Opinione della Settimana

Il Durc online parte dal 1° luglio

Big Data - Archivio Imc

(di Masimo Frontera – Quotidiano del Lavoro)

Definito il passaggio dalla carta al web: la documentazione richiesta sarà emessa istantaneamente in formato pdf. Previsto un solo documento di regolarità contributiva rispetto agli attuali quattro tipi e un unico periodo di validità pari a 120 giorni. Il ministro Poletti: «Se qualcosa andrà storto verifica manuale da parte dell’ente»

Conto alla rovescia per il Durc on line. Il passaggio dalla carta al web del documento unico di regolarità contributiva scatterà dal primo luglio.

Lo ha promesso il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ieri ha spiegato le principali novità della semplificazione, la quale attende (da un anno) un decreto attuativo. «Il decreto sarà pubblicato sulla “Gazzetta” del primo giugno, dalla pubblicazione scattano 30 giorni per l’entrata in vigore: quindi si partirà dal primo luglio», ha detto il ministro, affiancato dai presidenti di Inail, Inps e Casse edili, cioè gli enti coinvolti nella procedura.

Il passaggio dalla carta al web porterà grandi vantaggi. Ci sarà un solo Durc, rispetto ai quattro tipi oggi vigenti, per varie funzioni. E ci sarà un unico periodo di validità: 120 giorni. Per fare un esempio, andrà in soffitta il Durc specifico per i lavori edili privati, che vale 90 giorni.

Ma la vera rivoluzione è nei tempi e nella modalità del rilascio. Il Durc – se tutto filerà liscio – sarà emesso all’istante e in formato pdf stampabile. E potrà essere chiesto direttamente dall’impresa (o da un suo delegato). La richiesta sarà fatta da un punto di accesso creato sui portali di Inps e Inail (ma non delle casse edili). Tutto questo, appunto, dal primo luglio prossimo.

La richiesta avverrà tramite l’inserimento di un’unica chiave: il codice fiscale dell’impresa (il sistema renderà possibile la procedura alla sola azienda interessata). Il click fa scattare l’interrogazione telematica delle banche dati di Inps, Inail e Casse edili. A quel punto, se l’impresa risulta in regola con tutti i versamenti, viene restituito il Durc, abbinato a un codice. Il codice servirà alla Pa, per verificare l’autenticità del Durc.

Questa, in sintesi, la procedura, sempre che non sorga qualche problema, com’è probabilmente prevedibile. È stato lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, a mettere le mani avanti: «Qualche imprevisto lo troveremo», ha ammesso, ricordando anche la mole dei numeri in gioco. «Nel 2013 e nel 2014 ci sono state in media circa 5,5 milioni di richieste di Durc per ciascun anno – ha riferito Boeri – ma nei primi tre mesi di quest’anno ci sono state già 2 milioni di richieste, il che significa, che entro l’anno potrebbero esserci 8 milioni di richieste». Nelle sperimentazioni finora fatte sono stati verificati oltre un milione di codici fiscali di imprese, di cui 160mila del settore dell’edilizia.

Il caso più temuto dalle imprese è quello del Durc negato ingiustamente. L’impresa, cioè, risulta irregolare e invece non lo è. In questo senso si guarda soprattutto all’Inps, che ha la banca dati di gran lunga più grossa, complessa e stratificata. A puntare il dito sull’Inps sono i consulenti del lavoro. «Gli archivi dell’Istituto non sono aggiornati in tempo reale», ha denunciato in una nota Vincenzo Silvestri, vicepresidente dei professionisti.

La soluzione? L’ha spiegata lo stesso Poletti. «Se qualcosa va storto ci sarà una verifica fatta manualmente dall’ente interessato, e l’impresa riceverà una risposta entro 72 ore», ha assicurato il ministro.

In altre parole, se uno degli enti (ma il problema, come si diceva, è soprattutto dell’Inps) dovesse dare semaforo rosso, scatta la verifica manuale, entro 3-5 giorni, seguita da una comunicazione all’impresa. Se l’irregolarità viene confermata, l’impresa avrà 15 giorni per mettersi in regola. La validità del Durc partirà dalla data della regolarizzazione, ma la scadenza resta fissata ai 120 giorni conteggiati dalla richiesta. Sarà possibile chiedere un solo Durc ogni 120 giorni. Il decreto in «Gazzetta» sarà accompagnato da ben quattro circolari: Welfare, Inps, Inail, Casse edili.

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