Opinione della Settimana

De Castries: “Axa raddoppia in Asia: in Europa finita la stagione delle grandi operazioni”

Henry de Castries (3) Imc

(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)

Parla il numero uno della multinazionale francese delle assicurazioni: “Tra quindici anni avremo 100 milioni di clienti in Cina e negli altri paesi dell’area. Mps ci è costata molto, ma dal punto di vista operativo siamo contenti”

«Entro 15 anni, nel 2030, Axa conta di raggiungere in Asia 100 milioni di clienti». Il presidente e ceo del gruppo assicurativo, l’inossidabile Henri de Castries (nella foto), dice tutto questo come se fosse una cosa ovvia dalla finestra dell’albergo affacciato su Pudong, l’area di Shanghai consacrata alla finanza. Ma 100 milioni di clienti sono più o meno quelli che Axa ha oggi in tutto il mondo (103 milioni) e sette volte quelli che ha nell’area. In soli tre lustri l’Asia (escluso il Giappone) con la Cina in prima fila, «potrebbe valere dal 20 al 30 per cento del gruppo». Una trasformazione che Axa sta promuovendo da molti anni grazie a partnership con banche e società locali, con ottimi risultati: il gruppo è infatti posizionato al primo posto tra i competitor internazionali. In Cina è partner della prima banca del mondo, l’Icbc. Da Shanghai lo sguardo sulla vecchia Europa è più distaccato: non è infatti dal Vecchio Continente che verrà il business del futuro. De Castries non si sottrae alle domande né sui regolatori europei, né sui possibili (ma molto improbabili) merger, né sull’Italia, dove la partnership con Mps è stata pagata a caro prezzo ma che tuttavia da soddisfazioni sul piano operativo.

Dottor de Castries, il ceo di Generali Mario Greco ha di recente sostenuto che vuole concentrarsi sul business europeo. Mentre voi pensate all’Asia non è che qualcuno vi sottrae business in Europa?

«Ma no. Di certo noi non rinunciamo all’Europa, dove si svolge ancora il 60 per cento del nostro business. Siamo primi in Francia e in Svizzera e fra i leader di mercato in altri sei paesi tra cui l’Italia. Però non è dall’Europa che verrà la maggior crescita futura del business ma dall’Asia, che ha tassi di incremento incredibili: tra il 2010 e il 2030 l’economia crescerà del 6 per cento all’anno in Asia (escluso il Giappone) contro il 3 degli Usa e il 2 dell’Europa. Previsioni dell’Ocse dicono che nel 2030 il 60 per cento della spesa della middle class nel mondo proverrà dall’Asia, contro il 23 di oggi. E’ per cogliere queste opportunità che siamo qui».

In Europa ci sono anche i bassi tassi d’interesse a danneggiare le assicurazioni. Che effetti ha questo fenomeno nuovo sulle compagnie?

«Gli effetti sono deleteri. Se i tassi restano bassi a lungo è difficile dare dei buoni ritorni ai clienti».

E’ una critica al quantitative easing di Draghi?

«No, Draghi ha fatto la cosa giusta. Ma le misure di politica monetaria non possono risolvere tutti i problemi e non possono durare a lungo se non si vogliono penalizzare i risparmiatori. Servono riforme strutturali del mercato del lavoro, della spesa pubblica, delle tasse. Spagna, Irlanda, Portogallo hanno già fatto la loro parte, anche l’Italia di Renzi sembra muoversi nelle direzione giusta».

E la Francia?

«La Francia deve portare avanti con più decisione le riforme strutturali. Come anche sostiene il ministro dell’Economia Macron, ora tocca passare dalle parole ai fatti».

Com’è cambiato lo scenario assicurativo dopo la grande crisi?

«Prima della crisi si parlava di possibili merger tra compagnie e banche. Ora questo paradigma non funziona più: le assicurazioni hanno sempre bisogno delle banche per distribuire i propri prodotti, bastano però dei semplici accordi. Ma la crisi ha cambiato anche altri approcci, ad esempio ha spostato l’interesse verso i paesi emergenti, mentre la tecnologia sta letteralmente facendo a pezzi la vecchia catena di valore, costringendo le imprese a radicali trasformazioni».

Avete anche il problema delle nuove regole di Solvency: come impattano sulle compagnie?

«Le nuove regole stanno cambiando l’asset allocation e il mix dei prodotti assicurativi: ci sono minori garanzie sui prodotti di risparmio, mentre adesso vendiamo più unit linked e strumenti di protezione (salute, vita, eccetera). In generale, i prodotti assicurativi costano di più. Inoltre, le compagnie investono meno in asset a lungo termine, e questo non mi sembra un bene».

E’ una critica ai regolatori?

«Se si vuole che le assicurazioni investano di più sul lungo termine, la regolamentazione deve essere ben calibrata. Però, dopotutto, non è un problema delle compagnie: noi ci adeguiamo alle regole che ci indicano».

In passato si è parlato molto di fusioni e acquisizioni fra le compagnie. Si faranno di nuovo quando, dice qualcuno, i tassi d’interesse saliranno?

«Non penso che l’M&A sia una priorità. Meglio trasformare e migliorare la propria “fabbrica” piuttosto che comprarne un’altra. Riusciamo ad avere più clienti se acceleriamo la trasformazione, anche digitale, invece che pensare a grandi acquisizioni».

Quindi non è prevedibile nessuna grande fusione europea, che includa magari Generali, come spesso in passato si è vociferato?

«Non credo abbia più alcun senso».

Parliamo di Italia: la vostra partecipazione in Mps, con tutti gli aumenti di capitale, vi è costata molto.

«Come investitori noi, come altri, non possiamo essere molto soddisfatti. Però dal punto divista dell’operatività siamo contenti. La nostra partnership con Mps va bene, come tutte le nostre attività in Italia, a partire da quelle con gli agenti».

Avete spesso parlato della possibilità di acquistare altre compagnie in Italia per raggiungere una massa più elevata.

«Non abbiamo mai smesso di cercare altre compagnie – Romeo cerca sempre la sua Giulietta – ma finora non abbiamo trovato la soluzione giusta per noi».

Voi avete anche un importante comparto di asset management. In Italia questo settore sta andando molto bene: non avete intenzione di crescere con qualche acquisizione?

«No, andiamo molto bene con Axa Investment Management, diretta a livello globale da un italiano, Andrea Rossi. Cresciamo da soli e non cerchiamo altre acquisizioni».

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