Opinione della Settimana

Generali, gran consulto sul voto maggiorato

Generali - Ingresso Imc

(di Luigi Dell’Olio – Il Piccolo)

La verifica fra i grandi soci del gruppo dovrebbe concludersi prima di Natale ma il fronte dei fondi esteri resta compatto per il no alla proposta

La decisione è ormai una questione di settimane, probabilmente prima di Natale. Tra i grandi soci delle Generali i giorni del ponte sono stati ricchi di incontri, confronti e telefonate, con l’obiettivo di arrivare a una decisione sulla questione del voto multiplo. «Vi daremo una risposta tra poco», ha detto nei giorni scorsi il presidente Gabriele Galateri, parlando con i giornalisti che chiedevano quando sarà reso noto il sondaggio tra gli azionisti sul tema.

Al quesito se la decisione verrà presa entro fine anno, Galateri ha risposto: «Certo, certo, in tempi brevi. Non è un mistero. È una riflessione che si sta facendo evidentemente per avere, come è stato detto da molti azionisti, una visione ampia di quello che i nostri soci desiderano. Appena siamo pronti ve lo diremo». Stando a voci di mercato, la questione è al centro delle discussioni tra i grandi azionisti da diversi mesi e il fatto che non si sia ancora giunti a una decisione definitiva dimostra che non vi è unanimità di vedute. A questo proposito occorre fare un passo indietro. Il voto multiplo (o plurimo) è stato introdotto con il Decreto Competitività nell’estate del 2014, attraverso un meccanismo che rafforza i diritti di voto degli azionisti di lungo termine. L’obiettivo è puntare a mitigare lo strapotere dei manager rispetto agli azionisti, che si possono coalizzare tra loro. Tuttavia esiste anche una seconda faccia della medaglia: vi è il rischio concreto che, adottando questo strumento, siano in pochi a decidere (con la possibilità di far valere doppio i voti degli azionisti storici, basta il 25%). È proprio quest’ultimo aspetto a preoccupare i fondi internazionali azionisti delle società italiane, che non a caso hanno espresso tutta la loro contrarietà verso lo strumento negli ultimi mesi, giungendo in molti casi a bocciare le proposte presentate in sede assembleare.

Il peso dei fondi esteri in Generali (oltre il 20%, a cominciare da colossi come BlackRock e People’s Bank of China) lascia poco spazio per l’adozione di questo strumento, nonostante le pressioni di alcuni soci italiani di peso. Come Gilberto Benetton e il numero uno di De Agostini, Lorenzo Pelliccioli. Entrambi si sono espressi in favore dell’adozione del voto multiplo e lo stesso ha fatto Francesco Gaetano Caltagirone, vice presidente della compagnia. Complessivamente, i tre soci valgono il 5% del capitale, non proprio una quota secondaria. Ma comunque non sufficiente a spuntarla in assemblea se il fronte degli internazionali resterà compatto per il no. Affinché la delibera venga approvata occorre il 31% del capitale favorevole, cioè il 66% dei presenti considerando che le ultime assemblee hanno visto la partecipazione di meno della metà del capitale. Di sicuro risulterà decisiva la posizione di Mediobanca, primo azionista con il 13,2%, che fino a questo momento non si è espressa in materia, limitandosi a ricordare l’importanza di discutere del tema con gli investitori istituzionali.

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