Opinione della Settimana

Previdenza, che Boeri aggiusti il tiro

Calcolo - Previdenza Imc

(di Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica – Milano Finanza)

Attesa da 20 anni, La Mia Pensione è un passo importante sulla strada della trasparenza. Ma la scelta di ipotesi troppo ottimistiche può avere un costo sociale da non sottovalutare. Ecco come migliorarla

La pensione futura non può essere calcolata ma solo stimata, perché dipenderà da alcune variabili: ad esempio l’età di pensionamento si modificherà in automatico con l’adeguamento della speranza di vita e il rendimento dei contributi si basa sulla crescita del pil nominale. Vi sono poi modifiche relative al lavoratore, tra le quali i contributi (che possono interrompersi) e la carriera, ch genera aumento di contributi o loro diminuzione (in caso di ridimensionamento). Per poter valutare un evento futuro in condizioni di variabilità si adoperano simulatori. A questo serve La mia pensione, il simulatore pensionistico Inps al quale hanno acceduto già quasi un milione di lavoratori e che è da considerarsi, senza dubbio, un fatto positivo. Era infatti da 20 anni che i lavoratori italiani attendevano una indicazione sulla pensione attesa dall’Istituto di Previdenza, in assenza della quale si erano diffusi vari strumenti di calcolo della pensione realizzati dal mercato delle previdenze private. Ben diverso è tuttavia avere una stima da chi è interessato a vendere previdenza piuttosto che una simulazione ufficiale da parte di chi possiede il nostro estratto conto previdenziale e non dovrebbe avere interessi a rappresentare un dato più ottimista o pessimista di quello che è possibile stimare sulla base di ipotesi ragionevoli.

Abbiamo pertanto accolto con grande favore la diffusione del simulatore Inps, finché non abbiamo cominciato a ricevere richieste di supporto da parte di lavoratori che avevano difficoltà a comprendere quello che veniva loro rappresentato. In sintesi, esaminando diverse posizioni, si evidenzierebbe che la pensione che i simulatori ipotizzano potrebbe essere più generosa di quella che sarebbe ragionevole stimare. Per quale motivo? E quali sono gli esiti? I motivi sono tecnici, le cause forse anche politiche. Da un punto di vista tecnico, il simulatore Inps ipotizza un rendimento reale dei nostri contributi pari all’1,5%. Questo è in linea con le previsioni pubbliche future ma del tutto distante da ciò che sta accadendo da diversi anni e l’ottimismo dell’ipotesi aumenta il valore delle pensioni future. C’è poi una ulteriore ipotesi che viene fatta, che è quella secondo cui i redditi e i contributi cresceranno più dell’inflazione. Il che, nuovamente, può essere plausibile ma certo non prudente. Peraltro la crescita è ipotizzata anche per gli autonomi, che sono soggetti più a oscillazioni che non a crescite lineari.

Ora, è vero che il simulatore consente di modificare alcuni parametri, ma in assenza di competenze specifiche dell’utente il risultato ci pare poco coerente con la prudenza che dovrebbe contrassegnare la comunicazione su un tema tanto delicato. È poi da valutare se la scelta di essere ottimisti sia solo tecnica o anche politica. Prospettare stime di pensioni sostanziose potrebbe interessare infatti sia chi ha realizzato le recenti riforme, che può vantarsi di aver preservato le prestazioni, sia chi teme che se i cittadini leggono importi preoccupanti si rivolgano in massa al mercato delle previdenze private, poco regolamentato in termini di qualità della consulenza. Morale della favola: si rischia che una intenzione positiva si possa trasformare in una deresponsabilizzazione di tanti lavoratori che non vedevano l’ora di sentirsi dire che la pensione in fondo non è un problema particolarmente preoccupante. Inoltre, il simulatore Inps monopolizzerà le simulazioni, mettendo fuori gioco i calcola-pensione del mercato privato, percepiti come meno affidabili rispetto all’informazione ufficiale anche quando potrebbero non esserlo. In sintesi, ci pare che oggi a La mia pensione manchino la comunicazione della variabilità delle stime in funzione di diversi scenari e l’educazione all’incertezza, temi che richiedono molta attenzione.

Come si può uscire da queste secche? In due modi: rendendo le simulazioni più caute, il che richiede di affiancare all’ipotesi attuale scenari più in linea con la prudenza. In secondo luogo occorre consentire ai lavoratori di comprendere l’effetto delle variabili sul loro destino, offrendo ai lavoratori degli educatori di qualità che diano le necessarie garanzie di professionalità ed etica professionale e aiutino a destreggiarsi tra le ipotesi consentite dai simulatori. Su questo punto sarebbe utile effettuare una riflessione tecnico-politica che coinvolga i vari soggetti interessati (Governo, Inps, sindacati, patronati, mercato, associazioni consumatori, università e istituti di ricerca, società di consulenza, autorità di controllo). Potrebbe essere utile una riflessione sulla possibilità di ampliare la variabilità delle stime del simulatore e lanciare un programma di educazione e consapevolezza sui perché, i quando e i quanto connessi alla nostra pensione. L’alternativa è che si sottovaluti un tema cruciale e che i lavoratori si accorgano che la pensione è davvero inadeguata quando non hanno più il tempo per porvi rimedio.

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