Opinione della Settimana

Voluntary disclosure, un salvagente per la pensione di scorta

Voluntary Disclosure (3) Imc

(di Enzo Caputo – Il Sole 24 Ore)

La particolarità: gli emigrati tornati in Italia

Quando si parla di voluntary disclosure, l’opinione pubblica è convinta che sia un problema riservato a pochi paperoni con capitali all’estero. La tipologia dei clienti dimostra il contrario. Spesso si tratta di emigrati pensionati, insegnanti, ambasciatori, personale dei consolati italiani con patrimoni ben sotto il mezzo milione. All’epoca, era il Ministero stesso ad aprire i conti all’estero. La maggior parte però, sono emigrati che hanno lavorato una vita in Svizzera, ma da alcuni anni rientrati in Italia per godersi la pensione. Tutt’ora ci sono 300mila italiani in Svizzera.

Il caso tipico è appunto l’emigrato che si gode la pensione svizzera in Italia. Riceve la sua pensione dal secondo pilastro direttamente su un conto in Svizzera aperto tanti anni fa. Il pensionato ora è costretto a regolarizzare il suo conto in Svizzera. Si tratta di patrimoni mai movimentati, con lo scopo principale di ricevere la pensione. La voluntary offre l’opportunità di regolarizzare a costi minimi, al di sotto di ogni aspettativa. Per chi non aderisce però, si aprono scenari davvero inquietanti. Si rischia di perdere tutto il patrimonio, non solo quello in Svizzera, non aderendo.

Chi aderisce alla voluntary infatti se la cava con poco: il 5% sul reddito percepito, per ogni anno, come chiarito dall’Agenzia, maggiorato del 20% a titolo di sanzione. Chi non aderisce però, paga una sanzione che varia dal 320 al 640 per cento.

Le sanzioni sono mirate alla dichiarazione infedele o all’omessa dichiarazione. Anche qui le differenze sono sproporzionate. Con la voluntary si paga poco. Lo 0,5% sul patrimonio per ogni anno. Ma se non si aderisce le sanzioni vanno dal 6% al 30% sul patrimonio, per ogni anno. Imposte e sanzioni da pagare – per chi approfitta della collaborazione volontaria – coprono solo il periodo imponibile dal 2010 al 2013 per dichiarazione infedele, dal 2009 al 2013 per omessa dichiarazione.

La Svizzera, infine, in base agli accordi con l’Italia è considerata un paese white list ai fini della voluntary. Per chi non la fa, la Svizzera resta paese black-list e deve fare i conti con il raddoppio dei termini, da 4 a 8 per dichiarazione infedele, da 5 a 10 anni per averla omessa. Ed è proprio il raddoppio combinato con l’aumento delle sanzioni a generare cifre sproporzionate.

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