Opinione della Settimana

Eredità: Trust & polizze, se il passaggio è globale

Pensioni - Eredità Imc

(di PierEmilio Gadda – Corriere Economia)

Le legislazioni dei vari Paesi sono molto differenziate. Tra convenzioni e veicoli ad hoc: gli strumenti migliori

I grandi patrimoni sono più difficili da amministrare. Non solo per un fattore dimensionale. Spesso, infatti, subentrano elementi di particolare complessità, soprattutto se entrano in gioco giurisdizioni differenti. In questi casi, la pianificazione del passaggio generazionale può risultare particolarmente delicata.

Fisco

In un contesto internazionale in cui le imposte di successione viaggiano tra il 25% e il 50%, l’Italia gode di un regime premiante, con un’aliquota bassa (4%) e franchigie elevate, pari a un milione di euro per ogni erede nelle successioni in linea retta o tra coniugi. «Molti temono che questi benefici possano venire ridimensionati in futuro e quindi si sono attrezzati», osserva Gianluca Attimis, responsabile dell’area wealth management di Banca Leonardo. Secondo Attimis, chi deve gestire il trasferimento della ricchezza alle nuove generazioni, in presenza di parenti all’estero (minori o meno), dispone di due strumenti principali: il trust e la polizza, meglio se multi-ramo. «Il più efficace e semplice da gestire è il secondo, anche attraverso un veicolo fiduciario che garantisca il rispetto delle volontà del contraente nelle modalità di elargizione delle somme», osserva l’esperto. Ad esempio, spiega, la fiduciaria potrebbe essere incaricata di erogare il denaro destinato agli eredi solo al raggiungimento di una determinata soglia di età. Occorre ricordare che sulle plusvalenze maturate dalle polizze vita, esenti fino allo scorso anno, oggi gli eredi dell’assicurato pagano le tasse. «Le polizze mantengono però l’esenzione dall’imposta di successione. Questo vale comunque solo se i beneficiari risiedono in Paesi che abbiano sottoscritto con l’Italia convenzioni contro la doppia imposizione, per esempio il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti».

Strutture

Il trust, al contrario è uno strumento più costoso e piuttosto rigido. Le spese partono da 20 mila euro a salire e possono essere giustificate solo in presenza di patrimoni molto consistenti, nell’ordine di qualche decina di milioni di euro e per situazioni particolarmente complesse. «Per godere dell’esenzione dalle imposte di successione, comunque — precisa Attimis — il trust deve essere coperto da una polizza».

Ogni caso, del resto, fa storia a sé. Su un immobile comprato negli Stati Uniti da un cittadino residente in Italia, gli eredi subiscono un prelievo fiscale che può raggiungere il 35-40%. «Qualora l’acquisto sia avvenuto, a suo tempo, attraverso una pianificazione adeguata, ad esempio tramite un Trust considerato non residente negli Usa (Foreign grantor trust, Fgt), questo permetterebbe di evitare l’imposta di successione per molte generazioni, se strutturato al meglio anche dopo la morte del disponente; è uno strumento molto semplice e revocabile in ogni momento. Nel panorama finanziario — precisa Achille Gennarelli, responsabile wealth advisory di Jp Morgan private banknon mancano le alternative. Per esempio, la costituzione di veicoli societari americani eventualmente in aggiunta a quelli italiani. Tale struttura, talvolta suggerita dai fiscalisti, risulta conveniente soprattutto se le somme in gioco sorpassano il milione di dollari».

La sovrapposizione tra giurisdizioni differenti può creare qualche problema anche prima del passaggio generazionale. Consideriamo, per esempio, l’ipotesi di un residente in Italia che voglia fare una donazione a favore dei figli e supponiamo che gli eredi siano cittadini americani residenti in Italia (situazione più frequente di quanto si creda, che ricorre, per esempio, se uno dei genitori è nato negli Stati Uniti). «A prescindere dagli aspetti successori, poiché negli Usa la tassazione avviene sulla base del principio di cittadinanza, il patrimonio del figlio che ha ricevuto la donazione risulta soggetto alla tassazione italiana, in quanto residente, e americana, in quanto cittadino Usa. In particolare, verrebbe a prevalere di volta in volta l’aliquota più alta, con un sistema di compensazioni per evitare la doppia tassazione», spiega Gennarelli. Il punto è che alcuni strumenti sono efficienti dal punto di vista fiscale negli Usa ma non lo sono in Italia e viceversa. I fondi d’investimento americani, per esempio, non sono armonizzati e quindi sarebbero tassati all’aliquota marginale, verosimilmente la massima (43%). «Al contempo, i fondi di investimento europei sono molto penalizzanti per gli Usa. La strada in questo caso è un portafoglio di singoli titoli azionari e obbligazionari: questa soluzione è efficiente sia per gli Usa che in Italia — chiarisce Gennarelli — e facilita la reportistica fiscale a carico degli intermediari».

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