Opinione della Settimana

Previdenza, Loser (Arca sgr): «Cambiare i fondi integrativi, così si liberano 300 miliardi»

Ugo Loser (4) Imc

(di Davide Nitrosi – QN Quotidiano Nazionale)

«Va favorita l’aggregazione fra strumenti di previdenza partendo dalla portabilità» – «Risparmi da investire per la ripresa»

«Se fosse realizzata una radicale riforma della previdenza potremmo disporre di una potenziale bocca di fuoco da 300 miliardi per spingere la ripresa». Ugo Loser (nella foto), amministratore delegato di Arca sgr, lancia una sfida: puntare sui risparmi degli italiani per dare ossigeno al sistema paese.

Qual è l’ostacolo?

«Come hanno ricordato il premier Renzi e il presidente di Consob, Vegas, mentre le nostre aziende e l’economia reale sono costrette a ricorrere al credito bancario, abbiamo una mancanza strutturale di fondi di risparmio investiti nel lungo periodo».

Dove sono fermi?

«La maggior parte dei risparmi degli italiani, che ammontano a quattromila miliardi, è detenuto in attività liquide a breve, come i titoli di Stato, e non contribuisce al finanziamento dell’economia reale».

In Borsa, Renzi ha parlato di riformare i fondi pensioni. Ma utilizzare queste risorse nell’economia reale può essere rischioso?

«Le garanzie di rendimento non ci sono nemmeno nei titoli di stato, come sanno i greci. Chiaramente la possibilità di investire i fondi nell’economia reale è subordinata a un orizzonte temporale lungo, dove gli obiettivi di rendimento si possono realizzare. Ad esempio infrastrutture, alta velocità, autostrade digitali».

Perché i fondi pensione non investono massicciamente in opere infrastrutturali?

«Un fondo che gestisce qualche milione non può finanziare la Tav, ma deve diversificare. Per far sì che i risparmi finanzino l’economia reale, servono strumenti di investimento di dimensioni maggiori e capaci di gestire una mole di risparmio notevole».

Invece oggi?

«Oggi tutti i fondi pensione valgono meno di 100 miliardi, e in base alle normative attuali meno del 10% può essere investito in liquidi, un gap colossale».

Quindi occorre mettere mano a una riforma anche in questo settore?

«Fra gli interventi chiesti per garantire la solvibilità del debito italiano rientra la necessità di favorire le aggregazioni fra strumenti di previdenza, partendo dalla portabilità, così da creare soggetti che abbiano una presenza sul mercato importante. Un fondo pensione olandese medio grande gestisce circa 100 miliardi. Il più grosso fondo italiano, il nostro, ne gestisce tre».

Il nodo è quindi l’attuale assetto dei fondi pensione di categoria?

«Il tema vero è che ci si deve aprire al mercato dei fondi pensione, come accade negli altri paesi. A quel punto le aggregazioni fra fondi verrebbero favorite. Se si mantiene la frammentazione non è utile all’obiettivo di indirizzare risorse all’economia».

Quali azioni potrebbero spingere questo cambiamento?

«Ad esempio si dovrebbe passare ad un sistema dove la parte contributiva obbligatoria per il pubblico è limitata a garantire i minimi pensionistici. Si deve poter indirizzare il resto della parte contributiva al mercato privato».

L’impatto economico?

«La previdenza potrebbe valere la metà del risparmio gestito attuale. E potrebbe disporre di una cifra di 300 miliardi di potenza di fuoco da investire nell’economia reale rispetto a qualche miliardo oggi disponibile nei minibond o nel private equitiy».

Siete in sintonia con il governo in questo?

«Renzi ha detto: imprenditori non potete pensare di lasciare il 100% dell’azienda ai vostri figli. L’affermazione è molto corretta, ma l’investitore istituzionale ha mezzi limitati. Su 1.600 miliardi del risparmio gestito italiano, la parte che potrebbe entrare nelle pmi che vogliono quotarsi oggi è al massimo 10 miliardi».

Quindi è urgente un intervento sul piano politico?

«Occorre un intervento normativo-istituzionale piuttosto che un mero incentivo fiscale, che esiste anche se è stato ridotto. Se si limitasse la copertura della pensione pubblica, obbligando di fatto una grossa fetta della popolazione a contribuire alla previdenza privata, sarebbe un provvedimento importante».

Avrebbe però l’opposizione dei sindacati.

«Chiaro che le lobby toccate reagirebbero…»

Però?

«L’Italia ha un debito enorme. Aumentare le tasse non è praticabile perché diminuisce la capacità di pagare il debito. La soluzione di lungo periodo per crescere è immettere nell’economia reale una parte maggiore dei risparmi, partendo dai fondi pensione».

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