Opinione della Settimana

Welfare sociale e stagnazione

Welfare personale Imc

(di Aldo Vittorio Varenna, presidente di Efpa Italia e vicepresidente di Efpa Europe – F Risparmio & Investimenti)

Come può crescere il welfare sociale in una economia in stagnazione? E come nuove regole europee possono stimolare la crescita delle pensioni private? Innanzitutto dobbiamo fare una gigantografia, ossia una big picture di qual è la situazione in Europa. Il primo fattore comune è rappresentato dall’allungamento della vita media che determina una vita lavorativa più lunga e anche un maggior numero di anni da pensionato.

Il secondo fattore comune è la situazione dei tassi zero sulle classi di attivo, come i Bond governativi, e quindi una potenzialità di rivalutazione minore per gli strumenti pensionistici. Tutto questo in un quadro invece non omogeneo sia di welfare che di fiscalità europea. I Paesi scandinavi hanno un welfare molto generoso e la pensione integrativa non è cosi sentita e necessaria. I Paesi mediterranei hanno comunque pensioni pubbliche storicamente generose, ma con sempre più problemi di casse previdenziali di categoria. I Paesi anglosassoni, Gran Bretagna in primis, si trovano nel mezzo, ma i governi di questi Paesi stimolano le pensioni pubbliche sia con una fiscalità agevolata, sia con una education più adeguata.

In tema di fiscalità, noi italiani siamo ancora fermi al limite di poco più di 5.000 euro massimo per i fondi pensione (limite fermo da decenni) e in tema di education si lascia alle associazioni di consulenti finanziari di categoria o alla libera autoeducazione. Pensiamo alla giornata della previdenza in Olanda o all’iniziativa del governo austriaco che lo scorso anno ha effettuato una campagna di informazione sulla situazione previdenziale di ogni cittadino, inviando una lettera personale riassuntiva della posizione individuale. E da noi? La mitica busta arancione è ormai divenuta un oggetto sconosciuto. A mio parere, è un opportunità persa considerando che se non si invia al cittadino la sua situazione previdenziale si fa del male oltre che al singolo, anche alla collettività. Essere consapevole rappresenta un diritto e insieme un dovere per ognuno di noi e lo Stato in questo caso non può applicare la politica dello struzzo, quando invece dovrebbe programmare e pianificare il welfare nazionale.

E noi professionisti che ruolo possiamo avere? Sicuramente quello di spiegare l’ABC della professione: la diversificazione, l’orizzonte temporale e la pianificazione previdenziale come base per costruire la propria pensione integrativa. Purtroppo non siamo negli Usa, dove i piani previdenziali investiti in buona parte in azioni con orizzonti a lungo termine sono la normalità. Certo, il momento contingente di economia in semi-recessione non aiuta e la volatilità dei mercati neppure, ma gli ultimi dati confermano che a fronte di minori consumi vi sono più risparmi. Noi professionisti abbiamo l’obbligo di proporre di utilizzare una parte dei propri risparmi a lungo termine, per averne la disponibilità quando potranno servire, ossia al termine della propria vita lavorativa. A noi professionisti, al sistema e al governo va la responsabilità di essere seri soprattutto con i giovani, che devono pensare al loro futuro avendo dalla loro parte il tempo. E’ opportuno analizzare con il risparmiatore la qualità del servizio proposto con costi coerenti e appropriati e con la selezione accurata di team di gestione capaci di creare valore nel tempo. Non dimentichiamo mai che la pensione integrativa sarà necessaria in un momento della nostra vita in cui avremo bisogno di certezze. Compito nostro è rendere consapevole di ciò il cittadino investitore.

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