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OCSE, servono ulteriori riforme per far fronte ad un rischio crescente di povertà fra i pensionati

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Le conseguenze della crisi economica mondiale continuano a mettere a dura prova i sistemi pensionistici. Nuove misure per migliorare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di pensione. Secondo i Paesi, le pensioni del primo pilastro previdenziale hanno orientamenti e capacità di contrasto alla povertà sostanzialmente diversi. La ricerca di strategie di investimento più rischiose da parte di fondi pensione e compagnie assicurative potrebbe compromettere la loro stabilità e mettere ulteriormente a rischio l’adeguatezza dei redditi pensionistici futuri

Secondo la decima edizione rapporto dell’OCSEPensions at a glance”, le recenti riforme hanno reso più sostenibile dal punto di vista finanziario il sistema pensionistico e il livello di vita dei pensionati è molto più elevato rispetto al passato. Ma le generazioni future rischiano di percepire pensioni meno generose e molti Paesi potrebbero registrare un forte aumento del rischio di povertà fra i pensionati.

Il rapporto 2015 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – che fornisce indicatori comparativi sui sistemi pensionistici nazionali dei 34 Paesi dell’OCSE, nonché dell’Argentina, del Brasile, della Cina, dell’India, dell’Indonesia, della Federazione Russa, dell’Arabia Saudita e del Sudafrica – ha esaminato ed analizzato le misure pensionistiche attuate o legiferate nei Paesi dell’Organizzazione tra settembre 2013 e settembre 2015. Negli ultimi due anni, circa la metà dei Paesi dell’OCSE hanno adottato misure volte a rendere i loro sistemi pensionistici più sostenibili sul lungo termine. Un terzo dei Paesi si sono adoperati per migliorare le reti di protezione sociale ed aiutare gli anziani in difficoltà.

“Le recenti riforme rappresentano un passo nella buona direzione, anche la sostenibilità finanziaria non può essere il solo obiettivo – ha affermato il Segretario dell’OCSE Angel Gurría. L’obiettivo deve essere quello di definire oggi politiche integrate e flessibili che permettano di rispondere alla crescente complessità e incertezza del mondo del lavoro di domani”.

L’età pensionabile è aumentata, passando dai 65 ai 67 anni in molti Paesi. In diversi paesi come la Repubblica Ceca, la Danimarca, l’Irlanda, l’Italia e il Regno Unito l’età di pensione verrà probabilmente innalzata ulteriormente per raggiungere i 70 anni, o si adeguerà con la speranza di vita (come in Italia).

Dall’inizio degli anni duemila, l’età effettiva di pensionamento non ha smesso di aumentare, in particolare per le donne. In molti Paesi, il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni è aumentato significativamente, passando dal 45% al 66% in Germania, dal 31% al 46% in Italia e dal 52% al 57%, in media, nell’area OCSE.

Per l’Organizzazione permangono tuttavia sfide importanti legate ad un invecchiamento rapido della popolazione in molti Paesi, e ai cambiamenti intervenuti sul mercato del lavoro. Mentre molti dei pensionati di oggi, in particolare tra gli uomini, hanno avuto una carriera relativamente stabile, per chi inizia a lavorare oggi, carriere stabili non saranno per molti la norma.

In molti Paesi, i tassi di disoccupazione, in particolare tra i giovani, permangono elevati, così come la durata della disoccupazione tra i lavoratori più anziani. La riduzione dei contratti a durata indeterminata e il parallelo aumento dei contratti a durata determinata e sovente precari rischiano d’intaccare i montanti contributivi e quindi le pensioni future. In alcuni Paesi, periodi di disoccupazione comportano interruzioni contributive e quindi, secondo le stime dell’ OCSE, a delle pensioni ridotte.

Alcuni sistemi nazionali devono inoltre rivedere le loro reti di protezione sociale a favore dei pensionati che non hanno accumulato contributi sufficienti per la pensione minima. In media, nei Paesi dell’OCSE, la pensione minima corrisponde al 22% del salario medio e va dal 6% in Corea al 40% in Nuova Zelanda. I Paesi con un’incidenza elevata di povertà tra i pensionati e un basso livello di prestazioni sociali come il Cile, la Corea, il Messico e la Turchia dovrebbero aumentare il valore delle prestazioni assistenziali.

Molti Paesi rivalutano le pensioni del primo pilastro in base ai prezzi al consumo e di conseguenza il loro valore rispetto alle retribuzioni diminuisce nel tempo, dato che i prezzi tendono a aumentare più lentamente dei salari. Secondo il rapporto, l’indicizzazione delle pensioni in base ai prezzi al consumo, se da un lato permette di far fronte a restrizioni di bilancio, comporta al contempo il rischio di un aumento della povertà fra i pensionati vista la riduzione del potere d’acquisto delle loro pensioni.

“Pensions at a Glance 2015” sottolinea inoltre le sfide poste da una modesta crescita del PIL e dall’effetto dei bassi tassi di interesse sui risparmiatori e i prestatori di fondi pensione e assicurativi. Richiama anche l’attenzione sul fatto che le tabelle di mortalità utilizzate dalle compagnie di assicurazione in molti Paesi non tengono interamente conto delle stime dei futuri miglioramenti dell’aspettativa di vita. Tutto ciò potrebbe spingere i fondi di pensione e le compagnie di assicurazione a cercare rendimenti più elevati e a perseguire strategie di investimento più rischiose che potrebbero comprometterne la loro solvibilità. Ciò potrebbe mettere ulteriormente a rischio l’adeguatezza dei redditi pensionistici futuri.

In un articolo successivo daremo conto della fotografia della situazione italiana, dove le pensioni pubbliche hanno assorbito in media il 15,7% del Pil durante il periodo 2010-2015, il secondo valore più elevato tra i paesi OCSE.

Intermedia Channel


OCSE – “Pensions at a Glance 2015” (in inglese)

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