Opinione della Settimana

Fondi pensione, prove di resistenza

Salvadanaio Stress Test Imc(di Carlo Giuro – Milano Finanza)

I risultati dei primi stress test condotti dall’Eiopa sui fondi pensione europei evidenziano l’impatto di diversi scenari sulla prestazione finale

Sono stati pubblicati il 26 gennaio dall’Eiopa le evidenze dei primi stress test condotti in Europa sui fondi pensione occupazionali (in linguaggio comunitario i cosiddetti Iorps). L’esercizio, avviato l’11 maggio scorso e concluso il 10 agosto 2015 in collaborazione con le Autorità nazionali (per l’Italia la Covip), su dati al 31 dicembre 2014, è stato condotto in analogia a quanto già realizzato in ambito comunitario dalle Autorità di vigilanza europee sulle altre istituzioni finanziarie (Eba e Bce per il settore bancario e la stessa Eiopa per il settore assicurativo). Sono state coinvolte le forme previdenziali di 17 Paesi europei (Austria, Belgio, Cipro, Germania, Danimarca, Spagna, Finlandia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito) in maniera tale che gli Iorps considerati, con asset superiori ai 500 milioni di euro, rappresentassero almeno il 50% del loro mercato nazionale. Per consentire un confronto omogeneo l’Eiopa ha sviluppato una metodologia comune, utilizzando criteri di valutazione «market-consistent» per gli attivi e le passività dei fondi. In parallelo, l’Autorità europea ha effettuato una valutazione sulla base dei bilanci nazionali.

Quali gli obiettivi? In primo luogo ci si proponeva di ottenere una visione complessiva e aggiornata dell’eterogeneo settore dei fondi pensione occupazionali in Europa. Si voleva poi verificare la capacità dei fondi a prestazione definita e dei fondi ibridi di far fronte a scenari di mercato avversi e all’aumento della speranza di vita. Per gli schemi a contribuzione definita, si intendeva invece verificare l’impatt che potrebbero avere situazioni di mercato sfavorevoli sulle prestazioni pensionistiche individuali, anche alla luce della vulnerabilità causata dal prolungato periodo di bassi tassi di interesse insieme ad altri macro fenomeni finanziari. Last but not least si volevano individuare le aree che possono richiedere un focus supplementare da parte della vigilanza. Va opportunamente ricordato come gli stress test seguivano gli precedenti studi di impatto quantitativo che erano stati posti in essere nel 2012 su richiesta di Bruxelles nell’ambito della revisione della Direttiva Iorps, revisione ancora non conclusa. I fondi a prestazione definita hanno dovuto calcolare l’impatto degli scenari e uno specifico modulo ha analizzato gli effetti di una ampia varietà di shock sui futuri redditi da pensione considerando tre aderenti tipo che cominceranno a ricevere la pensione rispettivamente tra 5, 20 e 35 anni.

Per quanto riguarda lo stress test dello scenario demografico si sono dovuti verificare gli effetti di una diminuzione del 20% nei tassi di mortalità per ogni età e per ogni aderente. Con riferimento ai fondi a contribuzione definita è stata testata la resilienza della prestazione attesa su tre aderenti tipo (età residua al pensionamento pari a 30, 20 e 5 anni, contratto di lavoro a tempo indeterminato, soggetti monofamiliari) e diversi scenari avversi di mercato. Gli altri input della simulazione erano asset allocation, costi, modalità di erogazione della prestazione finale. I risultati cui giungono gli stress test sono riportati in un Rapporto dell’Eiopa che considera il comparto in forma aggregata.

Quali le principali evidenze? Partendo dai fondi pensione a prestazione definita essi mostrano una maggiore resilienza relativa in caso di un decremento permanente nei tassi di mortalità del 20% piuttosto che ad uno scenario di mercato avverso. Hanno poi maggiore sensibilità a una riduzione dei tassi di interesse e ad un aumento del tasso di inflazione nonché ad un severo calo delle quotazioni degli asset. Per quel che riguarda i fondi pensione a contribuzione definita si rimarca in maniera forte la valenza del fattore tempo nello sviluppo delle prestazioni finali. Gli aderenti più anziani hanno una maggior ricchezza pensionistica e minor tempo a disposizione per recuperare eventuali riduzioni dei valori degli asset. Gli aderenti più giovani subiscono invece in maniera più forte un prolungato basso livello dei tassi.

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