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Corte Giustizia UE: Un contratto di assicurazione deve essere trasparente, preciso e intelligibile

Corte Giustizia Europea - Seduta Imc

Il funzionamento del meccanismo di assicurazione deve essere esposto in modo che il consumatore possa valutarne le conseguenze economiche. Il fatto che il contratto di assicurazione sia connesso a contratti di mutuo conclusi contemporaneamente può essere rilevante ai fini dell’esame del rispetto dell’obbligo di trasparenza delle clausole contrattuali, poiché si ritiene che il consumatore non dia prova della stessa vigilanza circa l’estensione dei rischi coperti

Una sentenza odierna della Corte di Giustizia Europea richiama alla chiarezza dei meccanismi che regolano i contratti di assicurazione: il loro funzionamento deve essere reso trasparente, preciso ed intelleggibile al consumatore, in modo che quest’ultimo possa valutarne le conseguenze contrattuali.

La direttiva sulle clausole abusive – ricorda infatti la CGUE – dispone che i consumatori non sono vincolati dalle clausole abusive contenute in un contratto stipulato con un professionista. Tuttavia, secondo questa stessa direttiva, “la valutazione del carattere abusivo delle clausole non verte né sulla definizione dell’oggetto principale del contratto, né sulla perequazione tra il prezzo e la remunerazione, da un lato, e i servizi o i beni che devono essere forniti in cambio, dall’altro, purché tali clausole siano formulate in modo chiaro e comprensibile”.

La sentenza odierna interviene sul caso di un cittadino francese che nel 1998 aveva stipulato con un istituto bancario due contratti di mutuo immobiliare, aderendo allo stesso tempo ad un «contratto di assicurazione di gruppo» di CNP Assurances che gli doveva garantire, in particolare, la presa in carico del 75% delle rate in caso di inabilità totale al lavoro (ITT). A seguito di un infortunio sul lavoro, il ricorrente si è trovato in stato di inabilità permanente parziale al lavoro (IPP) al tasso del 72%, ai sensi del diritto previdenziale francese. Il medico designato dalla compagnia d’assicurazione aveva però concluso che le sue condizioni di salute, “sebbene non compatibili con la ripresa della sua precedente professione, consentivano l’esercizio di un’attività professionale adeguata a tempo parziale”.

La compagnia ha quindi rifiutato di continuare a farsi carico delle rate del mutuo per l’inabilità del ricorrente, il quale ha intentato un’azione giudiziaria per far dichiarare abusivo il testo del contratto per quanto attiene alla definizione dell’ITT e alle condizioni in cui il pagamento delle rate è a carico dell’assicurazione. Secondo il cittadino francese, la clausola relativa all’ITT creava infatti “un significativo squilibrio a danno del consumatore, tanto più che la sua definizione è formulata in modo incomprensibile per il consumatore profano”. CNP Assurances riteneva invece come la clausola in questione “non costituisca una clausola abusiva poiché riguarda l’oggetto stesso del contratto”. Il giudice francese del Tribunal de grande instance de Nîmes ha quindi chiesto alla Corte di giustizia se fosse possibile valutare l’eventuale carattere abusivo della clausola di cui trattasi.

Nell’odierna sentenza, la Corte precisa, richiamando il diciannovesimo considerando della direttiva, che, nei contratti di assicurazione, “le clausole che definiscono o delimitano chiaramente il rischio assicurato e l’impegno dell’assicuratore non formano oggetto di una valutazione del carattere abusivo, poiché questi limiti sono presi in considerazione nel calcolo del premio pagato dal consumatore. Pertanto, non è escluso che la clausola controversa riguardi l’oggetto stesso del contratto, nella misura in cui questa sembra delimitare il rischio assicurato e l’impegno dell’assicuratore, fissando al contempo la prestazione essenziale del contratto di assicurazione”. La Corte rimette al tribunale nazionale la verifica di tale punto specificando al tempo stesso che “spetta a tale giudice, tenuto conto della natura, dell’economia generale e dell’insieme delle stipulazioni del contratto, nonché del suo contesto giuridico e fattuale, stabilire se la clausola fissi un elemento essenziale dell’insieme contrattuale nel quale essa si inscrive”.

Per quanto riguarda la questione se la clausola controversa sia redatta in modo chiaro e comprensibile, la CGUE ricorda che “l’obbligo di trasparenza delle clausole contrattuali, sancito dalla direttiva, non può essere limitato unicamente alla comprensibilità sul piano formale e grammaticale ma deve essere interpretato in modo estensivo”. Nella fattispecie, la Corte non esclude che la portata della clausola che definisce la nozione di ITT non sia stata compresa dal consumatore. Pertanto, è possibile che, in mancanza di una spiegazione trasparente del funzionamento concreto del meccanismo di assicurazione relativo alla presa a carico delle rate del mutuo nell’ambito dell’insieme contrattuale, il cittadino francese ricorrente “non sia stato in grado di valutare, sul fondamento di criteri precisi e intelligibili, le conseguenze economiche che gliene derivano”. Spetta anche in questo caso al tribunale nazionale verificare tale punto.

Secondo la CGUE, la circostanza che il contratto di assicurazione si inserisca in un insieme contrattuale comprendente i contratti di mutuo potrebbe essere anch’essa pertinente in tale contesto. Pertanto, “non si può pretendere dal consumatore che dia prova della stessa vigilanza, circa l’estensione dei rischi coperti da tale contratto di assicurazione, che si potrebbe pretendere se egli avesse stipulato separatamente il contratto di assicurazione e i contratti di mutuo”.

La Corte dichiara così che le clausole che riguardano l’oggetto principale di un contratto di assicurazione “possono essere considerate redatte in modo chiaro e comprensibile se non soltanto sono intelligibili grammaticalmente per il consumatore, ma espongono altresì in modo trasparente il funzionamento concreto del meccanismo di assicurazione tenuto conto dell’insieme contrattuale nel quale si inseriscono, in modo che il consumatore sia posto in grado di valutare, sul fondamento di criteri precisi e intelligibili, le conseguenze che gliene derivano. In caso contrario, è allora possibile, per il tribunale nazionale, valutare l’eventuale carattere abusivo della clausola di cui trattasi”.

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