Rassegna Stampa

In pagamento oggi i rimborsi ai pensionati

Pensionati (2) Imc

(di Roberto E. Bagnoli – Iomiassicuro.it)

Sono in pagamento oggi i rimborsi (molto parziali) degli arretrati a favore dei pensionati che nel biennio 2012-2013 sono stati esclusi dagli aumenti legati all’inflazione. Le somme, sotto forma di una tantum, vengono corrisposte a circa quattro milioni di pensionati. Per ottenere la somma non occorre alcuna richiesta. La restituzione sarà automatica per tutte le pensioni vigenti, anche quelle a favore dei superstiti, mentre in caso di decesso del pensionato (senza superstiti aventi diritto) la domanda dovrà essere presentata dagli eredi.

I conti dei rimborsi. L’ammontare dell’una tantum corrisposta con la rata di agosto sarà decrescente in base all’importo del vitalizio: qualcosa in più a chi ha un assegno basso, in meno a chi ha una pensione più ricca. Il rimborso va da 750 euro netti a chi sta fra tre e quattro volte il minimo (1.700 lordi) (poco meno a chi ha un assegno di 1.500 euro), a 295 euro netti, per chi ha 2.700 euro e quindi è nella fascia tra cinque e sei volte il minimo Inps (ancora meno chi è a ridosso dì tremila euro). In ogni caso, a nessun pensionato sarà rimborsato più del 40% del dovuto. Sopra i tremila euro lordi al mese non vi sarà alcuna restituzione.
Le somme arretrate sono assoggettate all’Irpef con i criteri ordinari: l’arretrato fino al 31 dicembre 2014 è soggetto a tassa- zione separata, quello relativo al 2015 a tassazione ordinaria.

Quanto si perde. Qual è il danno reale per i pensionati? Ecco qualche esempio. Il primo è relativo a un vitalizio di 1.500 euro lordi al mese, poco oltre la soglia di 1.403 euro, sempre al lordo dell’Irpef, che le ha negato l’adeguamento Istat per gli anni 2012 e 2013. A gennaio 2012 la pensione sarebbe dovuta salire a 1.541 euro. Questo il calcolo per fasce: 1.406 per 2,7% (100% Istat) uguale 38 euro, più il 2,43% (90% dell’indice Istat) di 94 euro (differenza tra tre e cinque volte il minimo), uguale a tre euro. Pertanto, per l’anno 2012 avrebbe diritto a un rimborso di 533 euro (41 euro per 13 mensilità). Per il 2013 la pensione sarebbe dovuta salire a 1.588 euro e, seguendo lo stesso ragionamento, avrebbe dovuto ottenere un rimborso di 1.144 euro (differenza tra 1.500 e 1.588 per tredici mensilità). In tutto, il risarcimento per il biennio di mancata indicizzazione si traduce in 1.677 euro lordi, pari a 1.376 euro netti. Ad agosto vengono rimborsati 708 euro. Il secondo esempio si riferisce invece a una pensione da 1.700 euro. Il risarcimento per il biennio risulta di 1.846 euro lordi (1.477 netti), mentre vengono restituiti solo ottocento euro circa. Per la pensione da 2.000 euro, infine, il credito ammonta a 2.173 euro lordi (1.739 netti), ma oggi il titolare ne ha ricevuto riceve soltanto 504.

Nuove regole nel 2016. Il recente decreto del governo sui rimborsi ha completamente ridisegnato le regole dell’indicizzazione 2012-2013, lasciando l’adeguamento all’inflazione nella misura del 100% alle sole rendite sino a tre volte il minimo (481 euro nel 2012 e 485 nel 2013) e confermando l’esclusione totale per gli assegni oltre sei volte il minimo. Invece, tra le tre e quattro volte (1.924 euro) il ricalcolo è stato fatto per il 40% (dell’indice Istat), tra le quattro e cinque volte (2.405 euro) per il 20% e tra le cinque e sei (2.886 euro) per il 10%. Per le rivalutazioni sul 2014 e 2015 il provvedimento del governo ha limitato al 20% le fasce interessate al trascinamento del ricalcolo previsto per il biennio precedente. Dal 2016 la rivalutazione diventerà un poco più generosa: salirà al 50%, garantendo così valori medi compresi tra i 66 e i 180 euro a seconda delle fasce.

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