Opinione della Settimana

Torino: Città Salute, 3 milioni il costo delle polizze per assicurare i medici

Città della Salute e della Scienza di Torino(di Vera Schiavazzi – la Repubblica Torino)

Tre milioni di euro: è la somma che, ogni anno, la Città della Salute (di Torino, ndIMC) paga per assicurare i propri medici, dopo aver messo insieme le polizze di tutti i suoi ospedali: molto, ma meno che in passato. La colpa medica, e la conseguente medicina difensiva che ormai contagia buona parte dei chirurghi, i ginecoloci e le ostetriche, gli ortopedici e gli specialisti di chirurgia plastica non è soltanto una voce costosa, e temuta, sia dagli ospedali sia dai medici (ai quali tocca pagare per conto proprio in caso di dolo o colpa grave). Ma è anche un modo diverso di vivere la medicina, affrontando il minor numero di interventi possibili.

«Oggi – dice Alessandro Stiari, della direzione dell’ospedale – viaggiano su 120 o 130 richieste di risarcimento civile all’anno. I nostri medici legali studiano ognuna di loro, e se ritengono che sia più economico ed efficiente pagare in via transattiva non si arriva nemmeno al processo. E i processi hanno tempi lunghi: stiamo discutendo ora vicende di dieci anni fa». La Corte dei Conti può, a sua volta richiedere ai medici condannati per un comportamento che implica una “grave negligenza” di rimborsare le spese. «Solo 30 o 40 richieste di rimborso all’anno finiscono davvero in giudizio – aggiunge Stiari –. Ginecologia, ortopedia e Pronto Soccorso sono i reparti più colpiti».

Mauro Salizzoni, il chirurgo dei trapianti di fegato, preferisce andare in giudizio: «Se posso, mi sottraggo sempre agli aggiustamenti proposti dall’ospedale. Credo che spesso si paghi troppo, anche quando abbiamo ragione. C’è un medico legale che stabilisce quanto potrebbe essere il danno e ci consiglia se fare un’offerta primao andare al processo, offrendo alcune decine di migliaia di euro. Ma i pazienti dovrebbero anche sapere che questa medicina difensiva porta con sé molti guai, spaventa soprattutto i giovani che pensano al processo prima che alle circostanze, e spesso li dissuade dal fare ciò che andrebbe fatto in quel momento. Io invece credo che se abbiamo fatto tutto come doveva essere fatto sia meglio andare in tribunale».

Per Vittorio Nizza, avvocato specializzato in sanità, che ora difende soprattutto i medici dopo essersi esercitato per anni nell’accusa, «il diritto penale in questo campo è ormai pressoché finito, grazie a norme che consentono alle Procure di archiviare quasi tutto, e a processi d’appello che cancellano anche le poche condanne ottenute. Va meglio con la Cassazione, che fornisce pareri chiari e non sempre di assoluzione. Ormai ci occupiamo solo di casi gravissimi, a cominciare da quelli dei morti». In compenso, nel civile, il consenso informato non basta più a sottrarre i medici al processo: «Per questo – dice Nizza – vanno a processo soprattutto i chirurghi plastici».

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