delle unit linked, più legate ai mercati (e alle Borse). Non a caso l’ultimo nato di Allianz Italia si chiama Allianz Hybrid. I numeri complessivi sono chiari: in febbraio a livello di sistema la nuova produzione del ramo primo è cresciuta dell’8,5% mentre le unit linked sono cresciute del 175% ed hanno raggiunto in assoluto il valore più alto degli ultimi sette anni.

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