Opinione della Settimana

Si risparmia di meno ma ora conviene di più, meglio il lungo periodo

Salvadanaio - Risparmio - Previdenza Imc

(di Mariano Mangia – Repubblica Affari & Finanza)

Ci sono gli italiani che detengono una quota imponente di patrimonio ma anche altri che fanno fatica. Per questi sono possibili soluzioni che possono portare a una forte crescita

È un’Italia a due velocità, quella del risparmio. C’è un’Italia che risparmia e che, soprattutto, detiene uno stock di ricchezza finanziaria consolidato, e c’è un’Italia non molto incline a investire i pochi risparmi che riesce a metter da parte. La ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane, depurata cioè dei debiti, ammontava a fine 2014 a 3.000 miliardi di euro circa. Un valore in crescita, ma in gran parte questo aumento è conseguenza dell’incremento del valore di mercato attività finanziarie; il tasso di risparmio, pur registrando un’inversione di tendenza, è ancora ben lontano dai livelli pre-crisi. Quella che sta cambiando in maniera evidente è la composizione del portafoglio finanziario delle famiglie ed è ciò che sta dietro al boom del risparmio gestito. Il progressivo calo dei rendimenti obbligazionari, unitamente alle minori esigenze di raccolta delle banche, e la minore appetìbilità dell’investimento immobiliare spingono gli investitori a sostituire titoli di Stato, obbligazioni bancarie e altri titoli a reddito fisso, nel triennio 2012-2014 hanno registrato deflussi per oltre 263 miliardi, con fondi comuni e polizze assicurative. Questa ricchezza e questo flusso di acquisti riguarda essenzialmente una componente minoritaria della popolazione italiana, di età matura e benestante.

Se si guarda al prodotto finanziario più diffuso, il fondo comune, a investire, secondo risparmiare ‘qualcosa’ o ‘a sufficienza’, le rilevazioni di Assogestioni, è solo il 10% della popolazione italiana, poco più di sei milioni, in crescita, ma meno dei nove milioni di inizio millennio.

Sono avanti nell’età, l’età media è di 58 anni, i sottoscrittori di età compresa tra i 26 e i 35 anni rappresentano appena il 7% del totale; quanto al livello di benessere, il 10% dei sottoscrittori più ricchi detiene quasi la metà del patrimonio totale, percentuale che supera il 78% se si considera il 30% più ricco.

C’è l’altra Italia, quella che riesce a risparmiare a fatica, solo il 30% delle famiglie afferma di essere in grado di secondo il Rapporto sugli investimenti finanziari delle famiglie italiane della Consob, e quella che dispone di cifre più modeste e non investe, o non investe abbastanza. La sfida per l’industria italiana dei servizi finanziari è riuscire a “lavorare” anche con questa Italia, includere i risparmiatori con una ricchezza finanziaria meno elevata o dalla capacità di accumulazione limitata. C’è bisogno di prodotti semplici, ma tarati sulle specifiche esigenze di investimento di questa tipologia di risparmiatori e c’è da conciliare l’esigenza, da parte dei distributori, di prestare un’attività di pianificazione finanziaria, o di identificazione dello strumento finanziario più appropriato, che sia profittevole anche se prestata a un numero molto elevato di clienti per importi unitari ridotti.

Una strada potrebbe essere quella del ricorso a sistemi online automatizzati di profilazione e consulenza, ma questo presuppone che il risparmiatore acquisisca una maggiore consapevolezza dei propri obiettivi, delle opportunità e dei rischi dell’investire sui mercati finanziari. C’è bisogno, in ultima analisi, di una maggiore conoscenza delle nozioni economiche e finanziarie di base, si dovrebbe partire dalle scuole.

Ancora pochi comprendono l’importanza dell’investimento di lungo periodo: si può versare meno, si è meno in balia dei mercati e si sfruttano al meglio gli effetti moltiplicativi della capitalizzazione composta, gli interessi che maturano altri interessi. Se si investono 1.200 euro all’anno al tasso del 2%, si ottengono 6.245 euro lordi dopo cinque anni, dopo dieci diventano 13.140 euro, più del doppio; dopo 40 anni si ottiene un capitale che non è pari a otto volte quello al termine del primo quinquennio, ma un suo multiplo superiore a 11, in soldoni 72.482 euro.

Per accumulare quest’ultima cifra in 20 anni, anziché 40, occorrerebbe versare quasi 3.000 euro l’anno, piuttosto che sperare in un rendimento annuo del 10,5%. Neanche la previdenza integrativa, in un paese dove impera il tormentone sul “chissà se e quando andrò in pensione”, riesce ad attrarre i lavoratori più giovani, visto che solo il 16% della forza lavoro con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare. I vincoli posti alla fruizione della prestazione probabilmente rappresentano un freno, ma forse non sono considerati i diversi vantaggi, a cominciare da quelli fiscali, che “alleggeriscono” il peso dei versamenti. Con un reddito annuo lordo di 20 mila euro, ad esempio, un contributo di 400 euro annui consente un risparmio fiscale di 108 euro, il 27% di quanto versato. E a giudicare dalla difficoltà di raccolta che incontrano i fondi pensione negoziali rispetto ai più cari fondi aperti e Pip, maggiori conoscenze in campo finanziario farebbero porre più attenzione anche ai costi, un gran numero di lavoratori non sembra in grado di calcolare cosa perde rinunciando al contributo del datore di lavoro, che è, appunto, un contributo, non comporta una decurtazione della busta paga.

Un lavoratore dipendente che versa l’1,5% della sua retribuzione lorda di 20 mila euro e l’intero Tfr, si ritrova, dopo 30 anni e ipotizzando un tasso di rendimento del 2%, un capitale di 68.235 euro; con il contributo del datore di lavoro potrebbe contare su un capitale di 80.406 euro, è come se avesse investito a un tasso del 3% invece che del 2%.

Articoli correlati
ANAPA Rete ImpresAgenziaAssociazioni di CategoriaIn EvidenzaOpinione della Settimana

«Nessuno si salva da solo»

Nel corso di «Davos 2021», la kermesse annuale del World Economic Forum tenutasi lo scorso…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Il «dritto»...

Ormai quotidianamente l’IVASS oscura e sanziona siti on-line di Intermediari…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Opportunità e sfide del mercato assicurativo italiano

I grandi cambiamenti che stanno interessando l’Italia e il mondo intero, come ben sappiamo…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.