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Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta sul Fondo Pensione Agenti a cura di Nicola Picaro, co-presidente del Gruppo Agenti Associati UnipolSai

Cari Colleghi, ho deciso di scrivere questa mia, che se state leggendo, qualcuno mi ha usato la cortesia di pubblicare, perché negli ultimi giorni ho avuto modo di leggere e ascoltare interviste, nelle quali vengono fatte affermazioni a mio avviso, quanto meno discutibili.

In particolare il Presidente Emerito del FPA, Lucio Modestini, ha dichiarato che la crisi del nostro FPA è “una panzana”, poiché si tratta di un disavanzo tecnico prospettico, facendo passare l’idea che non sia reale.

Oggi non ricopro più nessun ruolo di rappresentanza nazionale eccetto essere un delegato nell’Assemblea in pectore democraticamente e recentemente eletta, pertanto ritengo di potermi esprimere con maggiore libertà, senza dover osservare il necessario rispetto istituzionale per l’incarico che ricoprivo… credo di poter dire senza tema di smentita: “Caro Lucio, le tue dichiarazioni sono del tutto prive di fondamento e usare il paragone della Briscola e del Tressette è irrispettoso per tutti coloro che rischiano di perdere una parte cospicua dei loro risparmi previdenziali”. Ma l’amico Lucio, si sa, è un toscanaccio e gli piace scherzare e usare espressioni e immagini d’effetto.

Provo a spiegare, schematizzando e semplificando un po’, perché dissento totalmente dall’affermazione che il disavanzo sarebbe del tutto aleatorio in quanto fondato su calcoli attuariali, quindi ipotetici e non attuali.

I fondi pensione, in particolare quelli a prestazione definita come il nostro, corrono rischi denominati “biometrici” cioè hanno l’impegno ad erogare rendite vitalizie predefinite a decorrere dall’età pensionabile. Questo rischio è direttamente proporzionale alla durata della vita media e al valore della rendita, per contro è inversamente proporzionale ai rendimenti ottenuti dalla gestione del patrimonio accumulato grazie ai versamenti degli aderenti. In altre parole più alte sono le pensioni erogate e più lungo è il tempo per cui vi è l’obbligo di pagarle, più è difficile sostenere il rischio. Invece più alti sono i rendimenti ottenuti, più è facile sostenere le prestazioni promesse. A complicare la situazione del FPA si aggiunge la reversibilità della prestazione alla moglie senza che la seconda testa sia predeterminata.

Il bilancio attuariale deve essere redatto ogni anno sulla base di norme stabilite da una legge dello Stato, cambiata nel 2013, che rende i conteggi più rigidi e prudenziali, delimitando il perimetro delle attività, agli aderenti attivi al 31/12, il metodo cosiddetto a gruppo chiuso. Nel nostro caso specifico, i bilanci attuariali redatti secondo la legge, evidenziano un disavanzo che usando parametri più o meno prudenziali evidenzia un’insufficienza di attività tra i 350 e i 700 milioni di Euro circa. I conteggi sono stati verificati da ben tre Studi Esterni dando lo stesso risultato. Recentemente il Commissario Straordinario e il Consiglio di Sorveglianza nominati da COVIP, hanno determinato usando parametri ragionevoli e prudenziali, che il disavanzo si attesta intorno ai 580 milioni senza considerare le attività supplementari (un accantonamento di sicurezza) che si aggira intorno ai 40 milioni e che in casi di crisi possono essere accumulati rateizzandoli anche in 10 anni. Le cifre sono tutte espresse in Euro, poiché il fondo non ha investito in attività straniere, quindi siamo esenti dal rischio cambio.

Ci tengo a precisare che le ipotesi di calcolo, cioè i parametri che si utilizzano, per eseguire questi conteggi, non si inventano, ma hanno basi statistiche solide e scientifiche e che se vengono smentite dalla realtà, solitamente vengono smentite in pejus, la vita media ad esempio continua a crescere e non è il caso di augurarsi un epidemia che venga a salvare il nostro fondo.

In sostanza, il disavanzo che tutti gli esperti chiamati ad analizzare la situazione del FPA hanno certificato, è reale, concreto, attuale e si attesta intorno a un valore medio di poco superiore al 40%. Per riportare dal punto di vista tecnico il FPA in equilibrio, sarebbe “sufficiente” tagliare mediamente le prestazioni in essere e future, rivenienti dalla gestione ordinaria in questa misura. Allora tutto risolto!? Non completamente, la gestione ordinaria è una gestione collettiva pertanto le entrate annuali vengono utilizzate anche per erogare le prestazioni correnti, ne consegue che il rapporto tra attivi e pensionati, (versamenti/pensioni) è un’ altra variabile fondamentale, cioè se diminuiscono gli aderenti attivi e aumentano i pensionati, il Fondo potrebbe trovarsi ancora a non riuscire a far fronte alle prestazioni correnti e promesse nonostante i tagli. Quindi sarà determinante la fiducia che gli aderenti riporranno nel FPA, di essere all’altezza nel medio-lungo periodo e la volontà di continuare a versare gli stessi importi a fronte di prestazioni nettamente inferiori.

I fondi a contribuzione definita diversamente determinano la prestazione al momento dell’età pensionabile in proporzione al capitale accumulato da ogni singolo aderente, e alla sopravvivenza media attesa, riducendo di molto il rischio biometrico su menzionato e limitando la dipendenza dal rapporto attivi /pensionati.

Mi avvio verso la conclusione per non annoiarvi e mi astengo da ogni considerazione di tipo politico perché avrei bisogno di scrivere un libro sull’assenza assoluta di strategia, in particolare di una delle parti coinvolte, ma sono disponibile ad un confronto in ogni sede.

Concludo con una considerazione che da origine al titolo della mia lettera. In ambito attuariale è “divertente” usare una teoria di analisi matematica, la “teoria dei limiti”, verificando il comportamento dei modelli matematici al tendere allo zero o all’infinito delle variabili in gioco.

Senza esporre l’algoritmo, vado al risultato:

  • Ipotizzando un consistente numero di morti improvvise in un breve lasso di tempo tra i pensionati, (siete autorizzati a fare gli scongiuri), ha ragione Modestini, il disavanzo è “una panzana”.
  • Ipotizzando invece, che tutti i pensionati scapoli o vedovi, in un breve arco di tempo contraggano matrimonio con dei compagni/e, ventenni il FPA per effetto della reversibilità su una seconda testa molto giovane, andrebbe in default rapidamente.

Un caro saluto e scusatemi se vi ho tediato.

Nicola Picaro – Agente Generale di Assicurazioni

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