
(di Dino Pesole – Il Sole 24 Ore)
Boeri presenta a Renzi, Padoan e Poletti le prime proposte sulla flessibilità in uscita. Proposte formalizzate l’8 luglio: il costo della revisione dei criteri di pensionamento dovrà essere finanziato all’interno del sistema previdenziale
Si riaccendono i motori sul dossier della previdenza, con una serie di proposte che l’8 luglio saranno formalizzate dal presidente dell’Inps Tito Boeri, con l’occhio rivolto alla prossima legge di Stabilità. Boeri ne ha discusso ieri al ministero dell’Economia nel corso di un incontro con il ministro Pier Carlo Padoan e con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Ricognizione preliminare, che Boeri ha illustrato anche al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con una serie di ipotesi tecniche sul tappeto relativamente al tema della flessibilità in uscita.
La tesi di Boeri è che una maggiore flessibilità dei criteri di pensionamento vada inserita in un disegno complessivo, che l’Inps presenterà a breve al Governo e al Parlamento nella logica che il “costo” della flessibilità in uscita debba essere compensato all’interno dello stesso sistema previdenziale. Uscite anticipate e al tempo stesso penalizzazioni sui trattamenti, come lo stesso Boeri ha anticipato nel corso della sua recente audizione in Commissione Lavoro della Camera: «La flessibilità – ha spiegato – deve avere un impatto neutro dal punto di vista attuariale, perché solo così la maggiore spesa sarà sostenibile anche rispetto ai vincoli che derivano dalla politica di bilancio monitorata dall’Unione europea e che consentono dei margini in situazioni economiche avverse».
Il tema delle pensioni, con riferimento alla copertura individuata dal governo (2,2 miliardi) per far fronte agli effetti della sentenza della Consulta sul blocco della perequazione per il 2012 e 2013 relativamente ai trattamenti superiori a tre volte il minimo Inps, è stato affrontato ieri dal Consiglio dei ministri che in serata ha approvato l’assestamento di bilancio per l’anno in corso e il Rendiconto generale dell’amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2014. Due atti dovuti, previsti dalle attuali norme di contabilità pubblica, su cui dovrà come di consueto esprimersi il Parlamento.




