Opinione della Settimana

Altro che le Borse, a mettere a rischio i fondi pensione è la politica

Rischi geopolitici - Mappamondo Imc

(di Marco lo Conte – Il Sole 24 Ore)

La Grecia? Le bolle speculative sul credito? L’inflazione? Per gli investitori istituzionali che nel lungo termine puntano a costruire posizioni previdenziali dignitose per i propri iscritti, il fattore di rischio maggiore è la politica e la sua produzione normativa, che in molti casi non è coerente con gli obiettivi dei fondi pensione. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dal gestore internazionale Gam, in occasione del proprio Partner Seminar a cui hanno partecipato anche Jean-Claude Trichet e Josè Manuel Barroso.

Un atto di accusa non da poco, proprio di fronte all’ex numero uno della Banca Centrale Europea e all’ex numero uno della Commissione europea, le massime cariche che hanno determinato le decisioni pià rilevanti del Vecchio Continente. Secondo il 78% degli intervistati da Gam la maggioranza dei fondi pensione non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di investimento a lungo termine. Le cause? La regolamentazione, in particolare, che impone scelte dall’orizzonte temporale non sufficientemente lungo e, in ogni caso, non in grado di “gestire” l’aumento della longevità della popolazione, uno dei punti nodali della gestione della previdenza. Basta pensare al rischio che Solvency II si applichi anche alla previdenza, con rigidità di portafoglio rilevanti, a danno dei rendimenti.

Secondo il 65% degli intervistati da Gam la normativa dovrebbe essere cambiata per permettere ai piani pensionistici una maggiore flessibilità nelle scelte di asset allocation. La necessità di contabilizzare tutti gli asset di portafoglio mark-to-market, per esempio, se da una parte rende trasparente il valore quota di ogni comparto di investimento (rendendone frequente la pubblicazione), punta però a ridurre la duration dei titoli in portafoglio: che per le obbligazioni in portafoglio ai fondi pensione italiani, per esempio, è in media di soli 4,6 anni, una dimensione incompatibile con gli obiettivi previdenziali di lungo termine.

Anche per questa ragione l’asset di cui è previsto l’aumento maggiore nel corso del 2015 è la famiglia degli strumenti alternativi, previsti in crescita nei portafogli del 38% degli investitori istituzionali. Nell’anno in corso dovrebbe salire anche l’esposizione in titoli azionari, almeno nell’intenzione del 35% degli interpellati da Gam, mentre i paesi emergenti piacciono al 27% degli investitori. Secondo la survey, la metà degli istituzionali aumenterà l’esposizione alle gestioni attive (che puntano a fare meglio degli indici, assumendosi anche maggiori rischi) e solo il 13% punterà a quelle passive (che replicano gli indici).

La metà degli investitori istituzionali che hanno risposto al sondaggio di Gam prevede di aumentare la propria allocazione su prodotti attivi nei prossimi tre anni mentre solo il 13% intende incrementare i propri investimenti in prodotti passivi. Per la seconda metà del 2015, il 38% si dice intenzionato ad accrescere i suoi investimenti in prodotti alternativi, il 35% nell’azionario europeo e il 27% in quello dei mercati emergenti.

Oltre al tema regolamentare e al rischio geopolitico, tra gli altri fattori di rischio considerati preponderanti da parte dei fondi pensione ci sono la mancata ripresa economica e i movimenti dei tassi di interesse. Ma sono le decisioni dei policy maker quelle monitorate con maggior attenzione, come più volte ricordato dal Sole 24 Ore in vari interventi, in particolare in merito alla difficoltà prodotte dal sistema a ripartizione nel (troppo lento) passaggio dal calcolo retributivo al calcolo contributivo.

Rischi Grexit e Brexit

I fondi pensione calcolano che a livello geopolitico le prospettive agli onori della cronaca sono però da focalizzare bene: solo il 34% degli intervistati prevede un’uscita della Grecia dall’Eurozona nei prossimi 12 mesi e ancora meno – il 9% – ritiene che il Regno Unito abbandonerà l’Unione Europea con il governo appena formatosi, che si è imposto alle urne anche sull’onda dell’euroscetticismo e che ha annunciato un referendum sulla permanenza nell’Ue. L’indagine è stata effettuata a Rueschlikon, in Svizzera, lo scorso 29 maggio 2015, interpellando un campione di professionisti del settore operativi all’interno di 78 investitori istituzionali.

«È chiaro che la politica resta il fattore di rischio principale per i mercati – dice Alexander Friedman, Ceo di Gam –, anche se i fondamentali sono sufficientemente solidi per impedire a questa incertezza di far deragliare la ripresa in corso. Crediamo che ora i mercati abbiano raggiunto un punto di svolta: il rally indiscriminato del mercato sta per finire e gli investitori devono adottare un approccio autenticamente attivo per identificare le fonti di alpha per gli anni a venire. Gli investitori sono giustamente preoccupati circa le modalità con cui gli impegni pensonistici potranno essere soddisfatti e ritengono che occorra un approccio di investimento flessibile per porvi rimedio. La sfida cruciale per i gestori dei fondi è quella di offrire ai clienti strategie che siano differenziate e in grado di aggiungere valore significativo».

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