Opinione della Settimana

Generali, la cessione a termine della quota Telecom

Generali - Facciata sede Trieste Imc

(Fonte: Corriere della Sera)

L’operazione disimpegno di Generali da Telecom Italia è chiusa. E la strada scelta è analoga a quella di Intesa Sanpaolo. La partecipazione, intorno al 4,3 per cento del capitale, è stata venduta a termine sul mercato con una serie di contratti che hanno scadenza diversificata. Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, invece, la cessione riguarda il pacchetto di titoli dell’1,64 per cento. Nel primo caso la comunicazione al mercato verrà data, come stabiliscono le regole, quando la quota posseduta scenderà sotto la soglia per la quale è prevista la comunicazione obbligatoria, cioè il 2%. Naturalmente i contratti sottoscritti andranno in porto quando Telco, la finanziaria cassaforte del 22,4 per cento di Telecom Italia verrà sciolta e ognuno dei soci tornerà in possesso dei titoli della compagnia telefonica. Gli altri, oltre a Generali e Intesa Sanpaolo, sono la spagnola Telefonica, che ha venduto buona parte della partecipazione alla francese Vivendi del finanziere bretone Vincent Bolloré, e Mediobanca, che controlla un pacchetto di titoli analogo a quello d’Intesa Sanpaolo e ha dichiarato più volte di essere venditrice delle Telecom.

Lo scioglimento di Telco, a sua volta, è subordinato al via libera delle autorità brasiliane e argentine. Anatel, la commissione brasiliana di vigilanza sulle telecomunicazioni, ha approvato l’operazione nel dicembre scorso, poco prima di Natale. Poi è seguita una decisione analoga del Cade, l’antitrust brasiliano. Ora manca il terzo semaforo verde, quello che deve accendere il Cndc, cioè l’antitrust argentino. I francesi si apprestano dunque a restare l’azionista di riferimento della società, in assoluta solitudine e in asse con Mediobanca. Anche Marco Fossati, che fino a poco tempo fa controllava una partecipazione intorno al 5 per cento, è sceso sotto la soglia del 2 per cento. Nei prossimi mesi si vedrà se per Telecom Italia verrà confermato il modello public company, su cui ha puntato l’amministratore delegato Marco Patuano. Ma, prevedibilmente, dovrà fare i conti con Bolloré. E non soltanto con lui.

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