Opinione della Settimana

Napoli: Cardarelli, ko da risarcimenti. In 5 anni chiesti 49 milioni

Napoli - Ospedale Cardarelli Imc

(di Maria Pirro – Il Mattino)

Le richieste di risarcimento danni già superano al Cardarelli i 20 milioni di euro all’anno, e con il tempo potrebbero diventare insostenibili. Sia per l’azienda, sia per chi chiede aiuto in ospedale, poiché le somme destinate a coprire la polizza e alcuni incidenti vengono sottratte dai fondi destinati all’assistenza sanitaria. Tra il 2011 e il 2014, gli importi pagati o, nel linguaggio più tecnico, «riservati» ai sinistri in corsia sono infatti passati da 3,7 milioni a 20,7 milioni. Chiesti in 5 anni un totale di 49,3 milioni.

Certo, a carico di broker e compagnie assicurative che sempre più spesso sono d’origine inglese, come certifica la ricerca realizzata da Antonio Coviello, docente di marketing assicurativo all’università Suor Orsola Benincasa e ricercatore del Cnr. Ma, dal 31 luglio 2015, il Cardarelli è rimasto anche senza polizza, ovvero senza paracadute. «Secondo i dati premilinari, solo nei primi cinque mesi del 2015, sono 44 i ricoveri al centro di un contenzioso con un costo stimato in 9,6 milioni», aggiunge il professore.

E, a giudicare dall’ultimo maxi risarcimento stabilito dal Tribunale civile, in favore della famiglia di un uomo di 61 anni che è morto il 31 ottobre 2008, la cifra sembra destinata ad aumentare (anche se, nel merito di questa vicenda, resta da chiarire a chi spetterà provvedere). «Di certo, la sentenza potrebbe fare scuola per altre cause temerarie» dice preoccupato il direttore sanitario, Franco Paradiso, che spiega: «Il procedimento penale correlato si è chiuso con l’archiviazione. Nessuna colpa medica è stata accertata». Visto il verdetto, i vertici dell’ospedale sono impegnati «sia a valutare la possibilità di presentare ricorso in appello, sia a individuare altre eventuali responsabilità nel decesso». Un problema, ragiona Paradiso, è poi la difesa davanti ai magistrati. «In questo caso il Cardarelli è stato condannato in contumacia, anche se aveva dato mandato a un legale dell’avvocatura regionale». Quanto alla polizza assicurativa non rinnovata, «i costi ammontano a 3,5 milioni all’anno, e sono sempre maggiori».

Non solo. «Al risarcimento di una parte dei sinistri, fino a 350 mila euro, deve provvedere direttamente l’azienda. Le condizioni sono molto onerose», dice Paradiso. «Si è deciso di aspettare a stipulare il nuovo contratto per valutare la possibilità di una diversa forma di gestione, anche autonoma». Non bastasse, accade che le gare vadano deserte, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, dove il numero delle denunce è più alto (secondo alcune stime, pari al 44,5 per cento del totale in Italia). Il risultato? «Le Asl e gli ospedali in Campania oggi sprovvisti di polizza sono diversi, probabilmente la maggioranza. Forse, anche per far quadrare i conti? Ma si tratta di un risparmio fittizio». Rileva Coviello: «Manca un ordinamento regionale sull’obbligo delle coperture assicurative e si nota un’autentica discrezionalità, da azienda ad azienda, nel fronteggiare i rischi. La conseguenza è che le famiglie campane vengono risarcite in maniera diversa, c’è una sperequazione e una suddivisione tra cittadini di serie A e di serie B».

Il problema delle polizze travolge le aziende, gli ammalati, e anche i professionisti. I medici di famiglia in Campania, per esempio, segnalano un’impennata, del 30 per cento in due anni, dei costi delle assicurazioni per effetto dei risarcimenti record che hanno portato ad alzare i massimali della loro categoria. E va peggio in altri settori. «Un ginecologo paga dagli 8 mila ai 12 mila euro all’anno, ma anche 20 mila euro. Un chirurgo plastico, le stesse cifre. I neolaureati che lavorano come libero-professionisti non possono permetterselo», interviene Pierino Di Silverio, il più giovane consigliere dell’Ordine dei medici di Napoli.

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