Opinione della Settimana

Diffondere la cultura previdenziale

Educazione Finanziaria (2) Imc

(Fonte: Focus Risparmio Magazine)

Per una corretta pianificazione di lungo periodo non si può prescindere dalla pensione. Ma in Italia manca la cultura. Si vive ancora sui retaggi del passato. Brambilla (Itinerari previdenziali): “Lavorare su informazione ed educazione”

Nella pianificazione del proprio futuro e di un portafoglio di investimenti con un orizzonte di lungo periodo non si può prescindere dall’aspetto previdenziale e quindi dagli obiettivi pensionistici. Ma in Italia c’è davvero una scarsa cultura da questo punto di vista. Basti pensare che, facendo un rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il Pil del Paese, l’Italia si colloca nelle parti basse della classifica degli Stati più virtuosi. Il peso ponderato medio dei Paesi Ocse è al 70% (quindi il patrimonio dei fondi pensione rappresenta circa il 70% del Pil), l’Italia, invece, è al 7%. “Un problema che ha dei retaggi storici – spiega a Focus Risparmio Alberto Brambilla, docente all’Università Cattolica e presidente del comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali. Come successo in Grecia e Portogallo, l’Italia aveva un sistema di calcolo, basato sulla media dei redditi degli ultimi 5 anni, che garantiva delle prestazioni pensionistiche molto elevate. Quindi prima non si pensava alla pensione. E oggi abbiamo quasi 7 milioni di pensionati (su 16,3 milioni, ndr) che sono più o meno assistiti dallo Stato, in toto o in parte. Insomma, una volta si andava in pensione senza versare niente. E ancora oggi viviamo di quel retaggio”.

È arrivato il momento di cambiare, però.

Assolutamente. Oggi non c’è più il sistema retributivo. La pensione dipende da quello che versiamo in tutta la nostra vita lavorativa. E i contributi che pesano di più sono i primi, in quanto si rivaluteranno per un periodo maggiore. Bisogna cambiare mentalità e far capire che la previdenza complementare oggi è più importante che mai.

Come fare?

Le persone, i ragazzi, si formano se la scuola, la famiglia, lo Stato e gli educatori fanno la giusta informazione. Quello che bisogna far capire è che la popolazione sta invecchiando e che in futuro ci saranno sempre meno risorse. Di conseguenza è necessario prepararsi e predisporsi per il futuro. Solo così è possibile generare un comportamento positivo, un circolo virtuoso. Purtroppo, a parte la parentesi del 2007 con i sei mesi di silenzio-assenzo, oggi né la scuola, né lo Stato, né la famiglia fanno più questo lavoro. Anzi, si continua a sentire la solita tiritera, che i salari sono pochi e che non è possibile mettere da parte i soldi.

Quindi non crede nel problema dei bassi salari.

No, anche perché prima di noi nella classifica dei più virtuosi da un punto di vista previdenziale ci sono Paesi che hanno un reddito pro capite più basso del nostro. All’inizio dell’età lavorativa, ipotizzando una retribuzione di 15mila euro, bastano meno di 400 euro per cominciare a costruirsi una pensione. E poi non dimentichiamoci che una parte consistente di quello che versiamo alla previdenza è pagata dallo Stato. Il vero problema non è il salario, ma la scarsa informazione.

Eppure le campagne informative non mancano.

Ma bisogna fare molto di più. Da questo punto vista va dato merito a Tito Boeri (è il presidente dell’Inps, ndr), che ha lanciato l’operazione La Mia Pensione per permettere ai cittadini di calcolare il proprio assegno pensionistico. In una carenza totale di informazione è l’unico vero spiraglio. È fondamentale che tutti capiscano che le maggiorazioni sociali e tutti quei vantaggi di cui oggi beneficiano 7 milioni di persone non ci sono più per chi ha cominciato a lavorare dopo l’1 gennaio del 1996.

Ci sono altre strade?

La strada maestra è rifare un semestre di silenzio-assenso, che non costa poi tanto in termini di promozione e pubblicità. Dopo il semestre del 2007 abbiamo più che raddoppiato il numero degli iscritti alla previdenza complementare, passando da 3 milioni a quasi 7 milioni. Certo poi c’è stata crisi e altri problemi. Ma sono convinto che oggi un nuovo semestre potrebbe scaldare nuovamente i motori, magari portandoci a 10-11 milioni di iscritti. E poi occorre una campagna che valorizzi anche la nostra normativa, che è stata considerata una delle migliori in sede Ocse.

La normativa sarà anche stata elogiata, ma l’aumento della tassazione sui fondi pensione non è stata certo una bella mossa.

Io ho fortemente criticato l’innalzamento delle tasse (sono passate dall’11,5% al 20% per i fondi pensione e dal 20% al 26% per le casse dei liberi professionisti), così come ho criticato l’operazione Tfr, ovvero l’anticipo in busta paga del trattamento di fine rapporto. Personalmente sono contento di come si stia muovendo il governo Renzi, ma in questo caso ha dimostrato di avere una scarsa visione. Eppure Matteo Renzi è un uomo con una visione di lungo termine. Evidentemente è stato consigliato male e auspico che al più presto si torni a ridurre le imposte. Così come auspico che il governo intervenga per agevolare le Long Term Care, ovvero le polizze per la non autosufficienza.

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