
(di Marzio Bartoloni e Alessandro Galimberti – Quotidiano del Fisco)
L’operazione rimpatrio/emersione dei capitali chiude ufficialmente con la “scoperta” di 59,5 miliardi di euro fino ad oggi sconosciuti al Fisco e con un gettito stimato – molto prudentemente: salirà almeno del 10% – in 3,8 miliardi. Ma a far notizia, nel giorno in cui il Mef rende pubblici i risultati della voluntary disclosure italiana, è soprattutto la percentuale del denaro che ha scelto di rientrare fisicamente nel paese: sono 15,7 miliardi, appena poco più di un quarto dell’ammontare emerso.
Se per l’erario è una giornata a suo modo storica storica, sottolineata dal direttore (dell’agenzia delle Entrate, ndIMC) Rossella Orlandi, certo l’aspettativa di reimpiego nel sistema economico del Paese dell’“ex nero” fiscale è andata in parte disattesa: più del 70 % del “tesoro” resterà – pur tassato, da oggi – in amministrazioni patrimoniali e presso intermediari finanziari d’Oltralpe. Per il resto, le slide dell’agenzia delle Entrate confermano le stime su quali erano i paradisi (“ex”) più frequentati dai contribuenti: la Svizzera vale il 70% del mercato, Monaco nove volte di meno, San Marino (1,9%) era già da tempo in pista di emersione e, tra banche esotiche (Antigua e Bermuda, solo per esempio) e altre dell’estremo oriente (Hong Kong, Singapore e persino Dubai) , ci sono quasi 6 miliardi frammentati in posti davvero remoti e fuori dal circuito dei soliti forzieri.
Il gettito, che «per forza» – secondo il Mef – con gli interessi supererà i 4 miliardi, arriva per il 91% da sette Regioni del Centro Nord (quasi la metà dalla sola Lombardia). Con la Svizzera – seguita a debita distanza da principato di Monaco, Bahamas e Singapore – a guidare la classifica dei Paesi da cui riemerge un imponibile di oltre 59 miliardi detenuto all’estero in quelli che una volta erano paradisi fiscali a tutti gli effetti. Questi sono solo alcuni dei numeri dell’operazione voluntary disclosure che lo scorso 30 novembre, termine ultimo per aderire alla collaborazione volontaria con il Fisco, ha totalizzato 129.565 richieste di regolarizzazione (il contribuente di fatto autodenunciandosi versa integralmente imposte e interessi dovuti con lo sconto sulle sanzioni ).
«Sono numeri alti, è un buon successo», avverte il direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che sottolinea anche il «cambio di passo» rispetto al passato quando si erano scelte scorciatoie come i condoni o «sistemi opachi come lo scudo fiscale». Con la voluntary disclosure – scelta già da 23 Paesi europei – «possiamo tracciare l’evasione con la massima trasparenza», ha aggiunto il direttore dell’Agenzia. Che alza anche l’asticella del gettito, che al momento è di 3,835 miliardi: «Supereremo per forza i 4 miliardi di euro perché ci sono gli interessi – ha chiarito la Orlandi – e poi c’è ancora un mese di integrazione della documentazione. Le cifre non possono che crescere».
Fino al 31 dicembre sarà infatti possibile per i contribuenti integrare le istanze e poi ci sono gli interessi che valgono il 3,5% per ogni anno di emersione. In ogni caso l’incasso è più alto rispetto alle stime iniziali del Governo di 3,4 miliardi. «I soldi in più saranno utilizzati per coprire gli interventi necessari», ha spiegato senza dare dettagli il vice ministro al Tesoro Luigi Casero. Ma non è difficile immaginare che già la legge di stabilità potrebbe attingere da qui per le emergenze. I lombardi sono i contribuenti che hanno fatto più ricorso alla voluntary disclosure: il 49% delle istanze arrivano proprio dalla Lombardia (45% dei capitali emersi), il 13% dal Piemonte (11,5% del capitale), poi Emilia (9,7% dei capitali), Lazio (8%) e Veneto (6,1). Il Sud è molto indietro, ma si spiega con la natura della Vd che sana solo l’evasione fiscale ma non altre origini “viziate” dell’accumulo.




