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Exor ai fondi: bocciare il piano Axis-Partner Re

Exor Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Avviata la raccolta deleghe per votare contro l’integrazione in assemblea. Franklin con la holding, occhi su Vanguard e BlackRock

Exor forza la mano e prova a chiudere il cerchio attorno a PartnerRe. La finanziaria della famiglia Agnelli ha annunciato ieri pubblicamente l’avvio della raccolta delle deleghe per votare contro l’operazione di integrazione con Axis il prossimo 24 luglio. Non solo, il primo giugno la holding ha depositato presso la Corte Suprema delle Bermuda un ricorso per ottenere da PartnerRe «le consuete informazioni sui beneficiari effettivi delle sue azioni al fine di facilitare la comunicazione diretta con tali azionisti, consentendo loro di essere pienamente e correttamente informati sulle opzioni a loro disposizione». La scelta di procedere per via giudiziale è maturata dopo che «PartnerRe si è rifiutata di condividere l’elenco degli azionisti, evidenziando ulteriormente l’intenzione del consiglio di amministrazione di PartnerRe di proteggere l’inferiore operazione con Axis».

Accuse che la compagnia con sede alla Bermuda ha respinto in una nota diffusa ieri in serata: «Le affermazioni di Exor sono infondate. Abbiamo rispettato i nostri obblighi quanto alla rivelazione di informazioni sugli azionisti in linea con le leggi in vigore nelle Bermuda e negli Usa. Intendiamo difenderci con forza e siamo fiduciosi che la loro richiesta sarà respinta». Sarà la Corte a stabilire torto e ragione. Intanto, la mappa dei soci ricostruita tramite i dati Bloomberg mostra che alle spalle di Exor, primo socio con il 9,89% del capitale, figura Vanguard con il 7,9% e BlackRock con il 5,3%. Nessuno di questi due azionisti ha finora espresso alcun parere riguardo la battaglia in atto. Piuttosto, si sono schierati a favore di Exor il fondo Franklin Mutual Advisers titolare di un 3,9% e Sandell asset management, azionista con meno dell’1%. Complessivamente, dunque, circa un 15% del capitale è pronto a dire no alle nozze con Axis. Si tratta di una quota importante ma che potrebbe rivelarsi insufficiente per bocciare il progetto di integrazione. Per questo la holding presieduta da John Elkann punta a costruire attorno alla propria proposta il maggior consenso possibile. Convinta peraltro del fatto che i vertici di PartnerRe non abbiano presentato in modo adeguato l’offerta avanzata da Torino. E, qualcuno dice, potrebbero non averlo fatto per il latente conflitto d’interesse legato al buon esito dell’integrazione con Axis. Stando alla documentazione presentata dalla società stessa alla Sec, il chief executive David Zwiener è destinatario di un bonus da 3,5 milioni di dollari se verrà portata a compimento l’aggregazione con Axis. Il presidente Jean-Paul Montupet e un membro del board (Roberto Mendoza) hanno invece ricevuto un “una tantum” da 100 mila dollari in contanti più altrettanti in azioni per «gli sforzi compiuti nella ricerca di una soluzione strategica» per la compagnia. Nessun bonus, invece, è previsto nel caso in cui dovesse prevalere l’offerta di Exor. Proposta che, ha ricordato ieri la holding, assicura un premio del 10% agli azionisti ordinari (rispetto al progetto Axis), è tutta in denaro con il pagamento di dividendi fino al perfezionamento dell’operazione, e dovrebbe chiudersi in tempi rapidi, al più tardi entro il 2015. Ai soci privilegiati, poi, viene garantito che PartnerRe resterà un’azienda solida, che il loro status non cambierà e che, piuttosto, per gli anni a venire verrà adottata una politica di distribuzione del capitale più prudente «sia rispetto a quella adottata precedentemente da PartnerRe, sia rispetto a quella prospettata dalla transazione con Axis». Inoltre, PartnerRe sarà controllata da «una società dotata di risorse finanziarie significative (con un net asset value di 15 miliardi di dollari) e con un approccio prudente alla leva del debito» (il loan to value rimarrà inferiore al 25% e verrà ridotto sotto il 20% appena dopo il completamento dell’operazione).

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