Opinione della Settimana

Pensione più lontana nel 2016

Calcolo - Previdenza Imc

(di Marta Paris – Quotidiano del Lavoro)

Requisiti più elevati anche per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita

La mano leggera della legge di stabilità sulla riforma previdenziale Monti-Fornero del 2011 consentirà di far scattare nel 2016 la stretta sull’età di accesso alla pensione e sull’importo dell’assegno calcolato con il metodo contributivo. La manovra ha infatti limitato gli interventi sul settore solo ad aspetti marginali per quanto riguarda l’età di uscita e dunque l’anno prossimo debutterà non solo il gradino previsto dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia delle donne ma anche l’aumento di 4 mesi per tutti legato alla speranza di vita e la revisione periodica dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo prevista dalla riforma Dini del 1995.

Così per le donne dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia passerà dai 63 anni e 9 mesi del 2015 a 65 anni e 7 mesi (compreso l’innalzamento di 4 mesi dell’aspettativa di vita), mentre le autonome potranno prendere l’assegno solo dopo aver compito 66 anni e un mese. Anche se l’opzione-donna in Stabilità prevede la possibilità per le donne che entro il 2015 compiono 57 anni e tre mesi di età (58 le autonome) e 35 di contributi di uscire dal lavoro anche l’anno prossimo una volta atteso il periodo previsto dalla finestra mobile (un anno per le lavoratrici dipendenti, un anno e mezzo per le autonome).

La classe di età più penalizzata è quella delle lavoratrici classe 1953 che si ritroveranno ad attendere la pensione fino al 2020: nel 2018, quando compiranno 65 anni e sette mesi sarà scattato un nuovo scalino mentre nel 2019 ci sarà nuovo aumento della speranza di vita. Eccezione invece per le nate nel 1952 che a fronte di 20 anni di contributi potranno uscire a 64 anni più l’aspettativa di vita. Aspettativa che a partire dal 2016 aumenterà di quattro mesi. Dall’anno prossimo quindi gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi (era 66 anni e 3 mesi fino al 2015), mentre per la pensione anticipata saranno necessari 42 anni e 10 mesi di contributi (compreso l’incremento di 4 mesi della speranza di vita rispetto al 2015). Per le donne sarà possibile andare in pensione prima dell’età di vecchiaia solo in presenza di 41 anni e 10 mesi di contributi. Nel 2018 le donne avranno un nuovo scalino per l’età di vecchiaia e andranno in pensione alla stessa età degli uomini, ovvero a 66 anni e sette mesi. Requisito che scatterà a partire dal prossimo anno invece per le dipendenti pubbliche già allineate all’età degli uomini sin dal 1° gennaio 2012.

Nel 2016 scatteranno anche i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo previsti dalla riforma Dini a partire dal 1996 (revisione finora triennale e dal 2019 biennale). La sola quota contributiva dell’importo pensionistico quindi a parità di età di uscita risulterà più bassa perché sarà moltiplicata per un coefficiente inferiore (tenendo conto delle revisioni di questi anni dal 96 a oggi l’importo della pensione calcolato con il contributivo è diminuito del 13%) . Per gli uomini – secondo i calcoli di Antonietta Mundo, già coordinatore generale statistico attuariale dell’Inps – la riduzione del coefficiente per la quota contributiva della pensione di vecchiaia sfiora l’1%, mentre per le lavoratrici l’età più elevata di uscita farà registrare un aumento. «C’è effetto positivo sull’importo – spiega Mundo – per le donne del settore privato che escono per vecchiaia: la quota contributiva della pensione si rivaluta del 4,09% rispetto al 2015 in considerazione dei 22 mesi in più cui sono costrette ad uscire. Per gli uomini che vanno in pensione di vecchiaia i quattro mesi in più di età mitigano la riduzione dei coefficienti prevista per il 2016, ma rispetto alla vecchiaia a 66 anni e 3 mesi con i precedenti coefficienti 2013, perdono comunque lo 0,99%».

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