
(di Mario Platero – Il Sole 24 Ore)
La partita vista da Wall Street: le rassicurazioni sul contratto e l’offerta svizzera
Una tempesta in un bicchier d’acqua sul caso Mario Greco/Generali? Forse. La reazione a New York fra investitori e analisti ad esempio è di composto distacco: «Non vedo perché in Italia ci siano tante polemiche, un manager ha scelto di andarsene per guidare un’altra azienda – mi dice uno di loro – ci saranno anche state divergenze, ma il punto è che in qualche modo prevale il mercato: se c’erano due alternative Greco avrà scelto quella che gli interessava di più. Quel che più importa ora è capire quel che farà Generali nel suo piano di successione». Giudizio razionale. Più difficile immergerlo nel contesto mediatico nostrano, sempre condito da protagonismi. Anche perché, da quel che ci risulta da fonti informate, in effetti Generali aveva proposto da tempo a Greco un pacchetto per un rinnovo triennale del contratto con la possibilità di un ulteriore prolungamento per altri tre anni, c’erano inclusi un aumento di stipendio, aumenti per incentivi short term e long term, con un premio alla fine dei tre anni che prevedeva ulteriori azioni e un lock up periodico.
C’era anche la richiesta di avviare un piano per la successione. Un pacchetto diciamo in linea con quelli negoziati fra top manager e aziende accettato da Greco. Con un problema: il manger non firmava. Per quale ragione? «Sento che mi volete mandar via», diceva Greco ad alcuni degli azionisti nei mesi scorsi. E ieri nelle dichiarazioni agli analisti ha detto: «Anche senza l’offerta della Zurich me ne sarei andato lo stesso». Non era una questione legata a un contratto negato o capestro dunque e per comune ammissione, tutti gli azionisti avevano individualmente tranquillizzato il manager dopo le sue espressioni di incertezza sui rapporti di fiducia. Ma lui continuava a professare incertezza. «Ma perché dici così», gli ripetevano alcuni dei suoi interlocutori interni. «Me lo sento», rispondeva.
Alla fine fra i due pacchetti Greco ha scelto quello di Zurich. Non vi è dubbio che l’accelerazione c’è stata dopo il licenziamento di Martin Senn a Zurich ai primi di dicembre. Ma la domanda di fondo che ci dobbiamo porre è come mai un nostro manager sceglie la Svizzera invece dell’Italia, come anticipava in un articolo dello scorso dicembre Rachel Sanderson sul Financial Times? Proprio Greco pensava che quell’articolo fosse stato ispirato dagli azionisti di Generali anche se il tono non era certo favorevole alla governance del gruppo. Quando ci fu un’offerta di Bolloré di andare a Telecom Italia l’interpretazione del manager fu anche in quel caso di un «mixed message» (Bollore è azionista Mediobanca a sua volta azionista importante di Generali). Comunque sia il contratto restava fermo e i sospetti restavano. Problemi culturali? Problemi finanziari? Problemi di fiducia? La risposta viene di nuovo da un’analista americano: «Da quel che leggo lo stesso Greco dice di non aver mai avuto intrusioni nel suo ruolo. Sulle questioni culturali non mi pronuncio, troppo complicate per capirle. Sul piano finanziario i pacchetti in genere si equivalgono, ma nel caso di Zurich c’è per una serie di ragioni una maggiore possibilità di upside del titolo». Si potrebbe continuare all’infinito. In America si dice «He says, I say», ognuno ha la sua versione. Quella più provocatoria è venuta da Greco con riferimenti diretti a differenze che gli azionisti hanno respinto e che perlatro lo stesso Greco ha poi modificato. Forse la storia un giorno ci dirà davvero che cosa è successo. Nel frattempo il manager si prepara al ritorno a Zurigo e la sua ex azienda e futuro concorrente si prepara alla scelta del successore. Se a Trieste avessero fatto davvero un doppio gioco forse quel nome del loro futuro CEO lo avrebbero già comunicato. A differenza del distacco americano non c’è dubbio che da noi prevale la curiosità, ma non possiamo aspettarci che un giorno la storia ci dirà davvero come è andata. Meglio archiviare dunque a guardare oltre, perché dal «I say, he says» non se ne uscirà mai.




