Opinione della Settimana

Squinzi: ora un welfare sostenibile

Giorgio Squinzi (2) Imc

(di Nicoletta Picchio – Il Sole 24 Ore)

«È uno dei problemi più importanti che bisogna risolvere: noi siamo pronti al confronto»

È il prossimo traguardo che riguarda il mercato del lavoro in tutti i suoi aspetti. Ed è il «terreno più sfidante» delle moderne relazioni industriali. «Sarebbe utile lavorare in sintonia e costruire un nuovo sistema di welfare più equo e solidale». L’obiettivo di Giorgio Squinzi (nella foto) è questo: una revisitazione del modello di welfare, un passo necessario se si vuole mantenere la «sostenibilità del nostro modello sociale. Il problema del welfare è uno dei più importanti che abbiamo da risolvere. Se non troviamo il modo di renderlo sostenibile sarà una catastrofe per il nostro paese». Su questi argomenti Confindustria si è già messa in moto: «Abbiamo elaborato un documento inviato all’attenzione del Primo ministro, venerdì o questa mattina (ieri). Credo si tratti di un dibattito fondamentale per il futuro del paese», ha continuato Squinzi. Il testo riguarda una «riflessione che include pensioni e sanità. Di fronte ad un paese che non cresce vedo sempre più vicino quello scenario di cui mi aveva parlato un ex presidente dell’Inps, e cioè che o cresciamo del 2% all’anno o rischiamo il default dell’Inps stessa».

Non bastano quindi le novità arrivate finora con il Jobs act e con i decreti collegati, che comunque vanno nella giusta direzione di relazioni industriali più moderne e al passo con la competizione. Bisogna andare avanti, rivedendo le regole della contrattazione, dopo «l’importante accordo sulla rappresentanza» e avviare una riflessione complessiva su ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro, formazione, oltre a capire, ha aggiunto il presidente di Confindustria, l’orientamento del governo sulle pensioni.

«Confidiamo – ha proseguito – che si apra a breve un confronto con tutte le parti interessate». Bisogna rinnovare il sistema di protezione sociale, la sfida più impegnativa per le relazioni sindacali. Squinzi ha affrontato questi argomenti sia in mattinata, concludendo l’assemblea di Federchimica, sia nel pomeriggio, all’assemblea di Confindustria di Monza e Brianza.

Il tema della salute è di «capitale importanza» da affrontare in una logica di innovazione (il documento è stato messo a punto dalla Commissione sanità di Confindustria, presidente Federico Nazzari). «I consueti tagli alla componente privata non fanno che mettere a repentaglio un asset fondamentale dell’economia italiana». Analogamente bisogna affrontare il secondo pilastro previdenziale. «Noi siamo pronti con le nostre proposte – ha rimarcato Squinzi – sono convinto che si possa trovare anche rapidamente quella sintonia che permetterebbe di definire un’intesa di rilevante portata per le imprese, i lavoratori, l’intera società».

Il presidente di Confindustria ha sollecitato il governo a non «smarrire la determinazione» sulle riforme. «Qualcosa e non poco si muove, sta cambiando», ha ammesso. Sono i numeri a darne la misura: 40 miliardi di soldi pagati dalla Pa; 5,6 miliardi di riduzione Irap; 2,6 miliardi di abbattimento degli oneri sociali nel 2015; diminuzione del costo dell’energia, decreto Poletti e Jobs Act, credito d’imposta sulla ricerca e patent box, internazionalizzazione; incentivi agli investimenti privati, anche in innovazione; alternanza scuola lavoro. Ma bisogna andare avanti; c’è bisogno della riforma dell’assistenza e del welfare, della burocrazia, di una revisione della spesa pubblica, di liberare al mercato le rendite monopolistiche. La riforma più difficile, ha aggiunto, è intervenire su quella cultura antindustriale «che è ancora ben diffusa e radicata». In mattinata Squinzi aveva affrontato la questione Grecia, dichiarandosi «moderatamente ottimista». E sull’Europa ha ribadito che è «pesante, lenta e divisa» e che occorre «un colpo d’ala» della politica per riappropriarsi del proprio ruolo. «Lavoro e sviluppo è il campo su cui si farà o meno l’Europa dei nostri cuori, altrimenti saremo destinati a sfaldarci», ha detto Squinzi, che ha anche chiesto più chiarezza sul piano Juncker, convinto che «di euro ne servirebbero il triplo».

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