Opinione della Settimana

Generali, costi tagliati ma risparmi reinvestiti

Generali - Insegna Imc

(di Paolo Possamai – Repubblica Affari & Finanza)

Finora la forbice di Greco ha ridotto la spesa di 780 milioni, che però sono serviti a implementare gli investimenti in tecnologie, lo sviluppo del business e la formazione del personale. Obiettivo 1,5 miliardi per il 2018

I costi complessivi di Generali restano invariati, alla soglia dei 6,3 miliardi di euro. Errata corrige: la mano di Mario Greco impugna le forbici dal giorno stesso in cui l’amministratore delegato è arrivato a Trieste. E ha prodotto risparmi per 780 milioni nel primo periodo, dunque partendo dal 2013 fino a tutta l’annata in corso. Erano in pochi a credere a Greco, quando aveva annunciato tale target. Ma la cifra è destinata a raddoppiare entro il 2018 con l’integrazione presentata a Londra all’investor day di fine maggio. Un taglio robusto: 1 miliardo e mezzo. Una virata mai vista sulle rive di Trieste e che le altre grandi compagnie assicurative europee hanno attuato in periodi molto più dilatati. Ma resta vera pure l’affermazione dell’incipit: la base nominale dei costi complessivi rimane invariata. Una contraddizione in termini apparente, un arcano che non è stato illuminato nemmeno nel corso dell’investor day, dove il top management del Leone ha indicato i nuovi ambiziosi obiettivi del piano industriale. Ma la soluzione è semplice: la somma non cambia, muta invece la consistenza di alcuni addendi in modo da evitare di andare con la scure sugli organici o sugli stipendi dei dipendenti.

In sostanza, i risparmi vengono destinati a implementare due specifiche voci di spesa: gli investimenti in tecnologie, sviluppo del business e formazione del personale (ulteriori 1,25 miliardi nel prossimo triennio fino al 2018); il recupero degli aumenti automatici garantiti ai dipendenti dai contratti tipici del comparto assicurativo. La seconda voce appare particolarmente delicata. In buona sostanza, il costo del lavoro aumenta ogni anno del 2,5% a livello mondiale per il gruppo del Leone, appunto per gli effetti delle previsioni di contratti particolarmente orientati a garantire il lavoratore man mano che aumenta l’anzianità di servizio. Parliamo di cifre molto importanti, poiché il costo del personale – sui 6,3 miliardi di costi totali – pesa per circa 5 miliardi e dunque, maturando un aumento del 2,5% all’anno, l’azione di contenimento costi ha arginato l’impatto dell’aumento della componente degli stipendi nella misura di circa 350 milioni nel triennio.

I 77mila dipendenti di Generali costano ogni anno il 2,5% in più, ma Greco ha sinora evitato di andare a discutere tali indicizzazioni automatiche. E non lo farà fino al 2018, cioè fino a quando il piano di taglio costi recupera dal contenimento di altre spese la maggiore incidenza del personale. Ma dopo il 2018 è difficile che non metta in questione aumenti contrattuali che non hanno eguali in altri settori produttivi. Sinora ai dipendenti Greco ha chiesto maggiore produttività, in modo da assicurare al conto economico esiti reddituali via via crescenti. Ma lo scenario di secondo periodo non sfugge a una revisione dei contratti di lavoro, salvo agire sull’altra leva: la riduzione del numero totale dei dipendenti. La prospettiva è comunque che sarà ridotto il costo del lavoro, poiché in parallelo vanno contraendosi i margini di profitto sotto la pressione di trasparenza e concorrenza.

La ristrutturazione della compagnia in Germania e in Francia, e nemmeno il cantiere attuato in Italia, non hanno comportato significative riduzioni degli assetti organizzativi e del numero dei lavoratori. Sinora il tema non è stato esaminato, perché è stato deciso di aggredire puntuali sacche di inefficienza di costo sulle organizzazioni, sulla logistica, sul versante procurement, sui fornitori. Per quanto riguarda la logistica, per esempio, ossia sedi e strutture, i risparmi sono stati pari a 80 milioni fino al 2016 e ulteriori 40 milioni tra 2017 e 2018. Tra Francia e Germania in particolare la riarticolazione della struttura produttiva ha implicato la chiusura di numerose sedi. Il medesimo schema sarà seguito a Milano, per esempio, quando – dopo il 2018 – sarà disponibile la nuova torre a CityLife, con il conseguente superamento della dispersione di sedi e uffici nella città. Un altro caso di risparmi significativi attiene alla centralizzazione delle attività di riassicurazione che, nei 4 rinnovi avvenuti da fine 2012 al 2015, ha generato un recupero di 445 milioni. Un nuovo progetto è in fase di valutazione per la gestione centralizzata dei prodotti Vita e Unit linked: se Italia e Germania sono i soli paesi che avrebbero la massa critica per candidarsi a tale polo, è probabile comunque che la sede della nuova piattaforma sia dislocata su una piazza europea fortemente specializzata nell’asset management e fiscalmente interessante.

Per la forma stessa di Generali, che tra Italia, Germania, Francia e paesi dell’Est europa determina l’80% dei propri risultati, va da sé che l’azione di contenimento costi è stata attuata a partire appunto da queste aree. Ma da qui al 2018 la stessa attitudine verrà scientificamente applicata anche agli altri paesi. Dopo di che probabilmente sarà aperto un capitolo tutto nuovo e a suo modo rivoluzionario nel placido e garantito mare del lavoro assicurativo. Anche questo aspetto motiva una frase ricorrente di Greco: il cammino per portare il Leone al top di efficienza e redditività è appena iniziato.

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