Opinione della Settimana

La svolta di Fondazione Enasarco sulla governance

Brunetto Boco Imc

(di Mauro Romano – Milano Finanza)

Il presidente Boco parla delle elezioni della prossima primavera: col nuovo statuto abbiamo compiuto un passaggio epocale

«Una doppia premessa generale mi sembra utile e opportuna per tutti e in primo luogo per gli agenti e i rappresentanti di commercio. Se la Fondazione Enasarco realizzerà la prossima primavera le prime elezioni della sua storia per scegliere i propri vertici, questo risultato storico è frutto della volontà e della determinazione dell’attuale cda e del sottoscritto in quanto presidente della Cassa. Abbiamo voluto, con impegno, forza e responsabilità che Enasarco, attraverso il nuovo Statuto, compisse questo passaggio epocale verso un assetto di governance più democratico e rappresentativo. Nessuno ci potrà negare questo traguardo e noi non lo disperderemo infilandoci in polemiche inutili». Brunetto Boco (nella foto), presidente della Fondazione Enasarco, è un fiume in piena e con la foga di chi ha vissuto anche momenti difficili e subito attacchi strumentali e ingenerosi, non ci sta né a farsi trascinare in polemiche né, al contrario, a sottacere i risultati raggiunti.

Domanda. I dirigenti dell’Anasf, l’Associazione dei promotori finanziari, rivendicano l’elettività degli organi quasi come un loro risultato.

Risposta. Insisto: non voglio fare polemiche. Di fronte a quello che abbiamo realizzato noi, ogni polemica finirebbe per alimentare contese che speriamo confinate al passato. Questo, però, non mi impedisce di svolgere due osservazioni. La prima è che a rappresentare una categoria così importante, come quella dei promotori, non è solo l’Anasf. La seconda è che gli stessi vertici dell’Anasf, presenti e futuri, e i loro associati dovrebbero cogliere questa occasione per riflettere sulle loro mosse di questi anni. È giusto che i promotori finanziari, attraverso i loro rappresentanti, partecipino alla governance della Fondazione. Ma questo potrà accadere anche perché l’attuale cda ha varato il nuovo Statuto. In secondo luogo, ritengo che dovrebbero cercare un accordo con le organizzazioni che tradizionalmente hanno garantito la gestione della Cassa.

D. Il suo è certamente un messaggio istituzionale positivo e di rasserenamento del clima. Ma non si può non notare che anche recentemente il presidente di Anasf ha continuato a parlare di mala gestio, di preoccupazioni per la sostenibilità finanziaria della Cassa, dei limiti del Piano Mercurio, tornando addirittura sulla passata richiesta di commissariamento della Fondazione.

R. Anche per tutto questo ho invitato i dirigenti egli associati Anasf a riflettere sulle loro mosse e sulle loro parole. Spero che lo facciano in un clima nuovo. La Fondazione non è come l’hanno descritta. Aggiungo: e meno male che non lo è, anche per le loro future pensioni. E se entreranno negli organi di gestione futuri non potranno fare altro che riconoscerlo compiutamente. Della richiesta di commissariamento non vale la pena parlare: hanno fatto giustizia di questa operazione abnorme e strumentale – da chiunque sia venuta – i Ministeri vigilanti.

D. A quali aspetti della gestione fa riferimento?

R. Penso che in questi anni abbiamo cambiato il volto della Fondazione. Il bilancio 2014 è, da un lato, il punto di arrivo della gestione realizzata dall’attuale cda negli ultimi quattro anni e, dall’altro, il punto di ripartenza verso traguardi più ambiziosi. La Fondazione è finanziariamente e patrimonialmente in buona salute ed è destinata a valorizzare le prospettive positive negli anni a venire. La compattezza di questo cda, il senso di responsabilità delle parti sociali insieme con il costante impegno di una struttura tecnica rigorosa e altamente professionale, hanno permesso di conseguire i risultati del bilancio 2014, chiuso con 92 milioni di utili, e più in generale di autoriformare la Cassa, dotandola di strumenti di gestione e di controllo più efficaci, trasparenti e funzionali rispetto agli obiettivi perseguiti. Va sottolineato, però, che nel corso del 2014, attenendosi a criterii di massima prudenza, il cda ha scelto di accantonare in un apposito fondo del passivo la plusvalenza da apporto immobiliare, pari a 103 milioni. Considerato tale accantonamento, il risultato di esercizio sarebbe stato ancora più brillante perché positivo di oltre 195 milioni, +93% rispetto all’esercizio precedente.

D. E sul Piano Mercurio che cosa risponde?

R. Un caso di successo gestionale in tutta Europa. In anni di crisi terribile, con la stretta sui mutui e un mercato immobiliare bloccato, la Fondazione è riuscita a vendere 10 mila appartamenti su 17 mila con introiti rilevanti e secondo le attese. Che altro dobbiamo aggiungere. Semmai mi farebbe piacere vedere i promotori al nostro fianco nella rivendicazione di una tassazione equa per le Casse a differenza di quello che è avvenuto con gli incrementi della pressione fiscale degli ultimi anni sulla ricchezza creata proprio dalle Casse di previdenza.

D. Guardiamo al futuro: quale è la prossima tappa strategica?

R. Una riforma sostenibile del welfare che guardi di più e più a fondo non solo alla previdenza ma anche alle altre fasi della vita e dell’attività professionale degli iscritti, come l’ingresso al lavoro o i momenti di difficoltà. Un welfare che non sia indifferenziato, ma magari a misura delle specifiche categorie di professionisti iscritti e, in questo senso, tarato anche sulle esigenze degli stessi promotori.

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