Opinione della Settimana

Assicurazioni: Bruxelles apre sugli investimenti e corregge Solvency II

Unione Europea (3) Imc

(di Antonio Pollio Salimbeni – Il Sole 24 Ore Radiocor via Borsa Italiana – Parte 1, Parte 2Parte 3)

Attualmente la capacità di finanziamento delle assicurazioni è sottoutilizzata. Finora hanno investito in infrastrutture circa 22 miliardi, pari a meno dello 0,3% dei loro asset. Troppo poco nel momento in cui è partita (lentamente) l’operazione investimenti europea che, avviata con un obiettivo iniziale di 315 miliardi in tre anni, dovrà essere sostenuta sempre più da capitali privati per fronteggiare un bisogno di finanziamenti in progetti nei settori energia, trasporti e tlc, calcolato dalla Bei in almeno duemila miliardi al 2020. Di qui nasce il pacchetto della Commissione europea per superare barriere e svantaggi che frenano o impediscono alle assicurazioni di investire. L’aggiustamento della legislazione denominata Solvency 2 ha l’obiettivo di facilitare le società di assicurazione a investire nei progetti infrastrutturali e nel nuovo Fondo europeo per investimenti di lungo termine (originato dal Piano Juncker da 315 miliardi in tre anni) riducendo la riserva di capitale relativa all’investimento.

Secondo Solvency II, tutti gli investimenti in “equity” hanno attualmente una calibrazione del rischio del 30% del valore, rispetto all’equity non quotato che arriva al 49% ed è la categoria nella quale si ritrova la maggior parte di questa formula di investimento nel settore dei progetti infrastrutturali. Le azioni quotate nei mercati regolamentati o nelle sedi multilaterali di negoziazione hanno una calibrazione del rischio del 39%.

Il carico sul capitale per gli investimenti “qualificati” nella forma di bond o prestiti viene ridotta per varie scadenze e varie categorie di qualità del credito. Per un bond ventennale con categoria 3 di qualità del credito (la scala è da 0 a 6), la nuova calibrazione sarà di un fattore rischio del 20% invece di 30%. L’effettiva riduzione della calibrazione del rischio rispetto alla formula precedente è di oltre il 30% per i bond di categoria qualità di credito 3 e di oltre il 40% per i bond non valutati che sono ammessi alla “qualificazione”.

Più avanti la Commissione studierà la possibilità di ridurre gli oneri sul capitale per gli investimenti in debito ed “equity” nelle società di infrastrutture.

Le assicurazioni potranno investire attraverso i fondi gestiti incluso in particolare i fondi Eltif (European long term investment funds), che sono essenzialmente fondi “equity” che investono prevalentemente in società non quotate che hanno bisogno di finanziamenti a lungo termine, piccole e medie imprese incluse. Le azioni detenute da tali fondi avranno la stessa calibrazione del rischio delle azioni quotate sui mercati regolamentati: 39% invece del 40%). Se investono in infrastrutture “qualificate” la calibrazione sarà del 30%. Infine, le azioni emesse da tali fondi avranno una calibrazione del 39%.

La Ue apre così definitivamente alla riscrittura di Solvency II come da tempo richiedono diversi governi e lo stesso settore assicurativo. La necessità di rafforzare il finanziamento delle infrastrutture europee per via di mercato (essendo la via pubblica deficitaria) ha messo le ali ai piedi alla Commissione europea che oggi riconosce apertamente che “molte società di assicurazioni sono riluttanti a investire perché sono obbligate a detenere un alto livello di capitale a fronte degli investimenti”.

Le misure varate oggi dalla Commissione seguiranno un percorso rapidissimo: Parlamento e Consiglio hanno tre mesi di tempo per esercitare il loro diritto di obiezione con la possibilità di avere una estensione di altri tre mesi. Tale diritto comprende anche il diritto di respingere gli emendamenti a Solvency II, ma, ha assicurato oggi il responsabile dei mercati finanziari Jonathan Hill, c’è pieno consenso sulle misure proposte oggi. Di conseguenza, tutto sarà in vigore dal primo gennaio 2016.

Vediamo in dettaglio di che cosa si tratta. Nel regolamento sulle assicurazioni viene intanto definito un concetto nuovo di qualificazione degli investimenti in infrastrutture: deve trattarsi di investimenti il cui rischio ha caratteristiche migliori di altri investimenti in infrastrutture per cui gli assicuratori possono detenere un livello di capitale più basso. Tale rischio diverso è giustificato dal fatto che rientra nell’operazione del Piano Juncker. Gli investimenti “qualificati”, distinti dagli altri, beneficeranno di una calibrazione inferiore. Per esempio il fattore di stress per un investimento in “equity” passa dal 49% al 30%.

Poi si permetterà a tutti gli apporti che entreranno nel Fondo europeo di lungo termine per gli investimenti di beneficiare dei requisiti di capitale ridotti in modo da portarli alle stesse condizioni previste per gli investimenti nell’European Venture Capital Fund e negli European Social Entrepreneurship Funds (trattandosi di partecipazioni negoziati sui mercati regolati). Inoltre concede alle “equities” negoziate nelle piattaforme multilaterali di “trading” lo stesso onere di capitale applicate alle “equities” negoziate nei mercati regolamentati e ed estende l’applicazione delle misure transitorie per gli investimenti in “equity” alle “equities” non quotate per evitare l’improvviso ritiro degli assicuratori dagli investimenti.

Per poter beneficiare dei vantaggi di capitale, i progetti infrastrutturali devono essere in grado di generare cash-flows prevedibili e di fronteggiare situazioni di stress. Gli investimenti possono consistere in azioni, obbligazioni o prestiti e gli assicuratori devono detenere l’investimento in bond fino alla loro scadenza.

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