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Donau Italia, le rappresentanze sindacali chiedono un incontro con la direzione di Vienna

Donau HiRes (2) HPCon una lettera inviata al direttore generale di Donau Versicherung, Elisabeth Stadler, al CEO di Vienna Insurance Group, Peter Hagen (nella giornata di ieri il gruppo assicurativo austriaco ha comunicato la prossima uscita di Hagen, che sarà sostituito nel ruolo proprio dalla Stadler) e al presidente del Consiglio di Sorveglianza di Gruppo, Günter Geyer, le rappresentanze sindacali aziendali di Donau Italia (SNFIA e First Cisl) – che già nello scorso mese di luglio avevano effettuato una manifestazione di protesta ed un presidio “contro le politiche aziendali poco chiare nei confronti dei lavoratori” davanti alla sede della rappresentanza italiana della compagnia a Milano – si rivolgono direttamente alla direzione di Vienna per ottenere “risposte concrete alle domande più e più volte rivolte, unitariamente, ai Manager della Rappresentanza italiana della Compagnia” e considerata “la mancanza di riscontro alle richieste, reiterate a più riprese, dalle RSA al management della Branch” e “la totale assenza di iniziative capaci di cogliere le opportunità di sviluppo e di business proprie del mercato assicurativo italiano”.

“Inderogabile – si legge nella lettera delle RSA di Donau Italia – è infatti la necessità da parte dei lavoratori che hanno puntato (e continuano a crederci) prima al Progetto Donau e poi al risanamento della Compagnia senza alcun risparmio di energie, tempo e competenza, di essere informati circa il piano strategico elaborato da Casa madre per la Rappresentanza Italiana di Donau Versicherung”.

Le rappresentanze sindacali richiedono quindi un incontro entro il prossimo 11 dicembre con la direzione di Vienna (od un riscontro scritto formale) per discutere una serie di tematiche – e conoscere gli orientamenti e le iniziative della direzione in merito – ritenute fondamentali “per dare risposte chiare e di prospettiva ai lavoratori Donau in Italia”:

  1. La fase di risanamento può dirsi conclusa? In caso contrario quali sono le condizioni che faranno ritenere il processo di risanamento completato?
  2. Quali investimenti sono previsti per il rilancio del marchio ora che la reputazione di Donau e del Gruppo VIG è svincolata dalla precedente nefanda e sconsiderata gestione?
  3. Quali contenuti prevede il piano industriale per il prossimo triennio?
  4. Quali le azioni previste per la salvaguardia delle valide professionalità aziendali, nonostante tutto e faticosamente, acquisite?
  5. Qual è lo stato di avanzamento del progetto di revisione tariffaria RCA affidato a nota Società del settore con il forte coinvolgimento della struttura attuariale e tecnica di Vienna e più volte dato come concluso o in fase di ultimissima approvazione ed addirittura anticipato alla Commissione Tecnica Agenti?
  6. Quale è lo stato di avanzamento lavori della revisione catalogo prodotti (es. nuova polizza CVT a cui hanno partecipato collaboratori di Milano e di Vienna)?

“Le scelte ultimamente intraprese dall’Azienda infatti, mal si conciliano con una strategia di continuità e presenza sul Mercato – prosegue la lettera –. A maggior ragione perché stiamo assistendo all’uscita di alcune risorse chiave ed al concreto rischio che tale fenomeno possa ripetersi, attesa l’altrettanta disinvoltura che porta l’Azienda a ricorrere a figure “consulenziali” spesso non all’altezza dei compiti e in alcuni casi privi di conoscenza specifica di alcuni settori di business”.

Le RSA di Donau Italia ritengono anche che non sia accettabile “che ogni decisione della direzione di Vienna sia subordinata all’esito della decisione circa la contestazione proveniente dall’Agenzia delle Entrate”. In questo caso la compagnia sarebbe infatti esoposta “al concreto rischio di rimanere indietro rispetto agli altri competitor non solo per l’assenza di politica commerciale e di sviluppo nel medio lungo periodo, ma anche in relazione alle recenti novità legislative introdotte nel mercato assicurativo, come ad esempio: il processo di digitalizzazione e dematerializzazione; l’adesione all’archivio integrato antifrode (banca dati sinistri); l’assenza di requisiti tariffari tesi alla selezione della migliore clientela (es.: black-box)”.

“La perseveranza di una carenza di definizione degli obiettivi di medio periodo – scrivono ancora le RSA di Donau Italia – è da ritenersi, poi, in palese conflitto con l’attuale messa in sicurezza dell’azienda, raggiunta grazie alla realizzazione di manuali operativi ed alla mappatura dei processi aziendali operati direttamente dal middle management e confermata dall’esito di recenti audit, dal riferito positivo riscontro derivante dalla revisione compiuta da FMA (l’Authority austriaca dei mercati finanziari, ndIMC) circa i controlli sulla Rappresentanza italiana”.

In assenza di quanto richiesto in concreto, le rappresentanze sindacali – conclude la lettera – “si vedranno costrette a spostare il confronto in altro ambito istituzionale o ad adottare iniziative pubbliche per rappresentare e far conoscere, ad ogni livello ed in ogni sede compresi gli organismi regolatori e di controllo – Italiani ed Austriaci – e le sedi competenti del Governo compreso gli Organi Amministrativi e Finanziari, le nostre ragioni ed i motivi e le carenze organizzative che, a nostro avviso, hanno ridotto la Compagnia ad uno stato di assoluta inerzia nonostante gli sforzi compiuti ed a tutto svantaggio dei lavoratori”.

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