Opinione della Settimana

Previdenza e autonomi, la pensione si gonfia con la rivoluzione del 5%

Lavoratori autonomi - Contributi Imc(di Isidoro Trovato – Corriere Economia)

La svolta che interessa le casse private. Anche la quota di contributo a carico del cliente servirà per aumentare la somma accantonata

L’attesa è finita. E le Casse di previdenza private che si basano sul metodo contributivo puro tirano un sospiro di sollievo. Dai ministeri competenti è arrivato il via libera al provvedimento che consente di destinare il contributo a carico del cliente del libero professionista (fissato al 5% rispetto all’importo netto della fattura) sul montante previdenziale. Una decisione che apre le porte a una fondata possibilità di incrementare il reddito pensionistico. Obiettivo che l’ente di previdenza dei periti industriali sta perseguendo anche con la difficile decisione assunta nel 2011 di portare l’aliquota contributiva soggettiva, tramite aumenti di un punto percentuale l’anno, dal 10% del 2011 al 18% del 2019 (tra le più alte nel panorama previdenziale privato).

Per il presidente dell’Eppi Valerio Bignami è un importante passo in avanti per rendere più adeguate le pensioni: «Il sistema contributivo fino ad ora era sostenibile solo sotto un profilo “ragionieristico”: i conti tornavano, ma sembravamo condannati a offrire pensioni troppo basse. Oggi, dopo il via libera dei ministeri vigilanti, possiamo dire che il sistema sta cominciando a essere sostenibile anche sul piano dell’equità nei confronti dei nostri assistiti. Inoltre il provvedimento premia la buona gestione dell’Ente e consente un allocazione delle risorse derivanti dalla riduzione dei costi più in linea con la nostra missione».

Però, per il presidente dell’Eppi il miglioramento, per quanto significativo, non riporta il sistema pensionistico ai «fasti» del retributivo: «È indispensabile che ci rendiamo conto che dovremo lavorare sempre di più per ottenere probabilmente sempre di meno. Sistema previdenziale e welfare sono i due asset più penalizzati nelle economie occidentali. Noi faremo quanto è nelle nostre possibilità per contrastare questa tendenza e garantire il futuro dei nostri iscritti».

Nuovi equilibri

Migliorare l’adeguatezza delle pensioni, fino a ieri, dipendeva soltanto all’andamento del Pil (ed è ovvio che dopo la crisi del 2008 il meccanismo previsto dal legislatore si è rivelato un’arma spuntata), ma dal gennaio esiste questo nuovo strumento che permetterà di rimpolpare le pensioni specie per le casse che dimostreranno capacità di amministrare con oculatezza il capitale. «Il risultato ottenuto è importante solo se ci aiuterà ad avviare una riflessione più seria su come il contributivo integrativo è stato usato fino ad oggi: una sinecura per gli enti previdenziali non proprio a posto con i costi di gestione, un prelievo forzoso sulla retribuzione di un lavoro che spetterebbe in punta di diritto a chi quella ricchezza l’ha prodotta. È una riflessione che dovrebbe aiutarci a costruire soprattutto una previdenza più adeguata, che è il vero problema del contributivo: tiene sotto controllo il sistema ma non garantisce ancora una pensione che abbia un corretto rapporto con il reddito prodotto nell’arco della vita lavorativa del libero professionista».

Proposte

All’Eppi sono consapevoli che ormai non si può più far leva solo sulle aliquote contributive, ma è necessario intervenire anche sulla rivalutazione dei montanti previdenziali. Non a caso è all’esame dei ministeri vigilanti la delibera con la quale il Cda della cassa dei periti industriali ha chiesto di poter rivalutare i montanti al 31 dicembre 2012 applicando il tasso dell’1,2%, contro quello di legge di appena lo 0,16%.

Inoltre il welfare pubblico non costituisce più la grande macchina di protezione sociale, immaginata e costruita nel secolo scorso. È per questo che l’Eppi ha destinato per il 2016 più di 6 milioni euro (oltre 400 per iscritto) per sviluppare le attività di sostegno agli iscritti (uno stanziamento tra i più elevati tra le cosiddette Casse 103). «Si tratta di ripensare ad un sistema di tutele — ricorda il presidente Eppi — che accompagni l’individuo e la sua famiglia durante l’intero percorso esistenziale, assicurando coperture diverse a seconda della fase della vita che si sta attraversando, inclusa l’uscita dal mondo del lavoro. Lo stanziamento per il 2016 verrà allocato venendo incontro soprattutto alla richiesta di polizze assicurative per rischi sanitari e di sostegno economico alla famiglie».

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