Opinione della Settimana

«Generali, nessun reato per gli ex vertici»

Generali - Leone alato (2) Imc

(di Corrado Barbacini – Il Piccolo)

La maxi-inchiesta avviata nel 2013 su sette operazioni finanziarie: il pm chiede l’archiviazione per Perissinotto e Agrusti

Nessun reato da parte dell’ex ad di Generali, Giovanni Perissinotto e dell’ex Cfo Raffaele Agrusti nella maxi-inchiesta su sette operazioni finanziarie, avviata nell’autunno 2013. Lo scrive il pm di Trieste Matteo Tripani, che ha chiesto al gip Guido Patriarchi l’archiviazione del procedimento a carico dei due manager. Nell’inchiesta aperta all’epoca anche dal pm Federico Frezza, Perissinotto (difeso dall’avvocato Giovanni Borgna) e Agrusti erano accusati di «ostacolo all’esercizio delle autorità pubbliche di vigilanza» per aver apposto il proprio nome in calce a sette operazioni ritenute da Consob e Ivass irrispettose dei vincoli di governance, oppure per non avere dato comunicazioni al cda del Leone. Non ci sarebbe stato alcun reato in ogni caso anche per difetto di querela.

Nella richiesta d’archiviazione il pm rileva comunque che «l’esame degli investimenti ha evidenziato decisioni prese individualmente, in violazione delle deleghe conferite dal cda e comunque non comunicate allo stesso cda nemmeno in seguito». Viene riportata in proposito una dichiarazione dell’ex responsabile dell’area risk&capital management di gruppo Amerigo Borrini: «In questa azienda il potere dell’amministratore era totale, era lui (Perissinotto, ndr) il capo». Anche in questo senso, perplessità da parte del pm vengono rilevate riguardo a «difficilmente comprensibili» logiche di investimento del patrimonio di una società assicurativa. Si parla poi di «assenza di rigorose istruttorie, costante impiego di veicoli offshore per rendere le operazioni difficilmente tracciabili, invisibili al cda e indirettamente alle autorità di vigilanza». Il tutto, secondo il pm, «agevolato da una palese inadeguatezza dei sistemi di controllo interno».

Sette come detto le operazioni finanziarie ritenute irrispettose dei vincoli di governance per inosservanza delle procedure o mancanza di comunicazioni al cda. Operazioni che avevano come interlocutori Palladio (Meneguzzo), Finint (Marchi e De Vido) e Valbruna, soci di Generali tramite i veicoli Ferak e Effeti ma anche, notoriamente, in rapporti stretti con gli ex manager di Generali. Si tratta in particolare di un investimento fatto tra il 2000 e il 2002 per 52 milioni di Capital Appreciation; di impieghi per 70 milioni nel 2003 verso Cartooner Enterprises; del finanziamento di una società Finint nel 2007 per 40 milioni; degli investimenti nell’offshore World global opportunities di 180 milioni in bond attraverso la finanziaria Allbest per l’acquisto di quasi il 3% dell’Ilva. C’è poi il coinvolgimento di Generali, attraverso Wgo, nell’operazione con cui il colosso bancario britannico Hsbc aveva sottoscritto nel 2007 il 49% della finanziaria di controllo del gruppo Palladio Finanziaria. Infine, i 150 milioni finiti nel fondo Vei e 50 milioni relativi a un bond Finint.

Lo scorso marzo il gip Laura Barresi aveva disposto, sempre su richiesta dei pm Frezza e Tripani, l’archiviazione di un fascicolo-stralcio della vicenda finanziaria. Lo stralcio ha riguardato il presunto ostacolo all’attività di vigilanza relativo a un finanziamento ibrido da 500 milioni della compagnia emesso nel 2008. Con Perissinotto e Agrusti in quella circostanza erano stati coinvolti nell’inchiesta-stralcio il responsabile dell’area risk&capital management di gruppo Amerigo Borrini e la responsabile della funzione debito e tesoreria Giovanna Coen. In particolare, la vicenda riguardava l’emissione da parte di Generali nel 2008 dello strumento ibrido per 500 milioni sottoscritto da Mediobanca su cui l’Isvap aveva dato autorizzazione. Nelle comunicazioni della compagnia all’autorità di vigilanza – oggi Ivass – non si faceva però riferimento all’opzione di riacquisto del bond che la compagnia si era assicurata dopo due anni dall’emissione.

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