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CGIL: Ddl Concorrenza, sui fondi pensione il governo risponde a richiesta di banche e assicurazioni

X Commissione Attività Produttive Camera Imc (Foto Umberto Battaglia)

“Se venisse approvata, la norma sulla portabilità dei fondi pensione inserita nel ddl concorrenza indebolirebbe ulteriormente la previdenza complementare per soddisfare gli appetiti di banche e assicurazioni, mortificando i lavoratori aderenti ai fondi negoziali e intervenendo in maniera maldestra sulla libertà contrattuale e sui poteri della contrattazione”. E’ questo il giudizio della CGIL – espresso nella giornata di ieri durante l’audizione presso la X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati – sulla norma riguardante i fondi pensione contenuta nel Ddl 3012.

In questa occasione – si legge nella memoria consegnata all’organo parlamentare – “la Cgil ha confermato la sua tradizionale contrarietà a provvedimenti omnibus come quello in discussione, che aumentano confusione e incertezza normativa, favoriscono l’attività di lobbing e disincentivano la propensione all’investimento”, ribadendo il proprio parere negativo circa la portabilità automatica dei fondi pensione: “Il governo, dopo aver alzato con la legge di stabilità il prelievo fiscale sui rendimenti della previdenza complementare, ora introduce l’obbligo per il datore di lavoro del versamento del contributo posto a suo carico, oggi previsto dalla contrattazione collettiva solo per i casi di adesione a un fondo negoziale, anche per il trasferimento della posizione individuale a un fondo di previdenza promosso da una banca o a un Piano Individuale di Previdenza con una compagnia di assicurazione”.

“Con questa misura – continua la nota – l’esecutivo fa propria una richiesta da sempre avanzata da banche e compagnie di assicurazione e finora negata: quella di poter godere del contributo previsto dalla contrattazione solo per i casi di adesione del lavoratore al fondo negoziale della categoria”. Per la CGIL “non è così che si può costruire il secondo pilastro di previdenza complementare: occorre un impegno del governo per la promozione delle adesioni e per un fisco rispettoso della finalità del risparmio previdenziale, che non è né speculazione né risparmio di altra natura”.

“Invece di fare sue le proposte di banche e assicurazioni – conclude la memoria – il governo si occupi di rispondere positivamente alla richiesta di confronto che il sistema della previdenza complementare sollecita da tempo. La prospettiva previdenziale degli aderenti e dei possibili aderenti richiede scelte oculate da parte dell’esecutivo e del Parlamento e una stabilità del quadro normativo”.

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