Opinione della Settimana

Private banking: Unit linked, ai mega patrimoni piacciono le polizze-centauro

(di Pieremilio Gadda – Corriere Economia)

In quattro anni gli investimenti in questi asset sono passati da 36 a 56 miliardi. Assicurazioni in crescita del 55% nel «private»: ma adesso vincono i prodotti non tradizionali, a contenuto finanziario

Boom di prodotti assicurativi nell’industria «private». Negli ultimi quattro anni, gli asset riconducibili alle polizze sono cresciuti del 55%, passando da 36 a 56 miliardi. E se nel 2010 questa componente rappresentava in media l’8,4% dei portafogli sopra i 500 mila euro, a fine 2014 la quota è salita di quasi tre punti all’11,1%. Per comprendere le ragioni della corsa del comparto assicurativo, specialmente negli ultimi due anni, bisogna ricorrere alla metafora della staffetta: in una prima fase, la crescita è stata trainata dal ramo I, quello delle polizze vita rivalutabili che, secondo i dati dell’Aipb, vale circa la metà del comparto assicurativo nell’industria private.

Private banking - Raccolta assicurativa (Corriere Economia 06.07.2015) Imc

Cambio di filosofia

«Lo sprint di questo segmento era figlio del contesto di mercato: i tassi sempre più bassi hanno alimentato la richiesta di strumenti con rendimenti minimi garantiti», spiega Matteo Benetti, responsabile private banking di Credem. Poi, però, la compressione degli spread ha spinto le compagnie a rivedere le condizioni. In molti casi, i rendimenti minimi delle nuove polizze sono scesi a zero. «In prospettiva, le performance delle gestioni separate sono destinate a scendere, inevitabilmente, a mano a mano che i titoli in portafoglio emessi in fasi di mercato caratterizzate da tassi più elevati, giungono a scadenza. Per questo motivo — ricorda Elisabetta Grassi, esperta di life insurance di Ubs Italiaè meglio scegliere gestioni separate di dimensioni rilevanti e con una lunga storia alle spalle perché vantano una minore volatilità di flussi e rendimenti».

Multi-ramo

Negli ultimi sei-dodici mesi il testimone è passato al ramo III. Da un lato, condizioni meno appetibili sulle polizze rivalutabili hanno incoraggiato i clienti a privilegiare strumenti con rendimenti potenziali più elevati, come le unit-linked. Inoltre, i mini-tassi mettono in difficoltà le compagnie che propongono polizze con rendimenti minimi garantiti. Il terzo motivo ha a che fare con Solvency II, la direttiva europea destinata a ridisegnare il settore assicurativo a partire da gennaio 2016. In base alle nuove regole, le polizze di ramo I richiedono un elevato assorbimento di capitale, rendendole un business meno profittevole per le compagnie. La novità degli ultimi mesi sono le polizze multi-ramo, che mettono insieme ramo I e ramo III. «Si tratta di soluzioni molto interessanti soprattutto per ragioni di efficienza fiscale: permettono infatti di passare da una componente assicurativa all’altra senza far scattare il prelievo fiscale sul capital gain», ricorda Federico Taddei, responsabile marketing e business development di Ersel. Vale la pena ricordare infatti che per i prodotti assicurativi di risparmio e investimento il pagamento delle imposte è rimandato al momento dell’incasso del capitale.

Private banking - Copertura rischio (Corriere Economia 06.07.2015) Imc

Intanto, da inizio anno, sono venuti meno alcuni dei benefici fiscali tipici di questi strumenti: fino all’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2015, infatti, le plusvalenze delle polizze vita incassate dagli eredi dell’assicurato erano esenti da tassazione. Dal primo gennaio, invece, l’imposta sul capital gain si paga. «Molti operatori erano preoccupati per l’impatto di questo intervento. Ma i timori si sono rivelati infondati», rassicura Grassi (Ubs). «Intervenendo sulle polizze, la Legge di Stabilità ha fatto un po’ di chiarezza e reso il contesto normativo più nitido, restituendo dignità a un prodotto che in passato è stato interpretato erroneamente come uno strumento di arbitraggio fiscale», aggiunge Taddei.

In definitiva, i due vantaggi sostanziali delle polizze vita rimangono intatti: da un lato sono esenti da imposta di successione. «Dall’altro, non rientrano nell’asse ereditario: i contraenti sono quindi liberi di decidere liberamente chi saranno i beneficiari», ricorda Benetti. In caso di sinistro, poi, osserva Grassi, la liquidazione degli asset è molto più veloce (circa 30 giorni). Senza dimenticare altre caratteristiche molto apprezzate come l’impignorabilità e la non sequestrabilità del capitale. Per le polizze vita rivalutabili (ramo I) vale anche l’esenzione dal bollo sul deposito titoli.

Rimane però una considerazione generale: «Le polizze vita sono uno strumento utile per i clienti che hanno esigenze di ottimizzazione fiscale e pianificazione successoria. Ma non bisogna abusarne: è importante diversificare non solo in tema di asset class ma anche tra strumenti finanziari», aggiunge Taddei.

Negli ultimi anni, i costi di questi prodotti sono diminuiti ma si possono ancora trovare sul mercato strumenti molto cari. Prima di sottoscrivere il contratto è utile, quindi, mettere a confronto i costi complessivi (Ter) di vari prodotti.

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