Opinione della Settimana

Wilfred Verstraete (Euler Hermes): “In Italia le polizze sui crediti saranno più care”

Wilfried Verstraete (2) Imc

(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)

Intervista al Ceo della prima compagnia di assicurazione crediti al mondo: “Nel vostro Paese il peso delle insolvenze si fa sentire, i rischi stanno crescendo. Bene il Governo italiano”

Prima di rispondere, il presidente Wilfried Verstraete (nella foto) guarda distrattamente fuori dal 40° piano della Tour First, la più alta di Parigi, sede di Euler Hermes (gruppo Allianz), la più grande compagnia di assicurazione crediti del mondo con 2,5 miliardi di fatturato e una quota di mercato globale del 34 per cento. Forse cerca con lo sguardo la torre Eiffel ma non è fortunato perché la giornata è grigia e la visibilità scarsa. «Temo che nel prossimo anno le tariffe dell’assicurazione crediti debbano aumentare un po’ in Italia». Euler Hermes è una finestra importante sul mondo delle imprese di tutto il mondo. Perché assicura il rischio di credito, quindi deve “prezzare” ogni singola azienda in oltre 50 paesi dando loro di fatto un “rating” di affidabilità commerciale.

Perché in Italia le tariffe aumenteranno?

«L’Italia ha vissuto cinque anni di declino della produzione industriale e i nostri prezzi, essendo espressi in percentuale del fatturato, hanno seguito questo trend discendente. Tuttavia il peso delle insolvenze comincia a farsi sentire. Noi pensiamo che i rischi stiano crescendo e quindi ci attendiamo che il costo delle polizze salga un po’ nel 2016».

Ci sono dei settori in particolare che vi preoccupano?

«Naturalmente il livello del premio dipende dalle singole imprese oltre che dai settori. Nel vostro paese rimangono deboli i comparti delle costruzioni, dei trasporti e dei metalli. Nell’acciaio, ad esempio, la concorrenza cinese si sente».

C’è qualcosa che accomuna questi comparti?

«Hanno in comune la sovracapacità produttiva e una caduta della domanda».

Lei è pessimista sull’Italia?

«No. L’Italia ha una forte cultura dell’export. Lo vedo quando vado in giro per il mondo. Ovunque io vada c’è sempre qualche piccola o media impresa, anche nei paesi più lontani. Il problema è un altro».

E cioè?

«Il punto debole dell’Italia è che ci sono poche grandi corporate e molte piccole e piccolissime imprese. Il numero delle imprese non dice molto: nel vostro paese ce ne sono 210 mila orientate all’export contro le 120 mila francesi e le 270 mila tedesche. Quel che è diverso è il taglio dell’export in valore, che negli altri due paesi è molto più elevato. Comunque il 2015 è stato un buon anno per l’export italiano, che è arrivato a superare i 9 miliardi (gennaio-luglio). In particolare sono andati bene macchine, chimica, tessile, alimentazione e agricoltura».

Voi siete presenti (e siete primi) anche in Italia con una quota del 48,3 per cento. Vivete quindi in prima persona la situazione italiana e la confrontate con quella di tutti gli altri paesi. Qual è il vostro giudizio sull’operato del governo Renzi?

«Credo che l’Italia abbia fatto più nei 18 mesi di Renzi che nei dieci anni precedenti. Ma bisogna pur dire che per quanto il governo faccia cose buone l’Italia è parte dell’economia globale. Un governo non può accrescere la produzione ma soltanto creare le condizioni competitive dove l’economia possa crescere».

Quali sono, dal suo punto di vista, i problemi irrisolti dell’Italia?

«La burocrazia prima di tutto. E il sistema della giustizia. Pensi che noi abbiamo un caso (da 10 milioni di euro) da ben 16 anni e non si è ancora concluso. Sul mercato del lavoro, il governo Renzi ha fatto molte buone cose per renderlo più flessibile. Un altro problema è quello del sindacato: il vostro sistema delle Unions è molto complicato (complesso), e a volte vedo che le sigle sindacali perdono più tempo a discutere fra loro che a parlare con noi».

Potrebbe fare di più il governo Renzi?

«Il governo italiano comprende bene quali siano i problemi ma certo è handicappato dall’alto livello del debito pubblico. Renzi vuole comprensibilmente aumentare il livello degli investimenti per far crescere il pil. Ma è pur vero che quando si hanno precisi accordi con l’Unione europea per ridurre il deficit e il debito tutto diventa più difficile. Detto questo, ci vorrebbe certo una maggiore disciplina nella spesa pubblica. Nonostante tutto, però, sono ottimista sull’Italia, un paese dai forti contrasti ma con un grande know how nell’export».

A livello mondiale come vedete l’economia per il 2016?

«La situazione è difficile da interpretare e quindi è anche complicato fare previsioni. Prendiamo ad esempio il 2015: dodici mesi fa sembrava destinato a far faville, anche perché tutti i pianeti erano allineati in senso favorevole: prezzi bassissimi del petrolio e delle materie prime, tassi ai minimi termini a causa dell’azione delle Banca centrale europea, energia a buon mercato. Tutto ciò rappresentava sulla carta un boost per l’economia, ma invece non è successo nulla. L’Euro debole dovrebbe produrre più inflazione e invece non c’è».

Come lo spiega?

«La globalizzazione ha in qualche modo cambiato le leggi economiche».

In che modo?

«Ogni cosa sembra adesso più interconnessa».

Come l’effetto farfalla? Un suo battito d’ali dall’altra parte del pianeta provoca un uragano in questa parte?

«Osserviamo, molto pragmaticamente, che l’impatto psicologico di una notizia è molto più forte anche soltanto di una decina d’anni fa. Prendiamo ad esempio la Cina: se invece di crescere del 7,1 per cento sale del 6,9 il sentiment dei mercati è subito negativo. La stessa cosa è accaduta quando il presidente delle Fed, Yellen, non ha alzato i tassi Usa come si attendevano gli operatori. Comunque l’incertezza deriva da questioni più concrete: qual è la politica economica della Cina, che prima voleva rilanciare il mercato interno e poi ha svalutato lo yuan per esportare di più?».

Detto questo, come vedete il 2016?

«Siamo meno ottimisti che per il 2015».

E qual è la vostra strategia?

«L’Europa è ancora il nostro mercato principale, e qui cerchiamo di diversificare maggiormente i prodotti: stiamo facendo accordi con le banche e in Italia quello con Umniredit funziona molto bene. Inoltre, vogliamo espanderci di più in altri paesi, ad esempio gli Usa».

Articoli correlati
ANAPA Rete ImpresAgenziaAssociazioni di CategoriaIn EvidenzaOpinione della Settimana

«Nessuno si salva da solo»

Nel corso di «Davos 2021», la kermesse annuale del World Economic Forum tenutasi lo scorso…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Il «dritto»...

Ormai quotidianamente l’IVASS oscura e sanziona siti on-line di Intermediari…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Opportunità e sfide del mercato assicurativo italiano

I grandi cambiamenti che stanno interessando l’Italia e il mondo intero, come ben sappiamo…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.