Opinione della Settimana

Ddl Concorrenza, l’Ania ribadisce: costi per l’Rc auto destinati a salire

Rc Auto - Tariffe (6) Imc

(di Rossella Bocciarelli – Il Sole 24 Ore)

La relatrice Fragolent (Pd): mantenuto l’equilibrio. Minucci (presidente Ania): stravolto il ddl che puntava su più trasparenza a favore degli assicurati

Non si placa la polemica sullo stravolgimento del ddl Concorrenza avvenuto durante l’esame delle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera.

Resta al calor bianco, in particolare, la querelle fra gli assicuratori e i deputati delle commissioni di Montecitorio sul tema dell’Rc auto: l’Ania, infatti, sostiene che le modifiche introdotte a Montecitorio finiranno per far aumentare le polizze, invece di contribuire a ridurle. E lascia intendere che a snaturare il provvedimento di tutela della concorrenza in Parlamento abbia contribuito l’influenza di portatori di interessi specifici (i carrozzieri, gli avvocati, i sindacati..)

Silvia Fragolent, Pd, relatrice insieme al collega di partito Andrea Martella, sostiene: «Abbiamo mantenuto un giusto equilibrio fra la necessità di ridurre il costo dei premi, attualmente i più alti in Europa, e il diritto a un adeguato risarcimento per i danneggiati. Stupisce che sia proprio l’Ania a criticare i nostri lavori per il peso eccessivo delle lobby». Come dire: lobbisti sarete voi…

Ribatte il presidente dell’Associazione, Aldo Minucci: «È ben strano che i relatori, ai quali è affidato il compito di presentare i provvedimenti elaborati dal Governo, introducano emendamenti tali che stravolgono la portata del Ddl Concorrenza, vanificando le finalità che erano alla base della proposta di legge: aumentare la trasparenza a favore degli assicurati e determinare ulteriori riduzioni dei prezzi Rc Auto praticati in Italia, che sono ancora più alti di quelli di altri Paesi europei».

La differenza con l’Europa, secondo Minucci «è sostanzialmente imputabile al maggior costo dei sinistri pagati in Italia rispetto a quelli europei, costo determinato dai più alti valori dei risarcimenti erogati per i danni da lesioni gravi e per una spropositata presenza delle frodi assicurative rispetto agli altri Paesi. Tutti gli emendamenti approvati dalla Commissione peggiorano questa situazione, checché ne dicano i relatori».

Ma quali sono le modifiche oggetto del contendere? Essenzialmente, si tratta di emendamenti introdotti a tre importanti capitoli del provvedimento presentato dal governo. Il primo capitolo è quello che riguarda le disposizioni anti-frode. Tra le cosiddette clausole di sconto previste originariamente nell’articolato del disegno di legge, è stata abrogata la rinuncia alla cedibilità del credito, il risarcimento in forma specifica, il risarcimento per equivalente con comunicazione dell’autoriparatore. Soprattutto, è stata modificata e resa inefficace la disposizione che prevede l’identificazione dei testimoni entro il termine di presentazione della denuncia di sinistro.

Secondo gli emendamenti introdotti, inoltre, l’Ivass sarà chiamata a definire una percentuale di sconto minima, in favore di quanti risiedono in regioni con un tasso di sinistrosità superiore alla media nazionale (come la Campania), che non abbiano provocato incidenti negli ultimi cinque anni e abbiano installato una scatola nera. L’Ania sostiene che questa disposizione, in particolare, è contraria alla normativa europea, che ritiene illegittimo qualunque intervento che limiti la libertà tariffaria. Ma soprattutto, afferma, la norma appare destinata a determinare un rialzo dei prezzi nelle regioni più “virtuose” che non sono, necessariamente, solo le regioni del Nord.

Un altro emendamento al progetto del governo cambia le tabelle per macro e micro lesioni e introduce il danno morale (che secondo una sentenza della Cassazione dovrebbe essere invece valutato caso per caso dal giudice). Al danno morale si aggiunge poi un’ulteriore personalizzazione da parte del giudice (pari al 30%).

La terza modifica al progetto del governo, infine, fa cadere la liberalizzazione dei fondi pensione, che prevedeva la piena portabilità non solo dei contributi a carico dei lavoratori ma anche di quelli a carico del datore di lavoro e avrebbe aperto il mercato dei fondi pensione, oggi dominato dalle gestioni collettive.

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