Opinione della Settimana

Reale Mutua: «Basta prudenza, pronti per lo shopping estero»

Luca Filippone (2) Imc

(di Stefano Righi – Corriere Economia)

Parla Luca Filippone, neo direttore generale del gruppo assicurativo Reale Mutua. Le popolari? «Non vogliamo cambiare mestiere. Vendiamo polizze»

Il principio è semplice: dividere i rischi. Così lui, Luca Filippone (nella foto), dal primo maggio direttore generale di Reale group, si è messo al sicuro. Per la finale di Champions League Juventus-Barcellona, dormirà sonni tranquilli. O lui – nato a Barcellona ma tifosissimo della Juve – o la moglie Monica – lei pure di Barcellona, ma fortemente blaugrana – la sera del 6 giugno potranno festeggiare.

Il primo maggio è nato Reale group. Operazione di immagine o di sostanza?

«Abbiamo dato immagine alla sostanza. La staffetta tra Luigi Lana e me è nel segno della grande continuità. Da sette anni lavoriamo gomito a gomito per arrivare all’integrazione tra tutte le attività, comprese quelle spagnole. Un fatto concreto, anche se non avevamo un cognome di famiglia. Non avevamo una visibilità esterna di questa sostanza di gruppo. Ed ecco il marchio Reale group che dà unicità e visibilità».

La Spagna quanto vale?

«Quasi un quarto del totale danni, che sommano circa 3,8 miliardi di euro».

Quali sono i suoi obiettivi di capo azienda?

«Servire bene i soci del gruppo Reale e garantire la perennità dell’azienda. Almeno per i prossimi 187 anni…».

L’impatto di Solvency?

«Ha messo a dura prova il settore. Secondo me è stato un bene perché se il nostro mestiere è gestire i rischi, capirli meglio ci può solo aiutare a gestirli meglio. Lo ritengo un passo avanti importante».

E dal punto di vista della solidità di gruppo?

«Abbiamo storicamente un patrimonio importante. I nostri ratio sono estremamente significativi. Secondo Solvency 1 l’indice di solvibilità di Reale Mutua è 455% e del 242% per il gruppo».

Dove investite il patrimonio?

«Abbiamo circa 10 miliardi di attivi. Il grosso investito in obbligazioni, una buona fetta anche nell’immobiliare: concentrata in tre città, Torino, Roma e Milano e tutti terra-cielo».

Chi considerate vostro primo concorrente?

«Possiamo considerarci gli ultimi del gruppo di testa o i primi del gruppo di mezzo… Oggi i concorrenti diretti sono gli uni e gli altri, i più vicini sono Cattolica e Axa. Ma tutti i principali player del mercato danni sono nostri principali competitor».

Voi state togliendo un po’ di polvere dai mobili. Internet è un partner affidabile in molti servizi finanziari. Possiamo ipotizzare un vostro impegno nel web?

«Non abbiamo mai avuto una compagnia diretta e non intendiamo averla ora. Abbiamo invece avviato un accordo con Facile.it per la comparazione dei prodotti via web».

Crescerete per linee esterne?

«Ci stiamo preparando. Non è banale diventare internazionali. Anche avendo il 25% del fatturato in Spagna oggi noi siamo più binazionali che internazionali».

Sta dicendo che guardate a un terzo mercato?

«Assolutamente sì».

A quale mercato?

«La Francia è un paese dove la mutualità è fortissima, ma è anche un mercato ipermaturo, molto competitivo, non banale. L’America Latina potrebbe essere, partendo dalla piattaforma spagnola si può approcciare. I paesi dell’Est Europa possono rappresentare un sano compromesso, tipo la Polonia, ma non credo sia semplice andarci».

Nel 2016?

«Sarebbe una buona tempistica».

Esclude operazioni di crescita esterna sul mercato domestico?

«Per ora abbiamo guardato un po’ di piccole cose che ci sono sul mercato italiano ma non ci siamo innamorati di nulla. Sul mercato spagnolo invece non sono da escludere altre acquisizioni. Anche perché in Spagna con 5-600 milioni in più entri in Champions League, mentre in Italia servono almeno 7 miliardi».

Perché allora cercate il terzo mercato?

«Perché questi anni ci hanno anche dimostrato che spesso Spagna e Italia sono collegate anche nel rischio-Paese. Per cui diversificare ci farebbe bene…».

Siete il secondo socio di Sara. Come valuta a compagnia?

«È una società ben gestita, in un momento positivo. La sfida di Sara è diversificarsi oltre il settore dell’auto».

Siete anche soci di Credem…

«Con Credem siamo soci paritetici in Credem Assicurazioni, che si occupa solo di danni non auto e che oggi si sviluppa con ottimi risultati tecnici. Non è un gigante ma è una eccellente azienda con un partner come Credem con il quale ci intendiamo alla perfezione».

Siamo alla bancassicurazione. Entrerete nel Vita?

«La scelta di non fare bancassurance Vita è stata presa da tempo e che non ci interessa cambiare. Nel comparto Bancassicurazione Danni, in Spagna, siamo molto orgogliosi di essere partner del Bbva, per la distribuzione di due-tre prodotti molto specifici, attraverso una rete straordinaria come quella del Bbva».

C’è grande richiesta di capitali dal mondo delle banche popolari. Unipol è interessata. Voi?

«No. Noi siamo assicuratori. Vogliamo rimanere assicuratori e anche rimanere mutua».

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