Opinione della Settimana

Rc auto, così le frodi fanno salire i prezzi

Frode Assicurativa - Incidente Imc

(di Marco Esposito – Il Mattino)

Impegno: ma non possono pagare gli onesti del Sud. Minucci (Ania): solo a Napoli il 30% degli incidenti viene denunciato con ritardi fino a due anni

Il modello potrebbe essere quello del canone Rai: pagare tutti ma pagare meno. Per la Rc auto l’obiettivo è a portata di mano, però le compagnie d’assicurazione hanno deciso di combattere in Senato un’ultima battaglia per difendere le discriminazioni territoriali: le frodi, a loro parere, vanno pagate dagli onesti vicini di casa degli imbroglioni. Se questo principio valesse per il canone Rai, in Campania, dove l’evasione è elevata, il balzello quest’anno doveva raddoppiare e invece in Italia tutti pagheranno di meno – 100 euro invece di 113 – perché il sistema del canone nella bolletta elettrica rende la vita degli evasori più difficile e ciò favorisce le persone corrette. Per la Rc auto la Camera ha approvato in prima lettura una norma che cancella le discriminazioni territoriali per i virtuosi, cioè per chi, ovunque abiti, non abbia provocato incidenti per cinque anni e monti la scatola nera.

Alle Compagnie gli sconti per i virtuosi proprio non vanno giù. Le assicurazioni, tramite l’associazione di categoria Ania, hanno subito annunciato un ricorso a Bruxelles in nome della libertà delle tariffe; ma hanno ricevuto la doccia gelata dell’ufficio studi del Parlamento: secondo gli esperti della Camera, che citano una sentenza del 7 marzo 2013, la Corte di Giustizia europea non esclude «qualsiasi provvedimento nazionale idoneo a produrre ripercussioni sulle tariffe» e la norma sugli sconti per i virtuosi, così come prevista dall’articolo 7 del disegno di legge, non determina «in maniera prescrittiva una specifica tariffa» e quindi lascia alle Compagnie una certa libertà di manovrare i listini.

L’Ania però non si è arresa e ha preparato un corposo dossier per dimostrare ai senatori che è giusto far pagare di più la Rc auto in alcuni territori: Napoli e Caserta in testa. Spulciando i dati si scopre però che secondo l’associazione presieduta da Aldo Minucci in Campania non vengono denunciati troppi sinistri: nel 2014 sono stati 228.822 contro i 368.238 del Lazio, che ha gli stessi abitanti; però è molto alto il numero di sinistri che l’Ivass, l’istituto di vigilanza, ritiene «esposti al rischio a voler combattere gli imbrogli: bene il tetto temporale per le denunce di frode»: il 43,5% (cioè 99.597 sinistri) contro il 19% del Lazio (70.146 sospette frodi) e il 19,3% di media nazionale.

«Nelle aree dove è più diffuso il fenomeno delle frodi – osserva l’Ania – le richieste di risarcimento conseguenti a un incidente stradale vengono con più frequenza formulate direttamente da studi legali, spesso a mesi di distanza dall’evento». Cioè non è l’assicurato a rivolgersi alla propria compagnia, come prevede l’indennizzo diretto, ma un avvocato che prende in mano la pratica prima ancora che vi sia un contenzioso. Un fenomeno noto: infatti la convenzione Rca Napoli Virtuosa esclude appunto il ricorso alle vie legali prima che sia arrivata la proposta di risarcimento della Compagnia.

Ma c’è dell’altro. Come denunciano gli assicuratori, «solo in pochi casi i veicoli vengono messi a disposizione delle imprese assicuratrici per l’accertamento dei danni». A ciò si aggiunge il fenomeno delle false testimonianze e il fatto che i giudici di pace sarebbero spesso in conflitto d’interesse perché, accusa l’Ania, «molti giudici chiamati a decidere sono avvocati specializzati in infortunistica stradale».

I dati riportati dall’Ania nelle tabelle consegnate a Palazzo Madama sono eloquenti: le denunce tardive, cioè comunicate nei due anni successivi al 2012, gonfiano i sinistri del 30,6% a Napoli, del 20,6% a Caserta e del 14,5% ad Avellino mentre il fenomeno è contenuto al 5,5% in media nazionale con Roma al 4,9% e Trieste allo 0,9%.

«Per effetto di questa patologia strutturale – ha detto Minucci ai senatori – le imprese sono costrette a liquidare in queste aree molti sinistri che in altre parti d’Italia verrebbero respinti. Si comprende pertanto che il costo dei sinistri in queste regioni è complessivamente maggiore, con evidenti ricadute sui premi assicurativi di tutta la comunità di automobilisti delle medesime regioni».

Minucci tocca il punto chiave: a suo parere è automatico che i tanti onesti di Napoli, Caserta, Avellino e così via paghino per le frodi organizzate da (una parte dei) propri vicini di casa. Ma alzare i prezzi per gli onesti è irrazionale e diseducativo, perché punire i virtuosi spinge a un aumento dei comportamenti scorretti. Non accade infatti così per il canone Rai. E non è così per le banche, che di fronte al rischio rapine hanno negli anni aumentato le misure di sicurezza: mica hanno fatto prelievi dai conti correnti dei clienti non-rapinatori.

Tuttavia il ragionamento dell’Ania può fare breccia tra alcuni senatori, preoccupati che a un ribasso di tariffe in Campania faccia da contrappasso un rialzo in altre parti d’Italia, come in una sorte di sistema di vasi comunicanti.

Per questo il deputato del Pd Leonardo Impegno, protagonista insieme a Luigi Di Maio dei Cinquestelle della riforma passata alla Camera, sta per scrivere una lettera ai senatori firmata dai parlamentari del Pd campano. L’obiettivo è difendere la norma che salvaguardia gli onesti del Sud, ma nello stesso tempo combattere gli imbrogli. «Tutte le modifiche che contrastano le frodi ci trovano d’accordo, anche quella del limite temporale per le denunce – sostiene Impegno – ma quello che non può accadere è che continuino a pagare gli onesti del Sud: com’è adesso il sistema non funziona».

Un’intesa per un ritocco della norma non appare impossibile, quindi. Minucci, in particolare, segnala che i termini per la richiesta di risarcimento oggi sono molto ampi: due anni. Potrebbero essere ridotti a 90 giorni. Inoltre la scatola nera (obbligatoria se si vuole accedere allo sconto della Tariffa Virtuosi) è una sorta di testimone elettronico perché permette di verificare cosa è accaduto al veicolo nei momenti che precedono il sinistro: un modo chiaro per contrastare e denunciare i falsi testimoni. Peraltro gli automobilisti campani che già hanno montato sulla propria vettura la scatola nera mostrano un comportamento più prudente rispetto ai guidatori di altre regioni, con una velocità media inferiore, legata probabilmente anche a un traffico particolarmente intenso. C’è di più: il parco veicoli circolante è in Campania di minor valore, per cui anche il costo unitario dei sinistri è meno salato (parcella dell’avvocato esclusa). A fare bene i conti, insomma, l’Rc auto in Campania dovrebbe costare meno che al Nord.

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